Trande (LeU): Sanità, la privatizzazione avanza anche a Modena

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Liberi e Uguali Modena

Trande (LeU): Sanità, la privatizzazione avanza anche a Modena

 

La ricerca regionale fatta da Federconsumatori attraverso l’IRES-CGIL, insieme a quella locale svolta dallo SPI-CGIL, al netto dei limiti statistici di tutte le indagini di massa non pienamente rappresentative dell’universo, non ci meraviglia, e a buona verosimiglianza conferma quanto andiamo segnalando da tempo: anche la nostra sanità va verso una consistente privatizzazione.

L’aumento della spesa privata (out of pocket, assicurativa e contrattuale) ne è la certificazione. Sempre più cittadine e cittadini devono ricorrere alle proprie risorse per garantirsi visite specialistiche, cure odontoiatriche ed esami diagnostici. Nel vissuto quotidiano dei nostri corregionali e dei modenesi le liste d’attesa continuano ad essere un problema ed emergono, fatto nuovo, valutazioni sotto la sufficienza per alcuni servizi, specie nell’area nord e nella montagna. Un quadro per nulla positivo, inedito per le nostre latitudini.

Tutto ciò ha una causa unica e certa: il definanziamento del Fondo Sanitario Nazionale, che aumenta nominalmente ma che risulta del tutto insufficiente rispetto alle esigenze (invecchiamento della popolazione e costi crescenti di farmaci e tecnologie sanitarie) per garantire equità di accesso, qualità e sicurezza delle cure. Il Fondo Sanitario Nazionale, valutato rispetto al PIL, è in calo e il governo, nel DEF lo porta al 6.2% a livelli inferiori insopportabili rispetto agli altri Paesi OCSE (-30%) e sotto il livello del 6.5% ritenuto pressoché universalmente come il livello sotto il quale universalità e qualità sono fortemente a rischio.

La favola che il nostro sistema continui a reggere, e che anzi le cose vadano meglio, si mostra per quello che è: un altro capitolo dello storytelling dominante che comprende altri capitoli narrativi come quello sul lavoro, sulla scuola e sul sociale.

Rincuora e mi rende felice vedere l’apprezzamento dei cittadini per i dipendenti delle Aziende Sanitarie, nonostante siano senza contratto da molti anni, siano sempre in meno, sempre più vecchi e sempre più precari per il blocco del turn over.

Nel 2018 avremmo dovuto festeggiare il 40° anniversario del Sistema Pubblico e Universale istituito dalla  indimenticata Tina Anselmi nel 1978 e invece in tanti si adoperano, a partire dalla Lorenzin, per “”fare la festa””, imbandendo la tavola del business della salute a cui si approssimano, farmelici, privati e assicurazioni.
È ora di mobilitarsi per salvare il SSN Pubblico e Universale o il nostro più importante presidio di uguaglianza, insieme a scuola e sociale, sarà sempre più debole e residuale.

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