Tra silenzi, percezioni e poche reazioni

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Eppure c'è qualcosa che sfugge. Esiste ancora una società civile in grado di vivificare questa nostra società che appare sempre più smarrita?

Dobbiamo riconoscerlo: Siamo un popolo di persone educate. Domenica scorsa si è sperimentato un primo gire di vite: la cura contro i nemici dell’uomo che vanno allo stadio. Eppure questi, durante i minuti dedicati a ricordare il poliziotto deceduto , come se fossero dei veri eroi, da perfetti irriducibili hanno rivendicato la loro libertà di essere criminali sui campi sportivi. Hanno manifestato tutto il loro dissenso verso la persona deceduta mentre la maggioranza degli astanti elegantemente ha espresso il proprio risentimento verso costoro con applausi rivolti alla vittima. Non si sono viste manifestazioni di  orrore o di ripugnanza verso chi dimostrava platealmente che non aveva alcuna  intenzione di smettere di fare il delinquente. Non un intervento drastico per dimostrare che si voltava veramente pagina. Non si è visto nessuno che con coerenza, per esempio, decidesse di non dare inizio alla partita: con quelle premesse tutti a casa!! No, il giocattolo non si può inceppare più di tanto e dopo un attimo di smarrimento tutti hanno salutato con gioia il fischio di inizio partita.  E diciamo che vogliamo più sicurezza…

Su agorà da più di una settimana c’è un articolo del Codacons che inizia così:

“Achiropita Mascaro: con la sua morte scompare l’unico ostacolo per un gigantesco affare immobiliare…”

Le risposte e i commenti delle forze di maggioranza e minoranza che sul terreno “ sicurezza” sembrano giocarsi il tutto per tutto ,sono state uguali a quelle manifestate dalla società civile: assoluto silenzio. Eppure questa denuncia è un urlo gridato alla città …ma la Modena politica ,sociale ed economica preferisce non commentare. A questo punto manca solo una interpellanza di qualche consigliere al Sindaco di Modena e saremmo in pieno festival farsesco del macabro.

Leggiamo un pezzo che sta facendo circolare Confesercenti :”un’indagine sulla sicurezza evidenziava come a Sassuolo la percezione di insicurezza sia più alta rispetto ad altri centri”. Questo passo credo chiarisca finalmente la consistenza del problema: siamo arrivati alla “percezione di insicurezza” Qualcuno ha talmente soffiato sul fuoco che non vengono snocciolati gli ultimi dati inerenti la sicurezza violata, ma vengono evidenziati nuovi drammi : la percezione di insicurezza. Mi sembra un gioco perverso. Visto che diversi partiti moderni affondano la loro motivazione politica sui sondaggi di opinioni, a volte questi devono essere suggerite, e pilotate  per ottenere poi risposte previste e scontate. Un ritornello viene cantato, sussurrato, scandito per tutto lo stivale “qualcuno vuole allungare le mani sul tuo portafoglio”. Giustamente quale paese non si allarmerebbe.

Così siamo tutti allertati a difenderci dal borseggiatore mentre nel frattempo nuove emergenze e priorità sfondano per davvero le nostre esistenze.

Eravamo la sesta potenza industriale del mondo. Stiamo diventando il paese ammirato ed invidiato per la produzione delle sue belle scarpe, delle auto gran turismo e dell’ alta moda. Non siamo perciò il paese della chimica,  dell’elettronica, dell’industria leggera o pesante , ma siamo divenuti i produttori e creatori incontrastati, per ora, dell’effimero.

E giustamente siamo preoccupati della sicurezza del nostro portafoglio. Stiamo crescendo i nostri giovani in modo da suscitare proprio in noi stessi parecchie preoccupazioni; li stiamo amorevolmente smidollando…e l’unica reazione che abbiamo è la denuncia di queste città e paesi divenuti invivibili e insicuri.

Sarcastico il commentatore Coriolano così descriveva le nostre università popolate dai nostri giovani “ Da noi si punta all’aumento sconsiderato degli iscritti pur di sostenere un carrozzone scolastico che è il volano di se stesso, tra vecchi docenti, baronie e precariato infinito, vecchie strutture e ricerca bistrattata, il nirvana di aspiranti avvocati e filosofi che si trastullano nelle vetuste università, fuoricorso fino all’incanutimento. Braccia sottratte ad una agricoltura storpiata dall’UE, lauree brevi senza arte nè parte. Se l’India è il futuro noi siamo la decadenza dell’Impero di Romano.”

Reazioni, rettifiche nessuna, troppo prese a difendere il nostro portafoglio a cui qualcuno vorrebbe mettere le mani.

Stiamo parlando di cose essenziali , ma ho la sensazione che i primi artefici della nostra vita “insicura” siamo noi con i nostri valori e disvalori, certezze e contraddizioni, con i nostri silenzi, omissis e far finta di non capire.

C’è qualcuno che si lascia convincere che è il colore della tessera del partito di chi ci governa che rende come per incanto un paese ordinato e sicuro con meno tasse per tutti. Nel frattempo nuovi paesi per noi simboli del “terzo mondo” ci stanno spingendo dai primi posti verso le retrovie. Quello che ancora non è chiaro è capire se questa vocazione suicida si è impadronita della maggioranza del popolo italiano o se ancora ci sono spazi di recupero tra le pieghe della nostra società.

Nutro una speranza: ho l’impressione che molti lettori di  Bice sentano questo disagio, ma non credono o non ritengono opportuno uscire allo scoperto con il farsi carico del problema comune che ci attanaglia.

Mi auguro che la mia non resti  solo una speranza, perché questo suicidio non verrebbe in
modo dolce mediante  eutanasia

 

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