Tolleranza zero

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Chiedere strade sicure, controlli su sbandati e perditempo, fermezza contro gli spacciatori, repressione  verso le violenze e le rapine restituire paesi e città agli abitanti, è questione di democrazia. Perchè la democrazia ha il dovere di difendere i cittadini, quindi se stessa

Tolleranza zero non significa intolleranza verso le sacche di disagio sociale. Questa premessa per sgombrare il campo da polemiche che fanno parte di certa demagogia ancora viva a sinistra. Il pugno di ferro contro la criminalità è l’unica strada per restituire sicurezza alle nostre città. Sull’emergenza sicurezza si alzano steccati che hanno poco a che fare con il realismo e tanto con l’opposizione ideologica. Il “bene sicurezza”, è un investimento politico-culturale e non solo una questione di ordine pubblico. L’immigrazione ha aumentato a dismisura la percezione di insicurezza dei cittadini, in certi quartieri a rischio costretti ad un coprifuoco volontario. Il fenomeno è stato sottovalutato. Colpevole il buonismo nei riguardi della criminalità d’importazione che vive su tossicidipendenza e prostituzione. Sottovalutazione che ha avuto il solo effetto di ingessare le istituzioni nell’immobilismo e condannare i cittadini a un crescente senso di insicurezza e abbandono. Sentimento pericoloso, perchè, come scriveva anni fa Giuseppe D’Avanzo sul Corriere della sera, ” nel varco che si crea tra società e istituzioni possono nascere muffe maligne. Dalla frattura della reciproca fiducia che è fondamento dell’ordinato vivere civile, alla tentazione di farsi giustizia da se”. Conseguenze possibili se lo Stato abdica al suo ruolo di garante della sicurezza del cittadino. E’ una questione di democrazia, non di autoritarismo

 

Dietro le giustissime richieste della gente non c’è razzismo, come vorrebbe far passare la sinistra, bensi il legittimo desiderio di sconfiggere le malepiante e allontanare chi delinque. Se spostiamo il ragionamento su un piano più culturale, è strumentale “ovattare” le paure dell’opinione pubblica, dietro l’etichetta del pregiudizio. Chiedere strade sicure, controlli su sbandati e perditempo, fermezza contro gli spacciatori, repressione dura verso le violenze e le rapine in appartamento, restituire paesi e città agli abitanti, non è avversione per il diverso. E’ questione di democrazia. Perchè la democrazia ha il dovere di difendere i cittadini, e quindi se stessa, ma nel farlo deve attivare quel senso di corresponsabilità che renda tutti compartecipi del bene comune, che è appunto la sicurezza. La criminalità è una emergenza e come tale va affrontata in un contesto generale in cui il 90% dei reati giacciono nelle statistiche del “contro ignoti”. Pertanto la risposta dello Stato deve essere forte ed univoca. Come?

Con il pieno controllo del territorio da parte di polizia, carabinieri ed esercito.

Con il ribaltamento della “cultura del garantismo”, privilegiando la tutela deicittadini, con certezza della pena ed eliminando subito il reato di “eccesso di legittima difesa”.

Con una campagna d’informazione che coinvolga scuola e famiglie per una nuova educazione civica.

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