Toglietevi il vostro ultimo sassolino dalla scarpa

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18/12/2007

Vale ancora la possibilità di togliersi un sassolino?

 

Spero di sì… spero che prosegua anche per questo numero di Bice la concessione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

Bella questa espressione,  è così…deliziosamente démodée, e il mio vuole essere un complimento. Dico questo perché talvolta sfugge l’essenza, il significato dei termini che si leggono, se ci si ferma all’apparenza.

Credo che con i rispettivi sassolini di ciascuno di noi  si costruirebbero meravigliosi muretti a secco, quelli che, soprattutto  in Irlanda, in Sardegna, nella Francia meridionale, etc, vengono  abilmente e armoniosamente eretti, a dividere le proprietà o delimitare le strade, da umili  contadini…diventando parte del paesaggio e sua caratteristica tipica.

Entrare in un ufficio postale, tappa obbligata di questi tempi, consente di ritrovarsi con numerosi sassolini alcuni assai ingombranti,  altri piccoli…

Un sassolino è costituito dall’onnipresente furbo che, in una  fila senza biglietto con il numero progressivo, riesce in qualche modo a guadagnare un miserabile posto…muovendosi di soppiatto, mentre l’ignaro che lo precede è distratto o, più semplicemente, non si abbassa a fare una discussione per una simile piccolezza.

Ci sono però sassolini assai più consistenti, e più fastidiosi.

Uno di questi è rappresentato per me  dall’impiegato di uno degli Uffici Postali che, raramente, e solo per ritirare qualche raccomandata o un pacco inesitato, o spedirne qualche altro, mi capita di frequentare.

Qualcuno dovrebbe avvertirlo: non va più di moda l’impiegato postale becero, villanzone e bradicardico…Ora è decisamente trendy il postale  tecnocrate, preparato e cortese, o almeno abile  nel dissimulare  e dominare noia e frustrazioni eventuali, in modo da non far sentire a disagio l’utenza, duramente provata non solo dalle periodiche emorragie di denaro cui è soggetta, per bollette e quant’altro… ma anche, e forse più ancora, dalle estenuanti attese.

Attese di ore talvolta, davanti a quattro o cinque lucenti sportelli cromati, di cui solo uno, o due sono funzionanti… mentre, come pallide larve, ogni tanto compaiono, sarebbe meglio dire si materializzano, dalle buie profondità dell’ufficio, altri impiegati e impiegate, che sogguardano fuggevolmente il popolo speranzoso dei contribuenti, dei pensionati, degli automobilisti…Popolo che a sua volta spera di cogliere in quegli occhi opachi uno scintillio, un segno della prossima apertura di un altro sportello…

Nulla.

Essi,  maschio o femmina, si comportano allo stesso modo di ogni  immateriale proiezione astrale… Non parlano, non  si sognano neppure di aprire  un altro sportello e scivolano via, dileguandosi.

Fino alla prossima apparizione.

Certo , ci sono registrazioni e lavori d’ufficio che si svolgono “dietro le quinte”, lavori altrettanto necessari e impegnativi dei compiti di uno sportellista, ma, almeno, che non si facciano vedere, che non illudano gli utenti in attesa, ansiosi di  mettersi in fila ad  un altro sportello, riuscendo a recuperare un po’ di tempo, prezioso per tutti.

E poi la  maleducazione, che  ferisce e umilia, anche quando non ci tocca direttamente… sentire il bradicardico di cui sopra, ad esempio apostrofare con il tu qualsiasi extracomunitario, o vecchietta, è sgradevole oltre che ingiusto.

Non solo: non sempre l’utente allo sportello è addentro ai misteri postali, ed è , io credo, lecito e comprensibile che non sappia che un pacco contrassegno, con giacenza anche di un solo giorno, sarà gravato di sovrattassa di 1  €uro e 50 centesimi al giorno, c
ome è comprensibile che non tutti sappiano che, per ritirare una qualsiasi sciocchezza raccomandata non sia più sufficiente la sola delega vergata interamente di suo pugno dal destinatario delegante… ma sia necessario esibire anche il suo documento o una fotocopia chiarissima dello stesso.

Sono tutte cose giuste, sacrosante, sono tutte cose che hanno lo scopo di rendere sicuro, legale e preciso ogni ritiro, ogni spedizione, ogni pagamento.

Ma, se l’ignoranza della Legge non è ammessa, non è ammesso neppure il tono inutilmente sferzante usato per comunicare le disposizioni e le normative predette.

Non è facile lavorare, per nessuno, e spesso questi sono lavori che danno poca, o nessuna soddisfazione personale. Se non è sufficiente, per qualcuno, come motivazione e incentivo a resistere, lo stipendio comunque rispettabile che percepisce, se non trae, dal maneggiare raccomandate, buoni fruttiferi e bollettini, alcuna soddisfazione… se sente di essere chiamato a più alti destini… Ecco, non  gli rimane che andarsene, per realizzare i  sogni e le  aspirazioni.

In attesa di ciò, credo sia utile e  indispensabile  che si comporti come se nella vita non avesse desiderato  altro che pagare pensioni, emettere buoni postali, spedire raccomandate, vendere francobolli, far pagare bollettini di ogni tipo.

Uno degli spettacoli più gradevoli a cui sia dato assistere è vedere una persona che fa bene il proprio lavoro, con precisione, competenza e, se possibile, con un sorriso. Proprio perché sorridere è difficile e talvolta quasi impossibile, riuscire a farlo, con gentilezza e garbo, all’interlocutore di là dal vetro, sarà ancora più meritevole e gradito.

Maria

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13/12/2007 ore 12,50

 

Lo stato sociale all’italiana.

In questi giorni prefestivi in cui gli italiani sono più attivi del solito a fare compere e regali vari grazie sia allo spirito natalizio che al ricevimento della tredicesima, rischiamo tutti di essere obbligati a fare economie per mancanza di merci e prodotti da acquistare. Perchè questo pare possa essere uno dei risultati dello sciopero degli autotrasportatori che, bontà loro, hanno deciso di fermarsi proprio a metà Dicembre, ben sapendo che così avrebbero causato più danni possibili. Vero sadismo di categoria. Passi questo. Passi anche il fatto che oltre a fermare gli automezzi, li hanno lasciati nel bel mezzo delle corsie di traffico, riducendo così, o addirittura bloccando le maggiori vie di comunicazione, in spregio delle leggi che vietano farlo, e facendo i forti con un governo debole.

Il bello, anzi il bellissimo lo abbiamo appreso oggi, ascoltando le dichiarazioni di un sindacalista che così ci spiega:

“” Siccome – ci dice il sindacalista – è aumentato il costo del combustibile, e siccome non riusciamo ad aumentare le nostre entrate perchè le tariffe sono ferme, vogliamo che lo stato ci faccia uno sconto sul gasolio e una riduzione delle tasse “”.

Un monumento di logica che deve essere attentamente studiato ed imparato a memoria perchè tutti i lavoratori dipendenti e pensionati d’Italia possono recitare la stessa cosa:

“” Siccome è aumentato il costo del ‘pieno’, del pane, del metano, dell’elettricità e dell’acqua, e siccome non riusciamo ad avere un aumento dello stipendio, o della pensione, per compensare questi aumenti vogliamo che lo stato ci riduca il costo del ‘pieno’, del pane, del metano, dell’elettricità e dell’acqua. E faremo tutti sciopero, bloccando le strade con le nostre automobili “”.

Detto questo, immagino che la proposta possa trovare, qui da noi, terreno fertile visto che nessuno si è scandalizzato di questa perversa logica corporativa.

Ho un solo dubbio: questi beni non sono aumentati anche in tutto il resto d’ Europa?

E perchè solo da noi si fanno questi dannosi scioperi e queste ridicole richieste?

Perchè così si ottengono risultati. Come i tassisti romani, bloccando il Campidoglio, hanno ottenuto un bell’aumento delle loro tariffe del 18%, i camionisti, bloccando le autostrade hanno ottenuto trenta milioni di euro che saranno pagati loro nel 2007 come sconto sulle tariffe autostradali, e una normativa che, contro lo spirito della concorrenza, quindi violando la normativa, esattamente come fanno da sempre gli ordini professionali, fisserà tariffe minime, come fanno anche i barbieri. Poco importa che sia illegale che un monopolio fissi per iscritto dei minimi tariffari, poco importa che sia illegale bloccare l’accesso ad autostrade e ad uffici pubblici. Le istituzioni tutte fanno finta di non vedere, e chi poi alla fine ci rimette è il consumatore. Ma chissenefrega del consumatore, recita in coro la CASTA. Basta che

ci votano!

da

Dulcis in fundo

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* 14/12/2007 ore10,10

La sindrome del “fraticello”

 

Parallelamente alla crisi delle vocazioni sacerdotali, ai giovani parroci che vogliono metter su famiglia, ai preti “”disubbidienti”” che frequentano centri sociali e manifestazioni antimperialiste, si assiste ad un ulterore fenomeno di eccessivo buonismo che colpisce sempre più frequentemente i religiosi: la definirei la “”sindrome del fraticello d’Assisi””.

Le cronache ci riportano numerosi casi di sacerdoti che sotto l’influenza della sindrome cedono somme ingenti di danaro ad abili truffatori e teatranti, perlopiù meridionali con l’arte della sceneggiata nel sangue. Ma ricordo che un tempo i parroci si davano da fare per ristrutturare, con le offerte dei fedeli, le chiese e le canoniche e a sostenere, insieme alle suore, gli asili e i doposcuola, aiuti preziosi per le famiglie di lavoratori con prole.

Adesso, mentre i parrocchiani stentano ad arrivare a fine mese con le derrate alimentari, questi illuminati dal poverello di Assisi scuciono fino a 70mila euro per volta al primo che gli racconta una favoletta pietosa. Non c’è più religione o non c’è più “”usta””?. Sembra che i soldi non abbiano più né un proprietario né un destinatario: saranno lo sterco del diavolo! Non ci credete?

Guardate come si comportano le banche: basta che un coraggioso entri con il piglio giusto, le mani in tasca e chieda ad alta voce il denaro della cassa che gli impiegati glielo consegnano senza fare storie.

Non servono più le armi, né il famoso cutter puntato alla gola dei clienti, adesso basta chiedere con tono minaccioso: tra breve basterà consegnare al cassiere un biglietto con le istruzioni, evitando anche il disagio alla clientela, tanto non è mica roba sua… 

 

Quindi basta allarmismi sulla miseria e sulle catastrofi familiari: se avete fame andate alla Caritas, se volete denaro andate nelle banche e vi sarà dato. Chi paga direte voi? Ma Pantalone, ovvio.

 

da Romolo

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Udite , Udite

 

Oggi venerdì 14 dicembre, alle ore 18.00 l’ On. Berlusconi sarà a Bologna in piazza Galvani, dietro alla basilica di San Petronio, di fronte al bar Zanarini. E’ stato invitato dal coordinatore regionale di F.I. sen. Bettamio e da quello cittadino Francesco Osti: si fermerà presso il gazebo per raccogliere adesioni al Popolo della Libertà.

Da piazza San Babila a piazza Galvani, una piazzetta angusta per un simile evento, ma questo è quello che i compagni bolognesi hanno destinato al cavaliere.

Al populista Grillo Piazza Maggiore, al leader del Popolo della Libertà la piazzetta nel retro di San Petronio, sui tavolini del bar: la bar condicio bolognese.

Massimo Guerrini, Bologna 

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14/12/2007

Gentili Signori,

 

È Desolante leggere sul New York Times come ci vede il mondo: vecchi, depressi e sconsolati.

Il 70% degli italiani tra i 20 e i 30 anni vive a casa dei genitori, condannato a una adolescenza sempre più lunga e poco produttiva. Molti dei più brillanti, come i più poveri un secolo fa, lasciano l’Italia.

E come potrebbe essere altrimenti. L’Italia è un paese guidato da una gerontocrazia monosesso, autoreferenziale, pronta ad occupare ogni spazio, ad ogni livello senza meriti e progettualità.

Occorre essere ultrasettantenni per aspirare alla carica di Presidente del Consiglio e ultraottantenni per diven
tare Presidente della Repubblica.

Una intera generazione di venti – quarantenni, capace ma precaria, senza prospetive di pensione,  fatica a vedere premiati i propri sforzi, in qualsiasi campo.

Ha ragione il consigliere Michele Barcaiuolo a protestare quando vede il Sindaco di Modena accaparrarsi la carica di Professore Universitario!

 

Fa rabbia vedere un politico di lungo corso, che sarà candidato sindaco per la seconda volta, occupare un posto che avrebbe dovuto andare ad uno dei giovani ricercatori precari, meritevoli, votati alla carriera accademica e non a quella politica, motivati ad insegnare e contribuire alla crescita culturale dell’Italia.

 

Invece con ogni probabilità avremo un cervello emigrato in più.

Se il Sindaco Pighi riflettesse s u ciò si dimetterebbe da professore e lascierebbe a qualche giovane meritevole questa opportunità.

 

Nino d’Eugenio  Amici di Grillo Modena

 

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