“Time in jazz”

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Quando la musica è arte-cultura, passione ed impegno, è comunicazione, nel tempo e nello spazio. E’ un libro che “dà voce a tutte le persone che hanno fatto e fanno il “Festival jazz di Berchidda”.  

Servizio fotografico  di Corrado CORRADI


L’impegno, con l’entusiasmo-passione, la musica e anche  la professionalità hanno creato quel fenomeno unico in Italia (e forse nel mondo) che è  “Time in jazz”, che è nato e si è sviluppato in un piccolo centro della Sardegna, Berchidda,  in provincia di Sassari, paese natale del bravissimo e instancabile jazzista Paolo Fresu, che, confessa “” attraverso il jazz ho avuto modo di viaggiare ancora prima di avere visto il mondo, ma oggi posso dire di avere scoperto un mondo più vasto grazie alla Sardegna, che rappresenta il mondo nel suo rapporto tra micro e macro, tra memoria e contemporaneità, in quanto luogo dai confini precisi e rigorosi. C’è un’isola e c’è un mare attorno che la cinge con un abbraccio che è caldo. Abbraccio che può anche stritolare. Quando nel 1998 scrissi il testo introduttivo per “Time in jazz”, il cui tema era “Gli otto continenti” erano già passati dieci anni dalla nascita del “Festival Internazionale” e quella tematica offriva lo spunto per affrontare come divertissement  il tema dell’insularità, accanto a quello della circolarità continentale. Noi sardi, scrivevo, siamo esperti nelle silhouette dei luoghi. Come se fossimo dei cartografi delle coste, ma facciamo molta fatica a mappare ciò che si sviluppa dietro la linea della costa, che sia il corso di un fiume o l’esatta posizione di una città. E’ colpa del mare, che ci confonde, plasma e tempra..” Così  , nel 1988, per volere e l’impegno “di un piccolo gruppo di persone che, trent’anni fa, hanno creduto nell’impossibile che diviene possibile: che potesse, cioè, nascere un festival di jazz in un piccolo paese del Logoduro, di sole tremila anime, lontanissimo dalle centralità culturali dell’Italia e del vasto mondo. Un luogo che, dunque, non aveva nessun rapporto con una musica che veniva da oltreoceano se non per il fatto che a Berchidda c’è un’antica banda musicale e ci sono io, che masticavo il jazz ormai da una decina d’anni, imbevuto dai miti americani. I nomi erano quelli di Miles Davis, Chet Baker, John Coltrane, Charlie Parker, Billie Holiday….”Time in jazz” fu il titolo scelto. Non sapeva di nulla e in inglese era solamente un’accozzaglia di parole, ma funzionava visivamente e suonava bene…”Time in jazz”  sarebbe così diventato il mio strumento comunicativo oltre alla tromba e al filicorno… il jazz piaceva a pochi “  ma “un pastore di Berchidda faceva sentire alle proprie mucche il jazz perché si era reso conto che davano più latte”  Via via negli anni “Time in jazz”  è diventato un  esempio di integrazione e comunicazione fra le genti, le fedi e le razze”, perché “Time in jazz sa di tutto…  sa di trance nella sua follia collettiva, da di pecore munte al suono de sas cadinas,  e questo suono sa, a sua volta, di digitale tra passato e presente. Sa di padelle appese scenograficamente sul palco e di motocarri assurti al ruolo di oggetti d’arte moderna . Time in jazz  sa di persone. Di fuochi  e di bande, di fanfare e combo , di soli vertiginosi e di orchestre da camera. Sa di poeti  improvvisatori e di rime in limba. Di percussioni e di bicchieri che risuonano e brillano sollecitati dalla luce del sole appena nato. Sa di amici che non ci sono più e di nuovi arrivi. Sa di incontri e di scontri. Di fidanzamenti e di dispedidas. …Di cibo e di vino. Di dolci. … Sa di musica, “Time in jazz”… Ma sa soprattutto di vento. … E’ il suono dei venti.  Non solo il maestrale… ma di quel soffio vitale che anima i luoghi e che trasporta la musica, richiamando il pubblico che si trasforma nel pellegrino contemporaneo” . Oggi, dopo trent’anni di vita e attività il Festival “Time in jazz”  è conosciuto e (molto) stimato a livello internazionale e porta nel piccolo paese di Berchidda, in Sardegna, migliaia  (mediamente 35 mila) di appassionati di jazz ( e non solo), ogni anno, nel mese di agosto (dal 1988 , infatti, si svolge per tre-quattro giorni di metà agosto) . Migliaia di “viaggiatori”  che amano la musica (soprattutto jazz) e vogliono vivere una esperienza di vita unica, irripetibile. E la vivono a Berchidda e nei centri vicini, partecipando ai raffinatissimi ed entusiasmanti concerti  (tenuti dai migliori jazzisti del mondo) , che si svolgono in luoghi  magici, di interesse culturale o naturalistico (anche nei boschi e sulle spiagge di 20 comuni  del nord della Sardegna) e sono accompagnati-arricchiti da mostre d’arte e di arti visive (a cura di Giannella Demuro e Antonello Fresu),  dal cinema ( a cura di Gian Franco Cabiddu) ed altre arti (danza, teatro e letteratura) . Il musicista-jazzista (bassista e contrabbassista ma anche docente di musica jazz al “Conservatorio di Perugia” e direttore, dal 1986, dei seminari della “Umbria Jazz Clinics”) Giovanni Tommaso (che è stato uno dei primi musicisti a credere nel “Time in jazz”  , regalando indimenticabili concerti) , così ha commentato il successo della manifestazione ideata e voluta da Paolo Fresu: “ Sopravvivere 30 anni con un jazz festival non è poca cosa, bisogna essere bravi, fortunati, e avere qualche santo protettore in paradiso” 

Oggi, dopo trent’anni di vita e successi il Festival “Time in jazz”  trova una raffinata e coloratissima coronazione-perpetuazione in un  multicolore e frizzante-allegro volume  della modenese “Franco Cosimo Panini Editore” . Libro da leggere (belli, poetici ed esaustivi i testi da Paolo Fresu)  sfogliare ed ammirare (è un’opera d’arte e di alto  artigianato, che ci ricorda le grandi tradizioni del nostro Paese, che ha in “artisti” come il parmense Giovan Battista  Bodoni e il veneziano Aldo Manuzio i propri maestri). E’ vivacemente arricchito da centinaia di immagini (  550 foto selezionate su oltre 70.000 immagini. Molte di queste sono opera di “fotografi di eccezionale bravura, sensibilità e passione”) :   fotografie che documentano i primi trent’anni di vita del Festival organizzato da Paolo Fresu  e dai volontari (centinaia e non solo provenienti dalla Sardegna) dell’”associazione “Time in jazz”  presieduta (dalla nascita, nel 1998) da Paolo Fresu. La  sezione  finale del volume è una vera e propria galleria d’arte e contiene i trenta manifesti delle rispettive edizioni del Festival stesso. Naturalmente la responsabile editoriale della “Franco Cosimo Panini”, Antonella Vincenzi, ha completato la “galleria d’arte” con annotazioni sulle diverse edizioni, dalla prima dei giorni 12.13 e 14 settembre 1988 alla trentesima (dall’8 al 16 agosto del 2017) . Il volume si conclude con un’altra giusta, corretta annotazione :” Questa pubblicazione nasce dalla magia degli incontri che sono parte di “Time in jazz” ….  Un primo testo di Paolo Fresu, sguardi, idee ed entusiasmi intorno a un tavolo , negli uffici della casa editrice “Franco Cosimo Panini” .  Questo splendido, documentatissimo  , vivace-multicolorato volume è stato presentato, domenica 26 novembre 2017 (dalle ore 17,30 alle 19,15) al “Forum Monzani” di Modena per il fortunato ciclo di incontri con l’autore ideato-voluto e organizzato dalla “BPER Banca”. La presentazione ha visto una apprezzatissima e applauditissima esibizione di Paolo Fresu (tromba” ) accompagnato dal  bandonèon di Daniele di Bonave
ntura .  Paolo Fesu è considerato il più importante  esponente del jazz italiano. Ha suonato in tutti i continenti e con i musicisti più prestigiosi della musica afroamericana degli ultimi trent’anni.  La sua musica è ampia, con oltre 350 dischi di cui più di 80 a proprio nome o in leadership.  Come sottolinea la sua scheda personale “Curiosità e sensibilità lo hanno  spinto a portare la musica jazz oltre i suoi territori tradizionali, lavorando con progetti “misti” di jazz, world music , musica contemporanea, etnica leggera, musica antica” Come  viene sottolineato anche nel volume appena pubblicato dalla “Franco Cosimo Panini Editore”, “ è rimasto sempre molto legato alla Sardegna e al suo paese, Berchidda, dove ha dato vita (30 anni fa) al Festival “Time in jazz”  , che rivive nel bellissimo volume . Daniele Di Bonaventura è un apprezzato compositore, arrangiatore, pianista e superbo “dandoneonista”  (strumento che prende il nome dal suo inventore-creatore , il tedesco Heinrich Band.  È un tipo di fisarmonica che ha avuto molto successo in tutto il mondo, specialmente in Argentina, Uruguay e Lituania  )  Daniele Di Bonaventura , marchigiano,  pur avendo una formazione musicale di estrazione classica (iniziata a soli 8 anni, con lo studio del pianoforte , del violoncello, della composizione e della direzione d’orchestra) ,  ha un forte interesse per la musica improvvisata.                                                              

Domenica 26 novembre 2017, con la presentazione-promozione del volume “Time in jazz” i moltissimi presenti (oltre 900)  a “Forum Monzani” di Modena, hanno assistito  ad una delle più emozionanti e belle manifestazioni organizzate dalla “BPER Banca”. La prima parte, ha visto il bravo, convincente , entusiasta e simpatico musicista Paolo Fresu  dialogare con l’acuto giornalista de “Il Sole-24 Ore”  (anche lui sardo) Stefano Salis e raccontare come è nato il “festoso, colorato, vestito a festa” libro “Time in life”, che celebra la storia di un grande successo, i trenta anni della incredibile rassegna di musica jazz, che si svolge a Berchidda e che ha confermato che, se e quando si fa buona cultura , questa rende in immagine, nella e per la promozione del turismo  verso un territorio e rende anche economicamente. Dati alla mano, Paolo Fresu (che ha ricordato che nelle prime edizioni, di 30 anni fa, hanno fatto miracoli, con budget non superiori ai sei milioni di lire, cioè circa tremila euro di oggi), ha dimostrato che ogni euro investito ne ha resi e ne rende 15 ( cioè , investendo, oggi, 500 mila euro, il territorio ha un indotto di oltre sette milioni di euro)  Inoltre,         Fresu ha sostenuto  che questo nuovo libro “dà voce  a tutte le persone che hanno fatto questo festival” , concorrendo a rendere famosa Berchidda nel mondo.                                                

La seconda parte dell’incontro di domenica 26 novembre 2017, ha conquistato, emozionato (fino alle lacrime di commozione) moltissimi presenti con il suggestivo , bellissimo concerto di musica jazz di Paolo Fresu (tromba) e Daniele Di Bonaventura (pianista-bandoneista) . Hanno divertito, conquistato, emozionato tutti i presenti con l’esecuzione di cinque brani del loro repertorio, concludendo con un bis incentrato su una rivisitazione , un arrangiamento di Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura di tre “Canti di Natale” della Novena in Sardegna  , composti da” un grande protagonista (sono parole di Fresu) della musica e della fede delle tradizioni sarde,  don Pietro Casu, che è stato, per oltre 30 anni, Parroco di Berchidda. E’ stato un grande musicista, ma anche un raffinato linguista (tra l’altro, ha curato un vocabolario della lingua sarda), un sensibile poeta e un eccezionale comunicatore: le sue prediche, per 30 anni, hanno conquistato-coinvolto le genti di Sardegna. Ancora oggi, la raccolta delle sue prediche –ha sottolineato Paolo Fresu- “Pregas” , trova sempre nuovi lettori”. Ripeto e  sottolineo : è stato uno dei più belli, emozionanti incontri culturali dei 150 (dal 2010, 18-20 incontri, ogni anno) del “Forum Monzani” . Magia e potere della musica, se e quando è accompagnata dalla professionalità unita alla passione dei musicisti.  Dal momento che (come ricorda Borges) l’uomo è fatto in gran parte della sua memoria.  Il concerto jazz di domenica 26 novembre, mi ha riportato indietro nel tempo di quasi 60 anni: nel 1958 (eletto all’Università di Modena –con il 65% dei voti- anziché fare il Segretario  Generale dell’O.R.U.M. ,Organismo Rappresentativo  dell’Università di Modena, preferii fare il “Ministro per la Cultura” dell’O.R.U.M. e responsabile C.U.T. –Centro Universitario Teatrale- e dei C.U.C. –Centro Universitario Cinematografico-  dell’UNURI – che era la Associazione degli  Organismi rappresentativi  di tutte le Università italiane) , ho avuto la bella idea di organizzare e promuovere a Modena, il primo “Festival universitario jazz”  presso il “Teatro Comunale” di Modena. Erano gli anni in cui a Modena , il jazz furoreggiava con la “New Emily Jazz Band” capitanata dall’allora avvocato Romolo Grande( loro momento di “massima gloria” : avere accompagnato Louis Armstrong , nella trasmissione RAI “Il Musichiere” ). Purtroppo, avevo peccato di eccessivo ottimismo: ai  sei concerti jazz (accompagnati-supportati da un “belllissimo” numero speciale “notiziario jazz” a cura dell’O.R.U.M. , con una copertina ideata e realizzata dal pittore Mario Molinari) le presenze medie sono state di soli 17  spettatori paganti (in un teatro con 1300 posti disponibili)  . Bellissima idea, ma “un bagno di sangue” da un punto di vista economico. Non volendo “caricare” tutte le spese sull’Università  di Modena né sull’O.R.U.M. , ho  impiegato due anni per pagare i “debiti” (l’Albergo “Roma” di Via Farini e i rimborsi spese ai musicisti -alcuni provenienti dall’Olanda e dalla Gran Bretagna- e ai loro accompagnatori) Per fortuna che l’allora Presidente della Commissione Teatrale di Modena, Rubes Triva  (Assessore alla Cultura poi uno dei migliori Sindaci di Modena) , si caricò  di alcune spese (come Teatro Comunale , con le “lamentele” dell’allora Economo del Teatro Ugo Molinari) . Fu allora che, aderendo ad un invito-proposta di Rubes Triva, ho cominciato a lavorare per il Comune di Modena, con diversi incarichi ( in contemporanea, Ufficio Stampa del Teatro Comunale , Segretario del Liceo Musicale “Orazio Vecchi”, curatore e promotore delle mostre d’arte e degli incontri culturali presso l’allora “Sala Comunale di Cultura” di Viale Tassoni,  ideatore e organizzatore del primo “Festival del Libro economico” e Segretario –oggi si direbbe “Assistente”- dell’allora Assessore alla Cultura Rubes Triva) . Per tre anni, ho coniugato il lavoro (di giorno) con lo studio (di notte) e con i diversi incarichi-impegni universitari (tra cui la presidenza della prima “Cooperativa Libraria Universitaria” in Italia, incarico di volontariato che ho ricoperto per 23 anni).

Così (per pagare i debiti di un Festival universitario jazz) ho cominciato a lavorare anzitempo, trovandomi sempre bene, nelle diverse attività svolte a Modena, Milano (24 anni) e Roma (3 anni) . 

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