Tempi duri per i troppo buoni

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A mio avviso,  distruggere i barconi, vuoti, equivale a sequestrare il piede di porco ad un ladro, a sottrarre la mannaia ad un assassino... Queste distruzioni impedirebbero altre vittime  e sconfiggerebbero i trafficanti di esseri umani, da una parte e dall'altra del Mediterraneo

Confesso di aver sempre avuto molta  difficoltà, nel comprendere il comportamento del Presidente del Consiglio… ma, in particolare, l’aria trionfante  di chi “”torna vincitor”” da lui ostentata al rientro da Bruxelles,  dopo il consiglio UE del 23 aprile scorso, mi lascia decisamente perplessa. Secondo il premier Matteo Renzi l’Europa “”ha fatto un grande passo avanti”” e il vertice “” è stato un grande successo””.

In che cosa consista, questo successo,  non lo so, dato che i  costi, per la nostra povera nazione spremuta e dissanguata, sono destinati a salire e le risorse da impiegare, in uomini e mezzi,  nell’operazione Triton, saranno sempre maggiori…  Su tutto, a rendere grottesca, per non dire di peggio, la sua soddisfazione, c’è il diniego degli altri Paesi  ad accogliere i migranti salvati… che resteranno all’Italia. Nel suo  ineffabile stile, che gli fa dire cose terrificanti con noncuranza,  Renzi ha pensato bene di profferire questa frase, destinata a rimanere negli annali:

“”Non si può obbligare alcun paese ad accogliere dei migranti, questo può essere fatto solo su base volontaria”” . In pratica, ce li dobbiamo tenere noi, costretti “”ad essere buoni””, come altre  nazioni non sono.

Non ho i mezzi per difendermi in tribunale, pertanto non commento una frase simile, detta da uno che dovrebbe essere uno statista.  Mi limito a restare agghiacciata, da tanta insipienza.

Ma, chissà perchè, mi sono venute alla mente le parole di Stanley Kubrick che, commentando una delle sue opere più famose, “Arancia Meccanica”, diceva: “È un film che ci mette davanti alla malvagità di uno Stato che costringe i suoi cittadini ad essere buoni”. Noi, senza nemmeno bisogno di un esperimento di riprogrammazione della mentalità, il famigerato “” programma Ludwig””  del film, peraltro fallito, siamo costretti, nostro malgrado, ad una artificiosa, costretta, imposta  forma di bontà, fasulla, di facciata, che ci distruggerà.
Non riusciamo nemmeno a  far valere il diritto di ogni nazione a difendere i propri confini.

Nessuno mette in dubbio l’esigenza etica di salvare  vite  umane, chi è in difficoltà; è talmente ovvio da essere inutile, dire che chi sta annegando, va salvato. Salvato…certo, non accolto, sempre, a tempo indeterminato e mantenuto a vita. E’ il problema del “”dopo salvataggio””  a rimanere, ahimè, insoluto, in tutti questi consigli, dibattiti e riunioni!

Quando poi, sempre lo stesso Premier, sulla strage di migranti, dice : “”Sui barconi non solo famiglie innocenti””, (ma anche terroristi  e delinquenti di ogni specie) e non si sia arrivati ad alcuna decisione su distruggere i barconi, fa capire quanto lui sia confuso e quanto lontana la soluzione del problema.  Preciso che si parla di barconi VUOTI, ribadisco, VUOTI, distrutti  prima che partano con il loro triste carico, di disperati, di potenziali vittime, di  molto probabili delinquenti.

A mio avviso,  distruggere i barconi, ripeto, VUOTI,   equivale a sequestrare il piede di porco ad un ladro, a sottrarre la mannaia ad un assassino… Queste distruzioni impedirebbero altre vittime  e sconfiggerebbero i trafficanti di esseri umani, da una parte e dall’altra del Mediterraneo.  Non riesco a capire chi si oppone a questo… che si chiami anche Ban Ki Moon.

 

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Vi presento brevemente il numero on line da oggi. Vi ricordo che i titoli, per vostra comodità, sono link diretti agli articoli, in modo da rendere più agevole e veloce sfogliare Bice, anche a chi non ha molto tempo a disposizione.

Sbarchi: alla radice del problema di Paolo Danieli

Un sottile senso di colpa è stato insinuato nelle coscienze degli italiani, tanto da addormentare l’innato istinto alla difesa del territorio e quel sano egoismo che da secoli guida i popoli all’auto-conservazione. E così abbiamo assistito impotenti all’invasione.

Quello che si dice…         di Massimo Nardi

…come lo si dice e quello che non si dice. Fare informazione seria, e’ difficile.Per una settimana mi sono guardato, nel limite delle mie umane possibilità, tanti talk show in cui si confrontavano pareri e teorie diverse su come risolvere la questione. 

Occupazione: fra Governo e Sindacati la guerra delle cifre 

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Jobs Act: saldo attivo marzo, + 92.000 contratti. La notizia è data con  soddisfazione dal Ministero del Lavoro. Desta sconcerto il commento della Camusso: “”Dati da ufficio propaganda””. A chi è legittimo credere?

Questo il tema per  Opinioni a confronto di questa settimana, con la valutazione profondamente differente delle  notizie sui nuovi contratti di lavoro

La sostenibile leggerezza del malessere: Mia madre      

di Francesco Saverio Marzaduri

Un  lavoro dichiaratamente “asettico,” in cui gli attimi dolorosi della vita – coi quali prima o poi occorre scontrarsi, volenti o nolenti – sono rappresentati senza alcuna spavalderia, ma con una dimissione parallela a quella di una qualunque esistenza.

Venticinque Aprile       di          Alex Scardina

Uno scritto dal quale traspare l’amarezza per questo  giorno che purtroppo  sembra sia sempre occasione per dividere le persone, e non  per unirle.

The Bank Family  di Eugenio Benetazzo

Con questo termine si identifica una famiglia il cui comportamento e missione di esistenza assomiglia molto a quello di una generica banca.

Auguro a tutti buona settimana e buona lettura del n. 466-1
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