Tarallucci e vino

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Mentre  EXPO  vede man mano aumentare l'interesse degli stranieri, sembra  mancare  il ruolo traino per il resto del Paese. Sembra quasi che giunti nella terra della Madonnina i turisti ivi rimangano senza nemmeno provare a dar una occhiata all’italianità tutta. 

 

E’ trascorso un mese dall’avvio di Milano Expo 2015 e credo si possa iniziare a tirare alcune somme. L’interesse degli stranieri è decisamente aumentato, seppure non siano state diffuse cifre ufficiali; è infatti sufficiente muoversi per la città ed ascoltare le lingue che fanno da sottofondo urbano alla quotidianità milanese per scoprire un mondo altro e diverso.

Quello che invece pare mancare è il ruolo traino per il resto del Paese. Sembra quasi che giunti nella terra della Madonnina i turisti ivi rimangano senza nemmeno provare a dar una occhiata all’italianità tutta.

Probabilmente, aggiungo, non è solo colpa loro ma di un sistema evidentemente ancora non pronto all’avventura globale.

Se c’è una cosa che Expo ha sicuramente prodotto, almeno in me, è l’intolleranza per i cooking show. Non se ne può più! Capisco che in tempi di crisi l’unica cosa cui l’italiano medio non rinuncerà mai sia il cibo però basta, vi prego.

Si guarda cucinare, da bravi voyeur, a qualsiasi ora del giorno e della notte, in qualsiasi punto del Paese, da Cortina a Lampedusa, addirittura durante le feste di paese.

Si insegna a riciclare il pane vecchio, a bollire il rafano, a stufare le lucertole e grigliare le ali di pipistrello.

Quando si dice “tarallucci e vino” non si intende esattamente questo.

 

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