Tanto fumo e niente arrosto

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Negli USA, contraddistinti dalla peggior campagna di sempre, la maggior quantità di fango da spalare ha fatto la differenza tra i due candidati dimostrazione che i contenuti non sono importanti e che per poter essere qualcuno negli Stati Uniti pare  basti essere mogli di ex presidenti o figli di imperi economici...


Per una campagna elettorale che entra decisamente nel vivo, manca infatti meno di un mese al referendum costituzionale di dicembre, un’altra giunge all’epilogo, ovvero quella per l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti. E, forse, per la prima volta, la qualità della dialettica politica italiana ha decisamente superato quella di oltre oceano. Il premier Matteo Renzi, referente principale per il fronte del sì, è sceso direttamente in campo, sicuramente perché inseguitore, secondo i sondaggi, non disdegnando confronti con le voci del no e affrontando, col solito tatto che lo contraddistingue, le tematiche pro sì; dall’altra l’eterogenea compagine del no vede in alcuni personaggi come il costituzionalista Zagrebelsky o il parlamentare Di Battista un esempio di concretezza e conformità con la realtà dei fatti. Mentre accade questo gli USA sono stati contraddistinti dalla peggior campagna di sempre, dove la maggior quantità di fango da spalare ha fatto la differenza tra i due candidati (vedere prima pagina nr. 45 del 5 novembre di “”Der Spiegel””), dimostrazione che i contenuti non sono importanti e che per poter essere qualcuno negli Stati Uniti si deve essere mogli di ex presidenti o figli di imperi economici… che si traduce in tanto fumo e niente arrosto. Comunque andrà preferisco l’arrosto italico al fumo americano.

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