Tagliate le poltrone… ma cambierà poi qualcosa?

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Ora perché la riforma funzioni, bisogna cambiare anche la legge elettorale. Dalla pubblicità spesso arrivano dei messaggi non proprio subliminali.

 


Se eliminare dalla forza lavoro 345 unità, tra parlamentari e senatori, sia la panacea della politica italiana, è come dare a un malato di tumore dell’aspirina al posto delle medicine chemioterapiche. La definitiva approvazione della legge provocherà la solita pagliacciata dei sanculotti grillini che ci verranno a raccontare, magari da un balcone, che hanno distrutto L’Ancien Régime con il ghigliottinamento di sfaccendati, affaristi e buoni da nulla che vivono alle spalle del popolo. Va bene, ma questo non risolve il problema. Fra tre anni si tornerà a votare e, ammesso che si faccia con i nuovi numeri, bisognerà ridisegnare per tutta la penisola, isole comprese, i collegi elettorali. Eh, già! Qui, ci sarà da ridere. Come faranno? Che criterio adotteranno? Come ormai siamo stati abituati dal M5S, non si sa nulla. Alcuni di loro sembra che abbiano risposto: – ma cosa centrano i collegi? – pensando a edifici dove ci sono ragazzi che studiano? Sto scherzando, forse. Se poi questa legge è stata pensata per favorire la qualità sulla quantità, non ci siamo proprio. Ora, con l’attuale legge elettorale ci ritroveremo i soliti noti della politica, in altre parole, i “non mollo la poltrona”. In effetti, purtroppo, anche questo taglio non servirà a eliminare il potere delle segreterie o dei leader dei partiti, riconsegnandoci, così, i soliti raccomandati. Che cosa dire? Torniamo al vecchio sistema delle preferenze? Potrebbe essere una soluzione, ma anche qui ci vuole sempre l’avallo delle segreterie per mettersi in lista. La soluzione non è facile. Pessimista come sono, dopo tanti anni di questa politica, credo che ci ritroveremo i soliti amici degli amici, avvocati di famiglia, ex amministratori di società di calcio e via dicendo.

Avevo fatto un titolo nel 2018 che recitava così: “Salvate il soldato Salvini”. Ora è stato promosso a capitano, ma il concetto rimane. L’uomo ha contro tutti: adesso gli hanno affibbiato una presunta tresca con la Russia. Trattasi di una tangente? Solo fra qualche giorno si saprà. Fra i più accaniti accusatori ci sono i rappresentanti del PD, che altro non sono che gli eredi e i nipotini di chi sognava un paradiso rosso (tradotto gulag). Loro, sì, che ricevevano rubli, anzi dollari, dei comunisti russi. Suvvia, per i compagni nostrani quelli erano soldi benedetti.

Termino con una riflessione. Non amo le pubblicità, spesso non mantengono quello che raccontano, sia per qualità del prodotto, sia per eventuali messaggi declinati nello spot. Quindi, grazie al telecomando, si possono evitare accuratamente. Purtroppo, non riuscendo a trovare “il salva vita”, ho visto la pubblicità di Vodafon con Fedez. E’ imperniata sui bambini. Una frase mi ha colpito – nessuna regola -. Nessun commento. 

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