Taci, Cassandra

Condividi su i tuoi canali:

Cassandre, tramonti e città vuote. Questi sono i concetti contenuti nell’articolo, una conferma del disagio, dell’incredibile degrado della società, nella quale, agli opposti, c’è chi sterilmente discute di lana caprina e chi, semplicemente, chiede di potersi riappropriare della città nella quale vivere, lavorare, studiare in sicurezza e serenità.

Chi, nei primi anni ’90, più lungimirante, o semplicemente  meno miope e sprovveduto, si permetteva qualche negativa previsione riguardo alla massiccia e incontrollata presenza degli immigrati sul territorio, veniva, nel migliore dei casi, zittito, come Cassandra.

A molte persone, e non soltanto agli  addetti ai lavori, è accaduto di essere  insultate e irrise, accusate di essere razziste, o, più recentemente, di essere delle   “Oriana Fallaci” redivive. Battuta inqualificabilmente greve, dato che la giornalista era appena stata sepolta.

Ma questo è pur sempre poca cosa confronto alla  battuta cancro 1- Fallaci 0, che ha deliziato e fatto ridere tante persone il 15 settembre 2006 e ancora molti se ne sollazzano. Beati loro.

Non esiste alcuna soddisfazione, ora, per queste persone, poliziotti, studiosi, politici, persone comuni, etc., nel vedere tristemente confermate le loro previsioni. Basta vedere un notiziario, basta aprire un giornale, basta guardarsi attorno, semplicemente.

Incomprensibilmente, tuttavia, c’è ancora chi non ammette di aver colpevolmente sottovalutato il fenomeno. Non solo, con un’ostinazione degna di miglior causa, di fronte ai quotidiani episodi, omicidi, furti, rapine, stupri, truffe, ad opera di extracomunitari, clandestini o “regolari”, ci sono persone che si affrettano a dire che noi italiani non siamo da meno, e che anche gli italiani uccidono, rubano, rapinano, stuprano, truffano. E sono anche  razzisti.

Certo, oltre che razzisti,  siamo eccellenti delinquenti a nostra volta, come negarlo.

Si potrebbe obiettare che, proprio per questo, dato che anche noi diamo abbondantemente da fare a Polizia e Magistratura, sarebbe bene non permettere la crescita esponenziale  della popolazione che delinque, grazie agli inarrestabili sbarchi di clandestini via mare e all’apertura indiscriminata delle frontiere europee a Est. Bastiamo già noi italiani a tenere occupate questure e tribunali, nonché ad affollare le carceri.

Evidentemente è un concetto difficile e non viene recepito, come, anni fa, non veniva recepito il messaggio delle “cassandre” di cui sopra.

Ma neppure la previsione più pessimista contemplava certo l’escalation di queste ultime settimane, nelle  quali ai reati si aggiungono le sfide, con le preghiere islamiche in piazza Duomo a Milano, a San Petronio a Bologna, davanti al Colosseo, a Roma…fino a quella incredibile “marcia per la libertà” di 1.300 ospiti del CPA di Lampedusa.

E, mentre tutto ciò accade, sotto i nostri occhi, c’è chi,  indulgendo nella bassa retorica, disserta ancora  sulla cultura dell’accoglienza, sull’integrazione come panacea universale, sulla necessità vitale che la nostra economia avrebbe di questi lavoratori,  opera dei “distinguo” su chi ha diritto all’asilo politico e su chi è, invece, da rimpatriare.

Così, ghiottamente, l’opposizione coglie la palla al balzo incolpando il governo, in carica da meno di un anno, di tutto ciò che accade,  di ogni sbarco, di ogni reato, di ogni problema.

Non so se sia più deludente questo sciacallaggio politico dell’opposizione, o se lo sia il gioco dei rimpalli delle responsabilità che sono sempre “di qualcun altro” che fa il governo.

E, al pari dei dotti che dissertavano di lana caprina, mentre bruciava la Biblioteca di Alessandria,  i politici e le autorità preposte, giornalisti schierati e non, intellettuali e clero, continuano le loro sterili discussioni, le  ripicche, occupati nel nulla e intanto noi ci chiudiamo in casa al tramonto, come amaramente dice Dieffe nel numero 160 di Bice, creando il vuoto nelle nostre città, consegnate così ai delinquenti, ai balordi, agli sbandati di ogni tipo, nostrani e non.

Ma neppure questo ossessivo richiuderci può essere la soluzione, è solo un limite alla nostra libertà di cittadini, privati anche del diritto a vivere gli spazi che ci appartengono e che ci sono sempre più negati.

La sicurezza non può essere considerata un tema politico, non può essere vista pertanto da differenti angolazioni. E’ un problema che richiede fermezza e capacità decisionale, lasciando, almeno in questo caso, le discussioni senza costrutto. Esse si sono protratte così a lungo da venire ormai a noia. Se di noia si può parlare. E’ arrivato il momento di prendere qualche decisione, quisquilie, come far rispettare le leggi che vietano la celebrazione di riti religiosi senza autorizzazione (quindi anche la pretestuosa preghiera islamica dei giorni scorsi) come esigere il volto scoperto, al pari di ogni cittadina italiana,  come vietare gli schiamazzi a tarda ora, come impedire che angoli, giardini e piazze siano trasformati in latrine, come impedire che pinete e rive dei fiumi siano terra di nessuno, in mano alla delinquenza, ai clandestini, ai Rom e ai disperati di ogni tipo, come rimorchiare e riportare sulle coste libiche ogni imbarcaz
ione, come rimpatriare tutti i signori che si sono permessi di inscenare la protesta di Lampedusa, magari con una bella nave, e non in aereo, perché ce ne stanno di più e costa assai meno!

A proposito di questi signori che a pugno alzato, in casa nostra, invocano la libertà, se vogliono essere liberi di raggiungere i loro parenti in Francia, Germania, e via dicendo,  bene, ammesso che sia vero, che ci vadano, come nel gioco dei monopoli, direttamente, senza passare dalla base…Fuori dalla metafora ludica, non facendo scalo a Lampedusa, o in qualsiasi altro punto delle nostre coste.

Finiamola di fare i finti buoni.

O finiremo con l’essere noi, di troppo,  in casa nostra.

La bontà, la civiltà, l’accoglienza, sono ben altra cosa.

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...