Superbonus per super ricchi

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Dobbiamo intervenire con il treno in corsa e dobbiamo farlo con le riforme: elettorali, della giustizia, del rapporto fra stato e autonomie locali. Dobbiamo semplificare la burocrazia e modificare il sistema fiscale per aiutare le categorie più deboli, favorendo sul fronte delle imprese gli investimenti e non la speculazione finanziaria.

 


Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti interviene sulle frodi legate al Superbonus edilizio: “Diamo soldi ai miliardari per ristrutturare le loro quinte case delle vacanze. Ride tutto il mondo. Intanto rischiamo che dilaghi la disoccupazione nell’industria””.

E aggiunge: “Del superbonus bisogna parlare perché da più parti si chiede che torni la politica industriale in Italia”. Accusa il Parlamento di avere allargato le maglie del superbonus rispetto al tentativo di limitarlo da parte del Governo.

Io non so se è vero – come sostiene Giorgetti – che si stia drogando un settore in cui l’offerta di imprese e manodopera è limitata; “Stiamo facendo salire i prezzi e contribuiamo all’inflazione”.

Sono però convinto che vogliamo spendere i soldi in arrivo dall’Europa per fare cose, molte delle quali sono strategiche e delle quali abbiamo bisogno per modernizzare l’Italia, in particolare sul fronte della sostenibilità.

Ma contestualmente bisognerebbe investire per cambiare il nostro modo di fare le cose, ovvero: accanto alla rete telematica, ad un ponte o ad una linea ferroviaria (che avremmo dovuto realizzare nei decenni precedenti, perché le pecche italiane quasi tutte hanno una certa età), avremmo bisogno di modificare la struttura pubblica per riuscire a sfruttare le opportunità economiche e le risorse che arrivano.

Ad esempio, come faranno le regioni, in particolare quelle meridionali, ad utilizzare i soldi del Pnrr quando già non hanno saputo sfruttare i finanziamenti europei, facendo così perdere all’Italia miliardi di euro?

Le risorse di programmazione dell’Unione europea 2014-2020 ci assegnava 72 miliardi di euro. Finora ne abbiamo impegnati 61 e anche se c’è tempo fino a fine 2023  per le rendicontazioni

Più che la meta, abbiamo bisogno di dotarci di un mezzo adeguato per raggiungerla ed è invece un capitolo poco approfondito.

Io non dico di fermare tutto in attesa, come se portassimo il sistema paese in officina per una profonda revisione. Dobbiamo intervenire con il treno in corsa e dobbiamo farlo con le riforme: elettorali, della giustizia, del rapporto fra stato e autonomie locali. Dobbiamo semplificare la burocrazia e modificare il sistema fiscale per aiutare le categorie più deboli, favorendo sul fronte delle imprese gli investimenti e non la speculazione finanziaria.

C’è una nazione da rifondare, non nei principi che fortunatamente abbiamo la più bella Costituzione del mondo, ma nella sua organizzazione.

 

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