“”Sulla via (Emilia) per Woodstock””

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Grande successo per  la 1° edizione  di ""Sulla via (Emilia) per Woodstock"",  manifestazione che ha riunito a Fiorano oltre 70 artisti emergenti e non, per una "" tre giorni di pace, amore e musica"",

Nella foto,Giacomo Voli. Altre bellissime immagini, a cura dei fotografi Elisabetta Pini e Kevin Lupo,  nella rubrica  Visti da vicino


Sono venuto qui da solo, senza aspettarmi nulla, volevo solo divertirmi e vivere un momento di LIBERTA’, PACE, AMORE e GIOIA insieme a tutte le persone, che come me, condividono questa grande passione per la musica””.

Queste sono le parole di George, che abita a Sassuolo e che è di orgini russe. Ha pronunciato queste parole cantando, tanto che la persona all’ingresso ha pensato subito che lo stesse prendendo in giro. Lui in realtà fa fatica a parlare, a causa di una forma di balbuzie, ma canta senza problemi! E anche bene!  George, con la sua tenda,  ha varcato per primo i cancelli del festival, entrando alle 14 di venerdì 15 Luglio .

Si è conclusa domenica 17 luglio, alle due di notte,  la prima edizione di “”Sulla via (Emilia) per Woodstock””, la manifestazione di tre giorni iniziata venerdì nel  pomeriggio. Per tutto il weekend sono arrivati  a Fiorano  artisti emergenti e non, per un totale di quasi una settantina,  e provenienti da tutta la regione, per una “” tre giorni di pace, amore e musica””, ricordando proprio lo storico festival del 1969 .

“”Dobbiamo ancora renderci conto che siamo giunti al termine, sono state giornate intense e pienissime, ma davvero appaganti”” – sono le prime parole degli organizzatori che, grazie all’aiuto dei volontari dell’Associazione Fiera di San Rocco, hanno permesso agli artisti selezionati di esibirsi dalle 10 del mattino fino alle 2 di notte, per quasi 40 ore di musica. Un evento davvero di grandi proporzioni, organizzato soltanto dai volontari dell’ Associazione, che si sono fatti in quattro per portare avanti questo progetto. Un tipo di evento per il quale solitamente si muove un centinaio di persone.

Qualche numero: sono stati allestiti una decina di gazebo 5×5 per chi voleva  stare all’ombra, erano sempre presenti le    tende della protezione civile , con medico  e   ambulanza, per garantire assistenza immediata . Sono stati installati  35 wc chimici, e un centinaio di volontari ha coperto  tutte le ore del giorno e della notte. Erano presenti  quattro  punti ristoro , più due punti ristoro gestiti da Volontari degli Alpini e dall’ Associazione Camperisti, aperti tutta notte.

Il “”villaggio”” della Woodstock emiliana era anche composto dalla zona campeggio, e dalla zona riservata agli ambulanti, con i loro stand.

Il palco, imponente: un gigante di 10 metri per 12, per un’altezza di 7 ,  fornito di backline completa e sempre fissa, a disposizione di tutti, gestito da un service super efficiente e professionale. I  lavori imponenti :  oltre 200 metri cubi di scavi per interrare 300 metri di tubi per l’acqua e 500 metri di cavi elettrici. Il tutto chiuso da mille metri di recinzione.

Il cast comprendeva band esordienti, e artisti più conosciuti come la leggenda  Ricky Portera, lo scatenato  Nevruz, gli incredibili Rio, il grande Alberto Bertoli, la voce giovane del rock  italiano Giacomo Voli, gli storici Bermuda, l’acclamatissimo Nico Royale, i coloratissimi e scatenati What A Funk,  e tanti altri.

Le critiche sono state tante. Tantissime. Com’ era giusto che fosse, per un evento che ha presentato non poche criticità. Ma siamo sicuri che serviranno agli organizzatori  per migliorare. Le stroncature, soprattutto riguardanti il prezzo del biglietto  che ha determinato il calo dell’affluenza, rispetto a quanto previsto (però necessario, per coprire i costi di una manifestazione che , voglio ricordare, è stata messa in piedi senza nessun tipo di aiuto o finanziamento da parte delle amministrazioni),  sono state in parte costruttive e giuste, fatte da chi ha vissuto l’evento, ma purtroppo anche mosse da persone che non hanno partecipato. Soprattutto musicisti. E io ritengo che sia facile  muovere critiche a priori,  da  un pc, e scatenarsi sui social.  I problemi sono stati tanti, ma lo spirito che si respirava, e chi scrive era presente, era davvero unico. Voglia di fare e voglia di stare insieme.

Io davvero spero tanto che gli organizzatori intendano replicare il prossimo anno, forti dell’esperienza maturata anche e soprattutto sulle critiche. La musica ha bisogno di persone che la vivano con passione, perchè purtroppo viviamo in un’epoca in cui la musica, soprattutto live, sta lentamente morendo.  E lì di passione ce n’era tanta, tantissima! E voglia di fare, altrettanto. Si percepiva davvero lo spirito con il quale è nata l’ idea. E, da modesta addetta ai lavori, sono convinta che se tutti avessero lo spirito, l’energia e il cuore di quel manipolo  di magnifici folli che ha ideato il tutto, questa cosa non accadrebbe .

Sono andata a fare un sopralluogo, nei giorni successivi all ‘evento, e c’erano ancora volontari impegnati con i lavori di pulizia e di smantelllamento di tutte le strutture dell’area. E devo dire che ho provato un senso quasi di vuoto.  Le parole di Montorsi in un’intervista al Carlino : “” Organizzare una cosa del genere è folle e davvero stancante, ma riempie l’animo: più che un festival quello della nostra Woodstock è stato un villaggio, dove ha vissuto insieme per un weekend una grande famiglia … Per essere la prima edizione non possiamo che ritenerci soddisfatti, artisti e partecipanti ci hanno chiesto di continuare a crederci perchè la musica emergente ne ha bisogno, e noi non intendiamo fermarci, anche se non è facile questa impresa, oltre che molto dispendiosa . Ciò nonostante qualche accorgimento è necessario: Abbasseremo sicuramente il prezzo del biglietto.  Il nostro obiettivo sarebbe di renderla gratuita. Chissà che non troveremo un aiuto nei prossimi mesi..””.

E George ?  Beh, il nostro George ha trovato l’amore, in una ragazza conosciuta venerdi tra le tende, però ripartita il giorno dopo, e la notte di sabato ha scritto una canzone sul Woodstock emiliano. George domenica sera, alla fine del set di Ricky Portera e della sua super band  ( che con Giacomo Voli alla voce hanno letteralmente  incendiato il palco omaggiando i giganti del rock), è stato chiamato sul palco a suonarla. Con la sua chitarra.  Tra le lacrime e le emozioni di tutti. Con Ricky e la band che hanno iniziato ad accompagnarlo.

Ecco. Al di là di critiche , più che giuste, al di là delle polemiche, inevitabili, QUESTA E’ STATA LA LORO WOODSTOCK. Quel momento. Quel momento che racchiudeva IL TUTTO.

Il giovane Francesco, tra gli organizzatori, ha scritto “” George è arrivato per primo,  ed è stato l’ultimo ad andarsene, abbracciato e baciato da tutti gli organizzatori, artisti e partecipanti dell’evento, esibendosi a sorpresa sul palco, con gli idoli della sua giovinezza, con un pezzo su Woodstock scritto la notte prima. Questo è un sogno dal quale nessuno vuole più uscire.Grazie di tutto George, grazie di tutto Woodstock, ci vediamo l’anno prossimo più carichi che mai””

Beh.. ragazzi.. noi ci contiamo !!

 

 

 

 

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