Sulla Legge elettorale prossima ventura…in particolare sulle cosiddette “quote rosa”

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Quote rosa. Vantaggio o insulto?

Le quote rosa sono una  stampella ma non sono la soluzione

di Alberto Venturi

 

La disparità di genere nella vita politica è lo specchio della disparità fra uomo e donna che resiste complessivamente perfino nella società occidentale, dove un diritto non lo si nega a nessuno; ma la cultura non corre alla stessa velocità delle leggi e si evolve invece con la lentezza degli usi e dei

costumi.

L’onorevole eurodeputata Licia Ronzulli che frequenta le sedute con la figlioletta in braccio è la fotografia di un problema non risolto. Non credo infatti che possa garantire la dovuta attenzione ai lavori dell’assemblea, quando deve tenere conto e rapportarsi con la figlia e le sue esigenze. Poiché gli europarlamentari percepiscono uno stipendio quasi scandaloso, l’onorevole potrebbe garantirsi una soluzione alternativa, mentre se ha bisogno di svolgere il ruolo materno tutto italiano della ‘chioccia’ (con i tanti pregi e gli alcuni difetti di questo modello educativo) non doveva farsi eleggere al Parlamento Europeo, onde non ridurlo a ‘Centro per bambini e genitori’, perché il suo diritto è il diritto di tutti i suoi colleghi. Il gesto è esibizionistico e non lo approvo, ma comunque alle spalle ha un ‘problema’ vero.

La politica infatti ha costruito i suoi riti sulla base di tempi, modi, ritmi, caratteristiche dell’uomo e del suo ruolo all’interno della coppia, nel clan parentale e nella comunità. Per inserirsi, la donna può rinunciare alle sue caratteristiche acquisendo comportamenti similmaschili, annullando così l’arricchimento insito nella diversità di genere; può accentuare il ruolo di sudditanza facendo carriera perché favorita di questo o di quello. Ma se difende il suo essere donna deve riuscire a modificare il modo di espletare il mandato di rappresentante del popolo, oppure si ridurrà a litigare fra lavoro e famiglia, fra doveri istituzionali e vita privata, fra dossier e pannolini.

In questo percorso di evoluzione, lungo e faticoso, le quote rosa costituiscono un palliativo e non la soluzione, nonostante ottengano la tutela di una categoria ‘debole’ e il superamento delle disparità esistenti. Hanno la pesantezza di ogni intervento che è legge, con il rischio di creare situazioni peggiori di quelle che vorrebbero risolvere. E’ un gioco perfino facile citare casi nei quali le quote rosa sono risultate il trampolino per carriere evitabili, per scelte costrette fra poche e mediocri candidate, ma dobbiamo riconoscere i passi avanti nel superamento delle discriminazioni di genere che questo ha favorito. Mi domando piuttosto se le donne elette stiano contribuendo a creare le  condizioni per superare il recinto protetto delle quote rosa o se invece lo rinforzano perché così si garantiscono il futuro. La discriminazione di genere non morirà con le doppie preferenze o con altre corsie preferenziali, ma quando sarà inutile proporle, perché vincerà il merito.

 

Legge elettorale:  Importante è farla subito, e farla bene, ma non è l’Italicum che riempirà la pancia agli Italiani

di Gianni Galeotti

Diceva mia nonna (e non solo): presto e bene non stanno quasi bene assieme. Un ‘detto’ che sembra paradossalmente calzare anche alla nuova legge elettorale, in corso di discussione, che dovrebbe sostituire il Porcellum. Paradossalmente, perché di tempo per accordarsi e dare vita ad una nuova legge elettorale c’è stato, tanto da attraversare tre governi, ma la realtà è che questo tempo non è stato utilizzato. Si è perso tempo, come al solito, troppo tempo. Ed ora bisogna andare di corsa, di fretta, appunto. Trascorso un altro anno dopo l’ultimatum di Napolitano ci voleva lo scossone dell’asse degli extra-parlamentari Renzi – Berlusconi per accellerare i tempi della riforma. Ben vengano quindi la stesura di un testo base e tempi stretti e certi per la discussione parlamentare e l’approvazione, sulla quale si dovrebbe trovare la quadra già a metà della settimana in corso, con un però: la fretta di varare una riforma necessaria non può e non deve diventare lo strumento di un ricatto politico, e tanto meno di un pretesto, per blindare un testo base, frutto dell’accordo Renzi-Berlusconi, che come tale può e, per certi aspetti come quello delle preferenze, deve essere modificato.

 

Se non si può buttare via un’auto solo perché ha le ruote sgonfie, non si può fare uscire dalla fabbrica un auto nuova senza le ruote. Una legge elettorale che nascesse con uno dei maggior difetti contestati al Porcellum (liste bloccate) e che non portasse con sé, o non fosse accompagnata dalla riforma riguardante la struttura del Senato (trasformato in Camera delle autonomie) sarebbe appunto come una bella macchina senza ruote.

 

Renzi, che per sua stessa ammissione non può considerare una cambiale in bianco la fiducia accordata dalla maggior parte del partito alle primarie, è pronto ad assumersi la responsabilità di negare, tantopiù in virtù di un accordo con Berlusconi proposto come cosa già fatta al proprio partito, la possibilità di ritornare alle preferenze, garantendo ai cittadini di scegliere il proprio candidato e di ‘porre’ come un prendere o lasciare, un testo blindato in accordo con Berlusconi? Questa soluzione imposta avrebbe probabilmente come conseguenza naturale quella di fare cadere il Governo, e di andare a nuova elezioni in primavera, abbandonando la riforma costituzionale del Senato e portando i cittadini a votare con un sistema che più che ad una riforma assomiglierebbe ad un Porcellum imbellettato.

 

Se sugli altri principali punti in discussione della legge, come soglia di sbarramento, premio di maggioranza, ballottaggio, e cosiddette quote rosa, un alto livello di attenzione si registra soprattutto dai partiti, sul piano tecnico. Sul tema delle preferenze e sulla possibilità di scegliere e votare i candidati si registra invece una sensibilità ed un attenzione più diffusa, anche tra la gente. E’ un ato di fatto: le modifiche introdotte dalla bozza per accontentare i rilievi della corte costituzionale, allo scopo di superare all’italiana le liste bloccate pur mantenendole nei fatti, non risolvono il problema e la diffusa richiesta di fondo: garantire agli elettori di scegliere il proprio candidato, eliminando le liste bloccate, rimuovendo in toto una delle cause che in questi anni hanno incrementato il distacco dai cittadini-elettori dai loro rappresentanti e, parallelamente, il distacco dei parlamentari dai territori di riferimento. Questo è un punto nodale.

 

Veniamo, in breve, agli altri punti: Sulle soglie di sbarramento, quelle proposte da Renzi e Berlusconi, hanno l’obiettivo di evitare il condizionamento da parte dei partiti più piccoli e di assicurare maggiore stabilità al governo. In sostanza, l’Italicum rivede al rialzo le soglie già introdotte con il Porcellum: 12% per le coalizioni, 8% per i partiti all’interno delle coalizioni e 5% per le formazioni che si presentano da sole.

 

Per quanto riguarda il premio di maggioranza,  già previsto dal Porcellum, l’Italicum, così come da testo base, assegnerebbe il premio su base nazionale raggiungendo almeno il 35% dei consensi.

 

L’introduzione del ballottaggio, alla stregua di quanto succede per le elezioni dei sindaci, porterebbe a questo: Nel caso in cui nessuno dovesse raggiungere la soglia per ottenere il premio di maggioranza, allora le due coalizioni che hanno ottenuto più voti accederebbero al secondo turno. La riforma non prevederebbe però nuovi apparentamenti. Chi vince si prenderebbe il 53% dei seggi, mentre il resto sarebbe diviso in modo proporzionale rispetto ai risultati del primo turno.

 

Le quote rosa, ovvero la garanzia di pari rappresentanza di genere all’interno delle liste, per me dovrebbero essere già garantite dalla prassi politica. Purtroppo così non è. Ovvero, non ci dovrebbe essere bisogno di imporre per legge, nelle costituzione delle liste, ed in maniera vincolante, un elemento che dovrebbe essere diffuso e consolidato perché culturale e di civiltà. L’obbligo di candidare e non, ovviamente, di eleggere (che sarebbe una discriminazione di genere più grande di quella che si vorrebbe evitare e che si creerebbe soprattutto in caso di liste bloccate), un uguale numero di uomini e donne all’interno delle liste, ritengo sia per questo un ‘male’ necessario all’affermazione di un principio di reali pari opportunità. Un principio che, appunto, non vorremmo ci fosse bisogno di imporre per legge.

 

Detto ciò l’importante è davvero andare avanti. Si batta il ferro fin che caldo e, con le adeguate cautele, chi ha avuto il mandato per farlo, proceda in tempi brevi, e magari con qualche comune passo indietro, sulla via delle riforma elettorale. Anche perchè questa è la prima di una serie di riforme di cui l’Italia ha veramente bisogno per sopravvivere oggi  e per vivere domani. Checché ne dica Renzi, paragonando gli effetti della legge elettorale a quelli di una finanziaria, l’Italicum non aiuterà gli italiani ad arrivare o ad arrivare meglio  a fine mese. Con una seria riforma del lavoro e del fisco che ridia respiro alle imprese ed alle entrate delle famiglie, invece si.

 

 

 

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