Sul dibattito nel Pd

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Il dibattito che si è aperto all’interno del PD non è del tutto negativo. Si vede chiaramente che ci sono molte posizioni contrapposte che escono allo scoperto e in questo modo la trasparenza della vita politica cittadina ne trae giovamento.

Francesca Maletti ed Adriana Querzè dimostrano, con le loro parole, di avere capito che per proporre una politica di governo che serva a questa città bisogna sapere rivolgersi a tutti i cittadini, sia quelli impegnati attivamente dentro a delle associazioni, sia a quelli che rappresentano l’opinione pubblica modenese.

In quel ragionamento il PD e anche gli altri partiti sono fattori importanti ma non sufficienti.

Ho anche apprezzato, nella sua franchezza, la lettera dei 22/23 iscritti al PD. Quegli iscritti vogliono difendere lo status quo che, secondo loro, può continuare anche per altri anni a venire. Probabilmente hanno confuso lo status quo personale con quello della città ma capiranno in fretta che non può più essere così.

La posizione di Silingardi e penso di Modena Attiva è un modo di fare politica che assomiglia al motto gattopardesco del “”cambiare tutto perchè nulla cambi””.

Molte di quelle persone che rappresentano Modena Attiva nel momento in cui si poteva dire la propria sulla pista di Marzaglia, Inceneritore, Novi Park, Modena Futura, acqua del Secchia e io ci aggiungerei AMCM etc dov’erano? Io c’ero, altri politici c’erano (Rossi E., Poppi S., Baldo Flori etc..) le associazioni ambientaliste e i comitati c’erano, gli anarchici di Libera c’erano, molti cittadini anche ma loro io non li ho visti soprattutto per il raddoppio dell’inceneritore, Amcm, Novi Park e Marzaglia. L’acqua del Secchia è una fantasia recente.

Alcuni degli esponenti di Modena Attiva più in vista hanno avuto responsabilità di governo in questa città ed erano impegnati a rifarsi una verginità nel PD dopo avere contribuito a ridurre i Verdi a percentuali da prefisso telefonico e per questo stavano allineati e coperti.

Per concludere Modena ha bisogno di tutti, anche di quelli convertiti sulla “”via di Damasco”” ma la memoria politica è importante per non commettere gli stessi errori.

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