“”Stranieri a Sassuolo: l’integrazione necessaria

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La sfida che si profila al nostro orizzonte è la sfida dell'integrazione ed assimilazione. Ignorata la questione femminile. Il ruolo della stampa

La presenza degli stranieri, infatti, sui quotidiani è troppo legata ai soli fatti di cronaca nera.

Ma ormai la loro presenza è di strategica importanza poichè essi sono il perno fondamentale per l’economia locale in tutta la Provincia ma soprattutto nel comprensoro ceramico””

(1)     Tratto da Note Modenesi, periodico di cultura politica a cura del Centro Culturale Francesco Luigi Ferrari, pag.8. 

 

Porre in rilievo solo episodi di cronaca nera relativi ad attività illegali praticate dagli extracomunitari può essere fuorviante ed ingenerare forti discriminazioni e pregiudizi negativi nell’opinione pubblica.

Infatti, dicono le statistiche, se anche il 2 per cento, una percentuale in sè trascurabile, dei reati e di attività criminali è compiuto da extracomunitari, diffidenza e pregiudizi immotivati su tutta la popolazione extracomunitaria non tarderanno a manifestarsi.

La presenza degli extracomunitari, però, è sempre più richiesta dalle tante grandi, medie e piccole imprese,distribuite capillarmente su tutto il territorio provinciale: in particolar modo nell’industria ed, ancora di più nell’agricoltura, dove è maggiore la richiesta di manodopera stagionale.

Gli extracomunitari raggiungono e presto supereranno il 10% della popolazione residente autoctona.

La sfida che si profila al nostro orizzonte è la sfida dell’integrazione ed assimilazione. Quale modello di integrazione è meglio adottare?

Quello ultralaicista francese, nei cui pubblici uffici e scuole non è ammesso introdurre od indossare indumenti o simboli riconducibili a nessun credo religioso, oppure l’approccio multiculturale britannico che non impone nessun divieto all’insegna del principio liberale “”laissez faire, laissez passer””?

Ardua la risposta, soprattutto in un paese come il nostro, dove gli extracomunitari faticano ad imparare la nostra lingua e, al massimo parlano uno stentato inglese o francese, con il rischio di una reciproca incomunicabilità. 

Incide poi enormemente sul processo di integrazione l’ immagine e l’idea che emerge dalla lettura dei mezzi d’informazione.

 

Nell’ambito del progetto europeo Return, l’Osservatorio sulla stampa locale del centro Culturale Francesco Luigi Ferrari ha realizzato una dettagliata ricerca per capire come i quotidiani locali della provincia di Modena affrontano il problema degli stranieri a Sassuolo e, nel primo semestre 2006-2007, sono stati presi in esame anche quotidiani nazionali, per la grande rilevanza del tema trattato.

 

Inevitabilmente una enorme mole di articoli è stata rilevata nel primo semestre 2006, in coincidenza con il periodo compreso tra febbraio e aprile, quando si verificò l’episodio del maghrebino arrestato con modi poco ortodossi dai Carabinieri, episodio immediatamente rimbalzato all’onore delle cronache nazionali di quotidiani e telegiornali, con tanto di arresto, registrato con un telefonino, trasmesso in diretta per vari giorni. In rapida successione si è poi verificato, nello stesso periodo, l’omicidio di un tabaccaio di Pavullo da parte di un cittadino straniero: fatto non riconducibile alla zona di Sassulo, ma che ha innescato inevitabilmente in città numerose polemiche relative alla sicurezza.

Risultato: nel 2006 circa tre articoli su quattro relativi agli stranieri a Sassuolo sono articoli di cronaca nera, con percentuali quasi uguali ed analoghe tra Carlino e Gazzetta.

L’argomento è affrontato con varie interviste ed inchieste, con tanto di editoriali e commenti.

Nel 2007, il tema dell’immigrazione viene affrontato “”con minore allarmismo””, ma l’approccio continua ad essere quello della cronaca nera almeno in 6 articoli su 10: dunque nelle varie testate, anche nazionali, si continua ad associare la questione stranieri con quella della criminalità.

 

Finalmente però la questione immigrazione comincia ad essere affrontata anche per aspetti più legati al sociale: sia per questioni sulla casa e sulle politiche abitative, nel 2006 a 33 articoli vanno aggiunti 22 sulle problematiche dell’urbanistica ed anche sulla scuola, sulla assistenza sociale e sul ruolo dei vari servizi del Comune nel campo del welfare.

Non passano inosservate neanche le questioni culturali con 30 articoli nel 2006 e 13 nel 2007; infine articoli dedicati ai temi religiosi, di cui una decina nel 2006 e 26 nel 2007.

 

Ignorata la questione femm
inile ed i problemi delle donne riconducibili alla presenza degli stranieri: assenti anche articoli sui giovani o sulle problematiche familiari.

Va inoltre sottolineato che, per un articolo su quattro, la fonte primaria della notizia proviene dalle forze dell’ordine, nel 2007, la quota quasi raddoppia e, assommata alle notizie provenienti dagli organi giudiziari, finisce col rappresentare la metà degli articoli. Inevitabilmente, all’aumento delle tradizionali fonti di cronaca nera, coincide tra il 2006 ed il 2007 un calo delle fonti della cronaca bianca, per cui movimenti e partiti politici scendono dal 19 al 7,3 per cento; fonti riguardanti il gruppo dei cittadini e, più in generale, la comunità calano dal 24 %  all’ 8,7%. Cala, in questo contesto anche il ruolo rappresentato dal mondo sindacale da 5,2 al 1,4%; con la Chiesa ridotta ad un ruolo marginale all’1%.

In lieve aumento gli articoli sul mondo dell’associazionismo che passa dal 2,6 al 3,5%.

In netta e forte controtendenza la presenza in questa graduatoria del Comune che dal 10,2 % degli articoli del 2006, sale al 20,2% nel 2007, con una buona media di un articolo ogni cinque tra quelli pubblicati. “”Oggigiorno –  si legge nell’editoriale della pagina 8 sull’informazione locale di Note Modenesi – il mondo, rischia in tale settore di essere autoreferenziale, di offrire un’informazione settoriale ancor incentrata sui fatti che non hanno dignità di notizia, se non quelli riconducibili alla cronaca nera o alla giudiziaria: occorrerebbe saper costruire la notizia inserendola in un trend generale, costruendo delle relazioni stabili con la stampa che vadano oltre l’episodicità della notizia eclatante””. “”Ci vuole più cultura di approfondimento – prosegue l’articolista – con un’informazione che sappia mettersi in rete…””. Poi “”Anche le realtà istituzionali che, pur dotate della necessaria e qualificata struttura organizzativa corrono anch’esse lo stesso rischio dell’autoreferenzialità: con l’obiettivo lodevole di raccontare che cosa fanno e come lo fanno rispetto alle problematiche degli stranieri, di fatto non fanno altro che confermare ed alimentare nella percezione dei lettori che lo straniero, appunto, sia un problema vero…

Dalle analisi dei dati emerge che le caratteristiche delle notizie sugli stranieri denotano una mancanza di un rapporto stabile tra i mass media e le associazioni e, dall’altra, una struttura delle fonti sbilanciata sul fronte istituzionale…Occorrono dunque seri sforzi da parte dei giornalisti, per creare relazioni più strette con le realtà intermedie e per sostenere una cultura dell’approfondimento della notizia, che porti ad una migliore comprensione dell’immagine delle associazioni, ma soprattutto delle realtà ad esse collegate… “”. In conclusione “”Altro dato di fondamentale importanza – continua – è il fatto che lo straniero e i diversi eventi che lo vedono protagonista non devono essere rinchiusi dalla stampa entro articoli, o, ancora peggio, entro pagine specifiche come fossero argomenti da affrontare ed esaurire in sè: è importante dare un’idea dello straniero anche parlando d’altro, affinchè la sua cultura, la sua storia sia utilizzata come chiave di lettura della società: innegabili, dunque, – conclude – sotto questo punto di vista, le difficoltà di quasi tutte le organizzazioni della società civile, e tra queste anche quelle degli stessi stranieri, a fornire notizie adeguate ai media, non riuscendo, in tal modo ad accreditarsi come fonte informativa di riferimento””.

 

Eppure sono proprio gli stranieri immigrati a prendersi cura dei nostri malati e dei nostri anziani non più autosufficienti; sono loro quelli che tengono pulite le nostre case e spediscono nei paesi di provenienza tutto lo stipendio guadagnato a fatica nelle nostre case, stipendio sul quale tanti istituti di credito impongono spregiudicatamente commissioni altissime di conversione dall’euro alla moneta dei paesi di provenienza.

Sono loro che lavorano nelle ceramiche, nelle fonderie, al tornio o nelle officine, dove le mani si sporcano di grasso e di oli vari, facendo le veci dei giovani enfant gatè della nostra opulenta società che bisbocciano nelle tante osterie e discoteche innumerevoli della provincia. 

Infine, vale la pena ricordare che il geniale menestrello, attore ed intellettuale ebreo Moni Ovadia, propugnatore del dialogo e della pacifica convivenza tra le diverse confessioni e le etnie varie, ha sempre sottolineato che, secondo una lettura strettamente filologica dell ‘Antico Testamento Dio distrusse Babilonia, poichè nella città non era più accettato lo straniero: un peccato gravissimo che stravolge tutti i precetti del Vangelo e dei dieci comandamenti.

 

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