Storiella: La kültüra impera sovrana

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Caro Alberto,

giorni fa’, mentre in un bar borseggiavo un aperitivo e degustavo qualche oliva in salamandra, ho avvertito un dolorino al petto, esattamente sulla punta dello sterco.

Ed un dubbio atletico mi ha improvvisamente attanagliato: che sarà mai?

Forse perchè ieri ho mangiato un piatto di spaghetti nonostante il medico mi avesse sconsigliato di assumere idrocarburi? O forse perchè ieri sera ho dimenticato di prendere i fermenti elastici che mi aveva prescritto?

Fatto sta che ora dovrò tornare da lui e sperare nella sua capienza per sapere qualcosa di preciso.  Già,  tornare da lui: come se fosse facile.

Tanto per cominciare è sempre in vacanza, capita addirittura che all’improvviso, magari con un volo charleston,  parta per destinazione innocua e vada a divertirsi con tutte quelle ragazze che frequenta, un vero “”trombeur des femmes””.

E poi, a pensarci bene ho promesso a mia moglie che domani l’avrei accompagnata a fare acquisti e, non avendo il dono dell’obliquità, dovrò rinunciare ad uno dei due impegni.

Di rinunciare ad accompagnare la moglie non se ne parla nemmeno, tanto varrebbe presentare le dimensioni dal ruolo di marito!

Già me lo ha detto: “”Se non vieni, ti giuro che questa è la scintilla che fa traboccare il vaso””.  E io non posso certo vivere con questa spada di Temistocle sulla testa.

Telefonerò al medico e, sperando che non travasi le mie parole,

lo supplicherò di ricevermi stasera. Gli farò un discorso circonciso, gli spiegherò il mio problema, e lo pregherò di non fermentare l’eventuale ritorsione di mia moglie.

E poi ho anche il problema di come andarci dal medico: in auto no perchè ho dimenticato la chiave dell’aviazione nel nostro ruvido in montagna.

La mia sbadataggine non ha limiti, sarà meglio stendere un velo peloso.

D’altra parte quando si è in barca si deve ballare ed una soluzione la troverò sperando anche nella compressione di mia moglie, in fondo la mia dimenticanza non è così grave, è un’inerzia.

Non vorrei però dover dire domani: “”Per un mio piccolo errore ho pianto sino alle lacrime””.

 

E dopo aver scritto tutte queste idiozie sono certo che non avrò più il coraggio di parlare con te. Vorrà dire che, dovessi telefonarmi, per non farmi riconoscere risponderò con la voce in farsetto.

 

Dario

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