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Il direttore di Bice, Roberto Vacirca, ci parla della sua esperienza di questi mesi nel settimanale che a suo parere sempre di più si radicherà nel variopinto tessuto modenese

Egregio direttore dopo che ha conosciuto questa esperienza ci spiega che tipo è Bice? Come si colloca tra gli strumenti della comunicazione presenti sul nostro territorio?

 

Nel secolo scorso, quando ancora non esisteva la TV, Internet e affini, la nostra civiltà contadina individuava il capo del nucleo famigliare non dai gradi , ma dal fatto che era il solo che andava in paese nella piazza dove si tenevano le contrattazioni dei prodotti agricoli. Era quello lo strumento di emancipazione essenziale per l’approfondimento di conoscenze, innovazioni e progresso ed era anche il mezzo per consolidare i rapporti interpersonali che stavano alla base di quella società molto solidale al proprio interno. Ora che noi tutti siamo molto più avanti, molto più svegli, molto più capaci, abbiamo perso “la piazza”. non ci si parla, non abbiamo più tempo per le valutazioni da scambiarci al punto che arriviamo a volte sulla riva di un burrone senza sapere il perché. In questi giorni registravo un crescendo di lamentele da parte di commercianti che criticavano il blocco della circolazione delle auto nella giornata di giovedì. Il fatto di aver sottovalutato il problema ci porta a questi risultati: non sappiamo quali soluzioni credibili e fattibili a breve. Probabilmente la complessità dei problemi e della nostra coesistenza richiede più piazza più dialogo e più circolazione di idee. Il consenso vero e condiviso su scelte che comportano sacrifici non credo che si ottenga con slogan propagandistici, ma si costruisce giorno per giorno interessando e coinvolgendo. BICE è sorta nel momento giusto ed è una pubblica piazza dove una città può ritrovarsi, si preoccupa, si interroga sul suo futuro e propone e avanza soluzioni credibili.

 

Quindi non si fa portatore di una protesta di commercianti da presentare in comune.

 

No! Per ora sono più interessato a conoscere e a divulgare le proposte più credibili e realizzabili, anche in tempi brevi, da parte sia degli uffici comunali preposti che dei cittadini. Dopo una colpevole sottovalutazione dello “sviluppo sostenibile” dopo anni di baldoria dobbiamo ricominciare a pensare . Non sarà semplice, ma prima dobbiamo conoscere bene il fattibile per poi agire di conseguenza.

 

Nelle ultime ore una certa Elisabetta su Bice la chiama in causa perché si faccia suo portavoce delle sue lamentele. Lei cosa risponde?

 

Nel limite del possibile cercherò di soddisfare la richiesta perché tra l’ altro tocca temi per certi versi condivisibili.

In effetti c’è qualcosa di questa città che mi sfugge. Io non voglio fare l’elogio acritico di Bice, ma voglio solamente osservare che questa settimanale on line “esiste”. C’è, piaccia o non piaccia il suo anticonformismo ogni martedì esce. Chi invece fa finta di non essersi accorto di nulla sono tanti uomini nelle istituzioni. Io sono consapevole che l’attività di consigliere in comune, in provincia ecc. ecc. è gratuita anche se onerosa. Perciò avendo tutti questi una altra attività che gli  deve permettere di guadagnarsi da vivere, capisco che  non sempre diventa possibile intervenire sui fatti quotidiani e non riguardanti la città. Ma non posso giustificare che sempre ,per tutto l’anno si rimanga assenti e silenziosi su tutti gli argomenti. L’unica cosa a cui si punta è intervenire solo per delegittimare l’avversario.Sogno un dibattito a più voci proveniente da banchi contrapposti. Civiltà e cultura scaturisce anche dai contenuti e dalle idee che i nostri rappresentanti sanno mettere in circolo. A volte mi chiedo…

 

Cosa si chiede?

 

A volte leggo commenti frizzanti e di spessore da parte di cittadini anonimi.

Mi chiedo se i nostri politici non  riescono nemmeno a collegarsi con questi è perché loro volano troppo alto o sono io che nella mia ingenuità non riesco a capire questo distacco da chi li sta chiamando a gran voce.

 

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