Spese fiscali, un mostro italiano che si mangia 152 miliardi quest’anno

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E che premia pochi fortunelli. L’allarme non è nuovo: c’è un mostro che si mangia gettito fiscale molto di più dell’evasione italica. A rendere questo mostro più “simpatico” è il suo nome inglese “tax expenditures” che ai più non vuol dire nulla e che persino nella sua versione italiana “spese fiscali” non suona come una cosa così negativa, che toglie risorse, ma sembrano spese che uno immagina rivolte alla crescita. Niente di più falso.

Adesso lo dice anche il FMI, Fondo monetario internazionale, che raccomanda all’Italia di darci un taglio coi regali e di inventarsi qualcosa di più utile alla sua crescita, unica strada per ridurre il suo debito record.

Si tratta di benefici che lo Stato concede ad una vasta platea di suoi cittadini per mille regioni che per praticità vengono raggruppate in una ventina di “missioni” ovvero grandi capitoli dove si nascondono i beneficiari. Dal 2016 in Italia una Commissione del Ministero delle Finanze – guidato da Giancarlo Giorgetti, nella foto – informa Governo e Parlamento dell’andamento delle spese fiscali dato che l’Italia è fra i Paesi OCSE quello che ha il numero più elevato di benefici, molti dei quali rivolti ad una platea insignificante di beneficiari oppure se di numero elevato per importi pro-capite che non giustificano nemmeno le spese per la gestione amministrativa di questi regali di Stato.

Dal 2016 ad oggi le spese fiscali sono cresciute di ben 181 provvedimenti e nel 2023 erano arrivate a 625. Quest’anno una prima sforbiciata le ridurrà a 555 che costano ai cittadini la bellezza di 105 miliardi che diventano 152 (il 7,13% del PIL) se consideriamo anche l’impatto sulla fiscalità regionale e locale. Nel 2017 erano 47,8 miliardi in tutto.

184 spese fiscali riguardano l’IRPEF (c‘è ancora l’esenzione per le pensioni di guerra anche se l’ultima è finita nel 1945 e ci costano 3,4 miliardi mentre mezzo miliardo se ne va come imposta sostitutiva sulle pensioni erogate dalla Svizzera…), 99 l’IRES, 72 l’IVA, 35 invece sono legate alle Accise, 76 sono riduzioni di imposte indirette e 22 di imposte sostitutive.

152 miliardi. I bonus edilizi ci costano quest’anno 26,4 miliardi che saliranno a 28,9 nel 2025 e a 30,5 nel 2026.

Cosa potrebbe fare l’Italia con 152 miliardi in più da spendere nelle opere pubbliche, nelle scelte strategiche per l’industria, nella salvaguardia del territorio, in una sanità più attrezzata? ma potremmo anche andare sulla Luna o abbattere le tasse per 2mila500 euro a testa per ogni cittadino, bimbi in fasce e nonni compresi.

Spese fiscali, dai 17 euro ai contadini ai 400mila ai signori del mattone

Invece, volete mettere la soddisfazione nel concedere a 76mila agricoltori la riduzione di ben 17,08€ a testa come risarcimento dei redditi dominicali perduti per eventi naturali; o nel dare a 127 soci di cooperative e consorzi ben 12,5 milioni di euro (sono 25 miliardi delle vecchie lire) come ristoro del valore aggiunto pagato negli acquisti fatti in-house?

E ancora: i 166 milioni concessi come riduzione della “tonnage tax” (esiste pure questa) di cui beneficiano in settanta (settanta) armatori italiani cui si aggiungono, o sono compresi chissà, altri 16 armatori che ricevono 4,6 milioni come ristoro delle tasse sull’utilizzo di navi del registro internazionale.

E che dire dei 4,3 milioni € concessi agli 11 (undici) fortunelli che hanno registrato plusvalenze immobiliari per fusioni societarie e i 6 (sei) che si portano a casa 2,2 milioni come beneficio fiscale perchè aderiscono a consorzi privati attivi nelle opere pubbliche.

Spese fiscali, rientrati in Italia ben 20mila lavoratori dall’estero

Ma ci sono anche esempi virtuosi: ad esempio i 20.421 lavoratori e professionisti che hanno scelto l’Italia come sede di lavoro, gente che si è trasferita, ha portato qui la propria attività e si è vista concedere un benefit complessivo di 1,3 milioni€. Ecco, 1,3 milioni su 152 miliardi complessivi. Distratti noi nel cercare nelle tabelle del MEF ma soprattutto ben più “distratti” i politici italiani che usano il fisco come leva elettorale premiando categorie, lobby, sindacati e amici degli amici. Ci lamentavamo di Remo Gaspari quando faceva assumere dalle Poste 30mila abruzzesi, ma qua siamo andati ben oltre.

Quindi, la prova del nove del primo governo di larga e salda maggioranza parlamentare sarebbe quello di dimezzare almeno le spese fiscali e portare il tesoretto di 70 miliardi così risparmiati direttamente a riduzione del debito nazionale (sono soltanto 2.863 miliardi di euro, cosa volete che sia…) e magari puntare i 70 che restano per spingere con decisione su una, due politiche in grado di cambiare per davvero il volto del Paese. Il taglio del superbonus appare come una rondine in cielo sperando che sia davvero iniziata una nuova stagione per i conti dello Stato, cioè di tutti noi.

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