Speriamo in elezioni amministrative “strane”

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Non devono spaventarci i risultati strani nelle elezioni amministrative, perché sono segno della loro vitalità, della predominanza della realtà locale su quella nazionale, di problemi e temi contingenti e specifici, della discesa in campo di persone in grado di ottenere la fiducia dei propri concittadini. 

 


Domenica 11 giugno nove milioni di italiani sono chiamati alle urne in mille comuni, dei quali quattro capoluoghi di regione e venticinque di provincia. Lo stato di salute delle autonomie locali non è dei migliori, minato dalla politica centralista dei governi ‘faccio tutto io perché così posso tutto io’, inefficace, dispendiosa e aliena dalle esigenze della comunità; dal calo di risorse e di personale; dal groviglio di leggi e burocrazia, capace di portare in galera anche il più innocente dei pubblici amministratori; dal neopauperismo politico, tollerante verso i grandi sperperi, ma attento a fare le pulci a sindaci e assessori delle comunità, rimborsati con una elemosina.

Certo che se continuiamo ad avere comuni come il bergamasco Blello (Bergamo) di 71 abitanti… ma anche ad esso, come a tutti gli altri impegnati domenica nel voto, auguro sia una festa della democrazia, con i cittadini protagonisti, in grado di eleggere i rappresentanti migliori (o i meno peggio); auguro una festa ‘consumata’, cioè a urne piene per la partecipazione di tutti, perché la democrazia non può tollerare la delega del diritto-dovere di voto senza impoverirsi, come dimostra l’impegno della criminalità organizzata di manipolarlo e della volontà della cattiva politica di svuotarlo.

Sono curioso di vedere lunedì come i media e i commentatori tenteranno di scoprire il filo rosso capace di legare mille realtà diverse, per interpretare il futuro delle vicende nazionali. Era già difficile farlo quando i partiti si richiamavano a ideologie forti per cui il simbolo era presente ovunque, ma soprattutto erano presenti linee omogenee di programma. Anche allora le elezioni amministrative sono sempre state un mondo a sé, sommatoria solo aritmetica di tanti singoli paesi, ognuno diverso perché ognuno con il suo perché.

Le leggi sull’elezione del sindaco degli anni Novanta hanno gradualmente anteposto il candidato al gruppo che lo sostiene; indebolito l’identità comune rispetto all’individualità; trasformato i candidati consiglieri da cercatori di voti in portatori di voti-preferenza con il risultato che ogni comune fa storia a sé ed è arbitrario cercare fili rossi comuni

Non devono spaventarci i risultati strani nelle elezioni amministrative, perché sono segno della loro vitalità, della predominanza della realtà locale su quella nazionale, di problemi e temi contingenti e specifici, della discesa in campo di persone in grado di ottenere la fiducia dei propri concittadini. Di per sé il voto strano non è un difetto; il difetto è nei partiti ormai non più radicati nei territori e quindi più deboli di qualsiasi lista civica, perché l’esperienza di una persona, finisce con il suo impegno e con lui finisce il patrimonio della sua lista civica. Il partito continua al di là della persona e la sua cultura si trasmette, non si perde.

Ciò nonostante W i risultati strani e lunedì sarò molto attento a non mescolare mele con pere pur di riuscire a tracciare una equazione nazionale. Tenendolo presente, si può comunque individuare una tendenza, zoomando sulle città al voto, nelle quali più facilmente si assomigliano voto locale e voto nazionale, pure sempre con la massima cautela.

Intanto buon voto a tutti gli Italiani convocati; andate e, se proprio non avete niente da ‘dire’, lasciate la scheda bianca, ma tenetevi il vostro diritto!

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