Speciale elezioni amministrative dopo i ballottaggi

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Con la conta dei voti di questa tornata elettorale dedicata agli spareggi risulta chiaro chi ha vinto e chi ha perso, ma meno limpido appare il futuro politico che saremo chiamati ad assistere. Art. di Dieffe

Presumo che, fin da queste prime ore del mattino del giorno dopo i ballottaggi, sia conosciuto nei dettagli l’esito finale di queste parziali consultazioni amministrative, ragion per cui mi limito a fornire uno stringato riassunto riepilogativo prima di addentrarmi su alcune valutazioni politiche che questo suggerisce.

Rinnovo del governo delle Province:sette vinte dal centrosinistra e quattro dal il centrodestra, esattamente come prima.

Comuni capoluogo : 22 a 8 per il centrosinistra, dai quali emerge un secco due a zero determinato dal clamoroso  esito riportato nelle due città più importanti di questa ultima chiamata alle urne: Milano e Napoli.

Ed è proprio la valutazione politica suggerita da un primo sommario esame del voto espresso in queste due città che chiarisce chi sono i vincitori e i vinti di queste elezioni.

Per chiarezza occorre precisare che l’analisi che suggerisce questa tornata elettorale è contradditoria se non si ha cura di diversificare i dati del nord Italia da quelli del sud.

Infatti mentre la lega nord che la maggior parte dei sondaggisti dava come la beneficiata dagli elettori del PdL in libera uscita in verità su 51 comuni lombardi in cui la lega si era presentata al primo turno da sola, il carroccio ha vinto solo in nove, rimediando trentanove sconfitte e tre ballottaggi. Sono cadute le roccaforti come Novara, Pavia,Gallarate.

Chi invece subentra a questa massa franosa della coalizione del centro destra è proprio quel centro sinistra guidato dal Pd che proprio la Lega Nord aveva dato per scomparso dal  territorio del Nord Italia.

Al contrario al sud  il ciclone De magistris a Napoli in modo macroscopico, e le altre realtà minori dove si votava il Pd sta dimostrando di essere un partito che si sta spappolando segnalando in questo modo un preoccupante fenomeno: un accresciuto squilibrio politico tra Nord e Sud.

Ma la disfatta elettorale più vistosa e preoccupante, per tutti le incognite e gli interrogativi che sottintende, in quanto primo partito sul territorio nazionale, porta il marchio indiscutibile del PdL. Con esso perde ed entra in crisi anche un certo indotto che sono tentato a definire marginale, una zavorra più che una risorsa, ma probabilmente sono in errore.

Mi riferisco alla nomenclatura che dirige i quotidiani  il Giornale, Libero , il Foglio che si sono macchiati della dabbenaggine di trasformare le loro testate da testimoni di certa cultura orientata sul centro destra in meri organi di partito:un soggetto politico retto da un leader carismatico che significa così legare a doppio mandato la credibilità e le fortune dei propri quotidiani a quelle di un solo uomo al comando. Senza Berlusconi che futuro, che credibilità possono vantare un Sallusti, un Giuliano Ferrara, un Vittorio Feltri, un Maurizio  Belpietro?

La stessa credibilità che riconosciamo agli “irriducibili” : tutti quelli che, anche dopo le elezioni scrutinate con esito a loro sfavorevole si sentono ancora in campagna elettorale profetizzando o o auspicando sventure e cataclismi per i governati dai nuovi “usurpatori”

Invece il vero perdente di queste elezioni è senza ombra di dubbio lui: l’uomo che siamo stati abituati ad ammirare e ad apprezzare in quanto “solo al comando”; l’uomo del “ghe pensi mi” il “leader in grado di risolvere tutto e tutti i nostri  problemi personali. Questi però, vittima della sua megalomania, in questo frangente ha commesso una incomprensibile pirlata: trasformare queste scadenze amministrative in un referendum di gradimento della sua persona e sul suo operato di governo.

Pur di soddisfare questa sua “ossessiva lucidità perduta” si è perfino candidato al consiglio comunale di Milano come capolista. Una candidatura finta, un inganno, una  mancanza di galateo e di rispetto per le istituzioni. ma pur di assecondare la sua vanità ha imboccato anche questa strada.

Una parte del suo fedele elettorato questa volta ha detto no. Per la prima volta la capacità di Silvo Berlusconi di convincere gli elettori a credergli e a seguire tutte le sue indicazioni non ha funzionato pienamente.

C’è una parte del suo tradizionale elettorato che non crede più nel mito di questo settantaquatrenne sempre sfolgorante e ostentante una sua eterna giovinezza che farebbe di lui l’unico instancabile uomo di governo dedito a risolvere tutti  i problemi nostri e del paese.

Non è che questi elettori si siano spostati a sinistra e nemmeno sulla Lega. Hanno semplicemente smesso di votare Berlusconi perché non gli credono più!

Quindi? E’ come se il “sole” sul quale si regge un  complesso e vasto sistema, perdesse la  sua vitale energia. Sarebbero tempi bui per i vari pianeti e satelliti che gli ruotano intorno, un cataclisma di  enorme impatto ,ma nessuno può sapere con precisione quando queste inevitabili conseguenze avverranno e in quale successione.

Sicuramente il declino di questo “sole” terreno ed umano è già iniziato, ma è difficile prevedere cosa tutto questo procurerà giorno dopo giorno.

 

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