Spe salvi

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Seduto a tavola con la chicchera del caffé a fianco, Renzo finge di leggere avidamente il giornalone preferito di Prissy squadernato davanti a sé. Prissy dal canto suo sta terminando di governare la cucina e, facendo la spola, osserva di sottecchi con malcelata curiosità lo strano evento. Solitamente, infatti, Renzo si limita a scorrere qualche titolo ed a bofonchiare qualche commento salace quando ha per le mani la sua adorata Repubblica.

          Hai letto qui, Prissy?

          Se non mi dici a che cosa alludi, come posso risponderti?

          Hai ragione: si parla di Illuminismo e della Rivoluzione francese: C’è innanzitutto la Rivoluzione francese come tentativo di instaurare il dominio della ragione e della libertà ora anche in modo politicamente reale. L’Europa dell’Illuminismo, in un primo momento, ha guardato affascinata a questi avvenimenti, ma di fronte ai loro sviluppi ha poi dovuto riflettere in modo nuovo su ragione e libertà. Significativi per le due fasi della ricezione di ciò che era avvenuto in Francia sono due scritti di Immanuel Kant, in cui egli riflette sugli eventi.”

Prissy si fa guardinga, ma la curiosità ha il sopravvento:

          E allora, che dicono questi scritti?

          “Nel 1792 egli scrive: “Il passaggio graduale dalla fede ecclesiastica al dominio esclusivo della pura fede religiosa costituisce l’avvicinamento del regno di Dio” Ci dice anche che le rivoluzioni possono accelerare i tempi di questo passaggio dalla fede ecclesiastica alla fede razionale. … Esiste, per così dire, una nuova “attesa immediata”: il “regno di Dio” arriva là dove la “fede ecclesiastica” viene superata e rimpiazzata dalla “fede religiosa”, vale a dire dalla semplice fede razionale. Tre anni dopo, Kant prende in considerazione la possibilità che, accanto alla fine naturale di tutte le cose, se ne verifichi anche una contro natura, perversa. Scrive al riguardo: “Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore […] allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un’opposizione contro di esso; e l’anticristo […] inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull’egoismo). In seguito, però, […] potrebbe verificarsi, sotto l’aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose”.

          Quante banalità dicono questi matematici, sembra quasi di sentir parlare un prete. Costui, per il solo fatto di essersi occupato degli insiemi infiniti pensa di poter ficcare il naso in questioni filosofiche.

          Buona osservazione: conosco anch’io un tizio che si propone come genio della logica matematica (strano che sia nato a Cuneo e non Scandiano) e pretende di occuparsi di filosofia, saggistica, politica e quant’altro. Qui però, Prissy, non si tratta di Cantor, si tratta di Kant, Immanuel Kant: un filosofo tedesco illuminista del XVIII secolo.

          Poco importa:, è tedesco come Cantor, ma dice cose insensate. – ribatte Prissy, che comincia ad innervosirsi.

Renzo se ne accorge e prosegue nella lettura in silenzio per una decina di minuti. Poi, all’improvviso, riprende a leggere ad alta voce.

          “Dopo la rivoluzione borghese del 1789 era arrivata l’ora per una nuova rivoluzione, quella proletaria: il progresso non poteva semplicemente avanzare in modo lineare a piccoli passi. Ci voleva il salto rivoluzionario. Karl Marx raccolse questo richiamo del momento e, con vigore di linguaggio e di pensiero, cercò di avviare questo nuovo passo grande e, come riteneva, definitivo della storia verso la salvezza – verso quello che Kant aveva qualificato come il “regno di Dio”.

All’udire “rivoluzione proletaria” e il nome di Karl Marx il volto smarrito di Prissy si illumina, ma Renzo imperterrito prosegue.

          …Con puntuale precisione, anche se in modo unilateralmente parziale, Marx ha descritto la situazione del suo tempo ed illustrato con grande capacità analitica le vie verso la rivoluzione, non solo teoricamente: con il partito comunista, nato dal manifesto comunista del 1848, l‘ha anche concretamente avviata. La sua promessa, grazie all’acutezza delle analisi e alla chiara indicazione degli strumenti per il cambiamento radicale, ha affascinato ed affascina tuttora sempre di nuovo. La rivoluzione poi si è anche verificata nel modo più radicale in Russia.

Prissy ormai gongolante e conscia che l’adorata Repubblica non può tradire la Giusta Causa e l’Ideale, pregusta la disfatta dell’ignorante consorte.

          “… Ma con la sua vittoria si è reso evidente anche l’errore fondamentale di Marx. Egli ha indicato con esattezza come realizzare il rovesciamento. Ma non ci ha detto come le cose avrebbero dovuto procedere dopo. Egli supponeva semplicemente che con l’espropriazione della classe dominante, con la caduta del potere politico e con la socializzazione dei mezzi di produzione si sarebbe realizzata la Nuova Gerusalemme. … Allora tutto avrebbe potuto procedere da sé sulla retta via, perché tutto sarebbe appartenuto a tutti e tutti avrebbero voluto il meglio l’uno per l’altro. Così, dopo la rivoluzione riuscita, Lenin dovette accorgersi che negli scritti del maestro non si trovava nessun’indicazione sul come procedere. Sì, egli aveva parlato della fase intermedia della dittatura del proletariato come di una necessità che, però, in un secondo tempo da sé si sarebbe dimostrata caduca. Questa “fase intermedia” la conosciamo benissimo e sappiamo anche come si sia poi sviluppata, non portando alla luce il mondo sano, ma lasciando dietro di sé una distruzione desolante. Marx non ha solo mancato di ideare gli ordinamenti necessari per il nuovo mondo – di questi, infatti, non doveva più esserci bisogno. Che egli di ciò non dica nulla, è logica conseguenza della sua impostazione. Il suo errore sta più in profondità. Egli ha dimenticato che l’uomo rimane sempre uomo. Ha dimenticato l’uomo e ha dimenticato la sua libertà. Ha dimenticato che la libertà rimane sempre libertà, anche per il male. Credeva che, una volta messa a posto l’economia, tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo: l’uomo, infatti, non è solo il prodotto di condizioni economiche e non è possibile risanarlo solamente dall’esterno creando condizioni economiche favorevoli.”

Renzo ripiega il quotidiano e Prissy, lo sguardo bieco ed il colorito cianotico, lo fulmina strillando:

          Questo Kant è un cretino, non conosce la storia, non sa di cosa parla, dice cose senza senso e prive, come in altra ed alta sede sentenziato, di qualsivoglia traccia di esegesi storica e filosofica.

          Cara Prassede, Kant  avrebbe avuto qualche difficoltà a scrivere di Karl Marx e delle sue teorie. Ma non voglio competere con te che di queste cose te ne intendi molto più di me.

Ciò detto Renzo si alza e se ne va. Prissy afferra la Repubblica alla ricerca dell’articolo incriminato. Dall’interno escono una trentina di pagine dattiloscritte, con alcuni brani sottolineati.

Renzo, dal canto suo, medita fra sé:

          Santità, con tutto il rispetto che Le è dovuto, ma doveva proprio scriverle quelle cose sull’Illuminismo e sul Marxismo? Si rende conto che rischia di gettare nella costernazione, non tanto i soggetti come Prissy, che sono ormai irrecuperabili, quanto le anime belle, le Marie Rosarie, i cultori del “vangelo secondo me”, i cattolici adulti (altrimenti noti, grazie all’intelligenza del Migliore, come utili idioti), il Genio di Scandiano ed i genietti, taluni preti, certe suore, qualche vescovo, inneggianti all’arcobaleno, alla pace nel mondo, alla bellezza ideale del marxismo: insomma tutto il mondo catto-sinistro e catto-comunista? Prima di pubblicare l’enciclica, si è consultato con qualche cardinale, per esempio C.M. Martini o il suo successore D. Tettamanzi? Ha sentito l’illuminato parere della trimurti sindacale? Ha instaurato un tavolo di concertazione o, almeno, una cabina di regia?

Domande rimaste ovviamente senza risposta.

 

Renzo e Prassede augurano a tutti i lettori di Bice, e non solo ai cinque affezionati, un sereno Santo Natale ed un 2008 migliore dell’anno che sta per finire.

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