Sotto il vestito, qualcosa

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""Chi esprime questi pensieri sotto quale bandiera trova protezione e rifugio, sotto quale logo, sotto quale nome si identifica? Qual è il vestito che riveste le sue aspirazioni, le sue idee i suoi sogni?""
art. di A.Z.

«Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non  penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».

Chi scrive è la dissidente birmana San Suu Kyi .

«… dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda? »

E questo è un passaggio  tratto dall’ articolo “Le altre donne” di Concita de Gregorio.

Le parole di quest’ultima, direttrice dell’Unità, sono ben lontane dalla dolcezza pacata di San Suu Kyi, tuttavia mi sono riconosciuta anche in esse. Mi sono chiesta se queste parole possano essere in qualche modo definite, politicamente…sono di destra, sono di sinistra?

Indipendentemente da chi le ha scritte, queste sono parole che si appellano alla dignità femminile, alla dignità umana, parole che rivendicano per ogni essere il diritto ad essere libero dal bisogno, gli riconoscono il diritto alla salute, alla sicurezza, alla libertà, all’istruzione, gli riconoscono il diritto a  ricercare la felicità.

Chi chiede queste cose, per sé e per il suo prossimo, è di destra, è di sinistra, è un fascista, è un comunista…ammesso che queste parole abbiano un significato ormai… Chi esprime questi pensieri  sotto quale bandiera trova protezione e rifugio, sotto quale logo, sotto quale nome si identifica? Qual è il vestito che riveste le sue aspirazioni, le sue idee i suoi sogni?

Può essere una persona singolarmente indisponente, a mio avviso,  nonché piuttosto faziosa, come Concita De Gregorio, può essere una pacifica rivoluzionaria, come San Suu Kyi… ma sotto il vestito, la bandiera, il logo, differenti, che le identificano e le distinguono, albergano concetti universali e condivisibili, di certo sono donne pensanti, sono persone che hanno voglia di difendere le proprie idee, di fare qualcosa per i propri simili, uomini e  donne. Certo mi considero nei confronti della De Gregorio agli antipodi, politicamente, ma condivido il valore di certi concetti, delle idee espresse,  e questo fa  capire quanto siano assurdi talvolta i paletti che poniamo al nostro pensiero, al nostro giudizio, bollando come sbagliato, o ingiusto, o non condivisibile ciò che viene da un avversario politico, da chi riveste con un vestito diverso i propri pensieri.

Tutto ciò è profondamente ingiusto, direi incivile e  talvolta disumano.  

Sarà anche faziosa e indisponente, almeno secondo me, Concita De Gregorio, ma, tornando al tema, quale donna di “destra” ha avuto le sue stesse parole, per esortare, per difendere e proteggere dall’irrisione, dal giudizio volgare e impietoso, tutte “le altre donne”, quelle che quotidianamente vivono, lottano, si mettono in discussione, studiano, lavorano e guadagnano con onestà  ogni centesimo…Donne che non baratterebbero per nessuna cifra in denaro la loro dignità e la loro sensualità vera.

Nessuna.

Le donne di “destra” hanno fatto, sì,  quadrato, ma  attorno al loro e nostro Premier,  giustamente presunto innocente, come è giusto che sia, lui  come ogni altro cittadino,  ma che, forse,  non ha bisogno anche della loro difesa d’ufficio, ha già dei difensori attenti e agguerriti, molto competenti, che dimostreranno la sua innocenza. Addolora, pertanto,  che da nessuna di queste nostre rappresentanti sia venuta una sola parola, non solo per esortare queste giovani a ritagliare per sé stesse un avvenire più degno…ma nemmeno per il resto del mondo femminile, quello che si dedica alla famiglia e al lavoro e  che il turno di notte non lo fa alle feste, ma in ospedale, o sulle auto della polizia,  indossando con orgoglio e grazia  divise vere, e non ammiccanti travestimenti, donne spesso giovani e belle quanto e più di quelle che si accontentano di essere solo carne femminile.

Ma ripensandoci, qualche parola l’hanno spesa le donne di destra, ad esempio la Santanchè,  anche se fa sorridere che lei consideri “casi umani” per i quali intercedere solo queste disinibite  e disponibili “ragazze in difficoltà” e non un capofamiglia disoccupato, un  giovane ricercatore  senza avvenire, un  pensionato oppresso dai malanni…

Già, farebbe sorridere, se non facesse piangere.

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