Sosteniamo i pubblici esercizi chiusi in conseguenza di provvedimenti delle autorità e il loro diritto all’azzeramento dei tributi

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MOZIONE CON CARATTERE DI URGENZA

 

Oggetto: Sosteniamo i pubblici esercizi chiusi in conseguenza di provvedimenti delle autorità e il loro diritto all’azzeramento dei tributi

 

Premesso che

 

  • Il settore dei pubblici esercizi, in particolare bar e ristoranti, attraverso altalenanti aperture e chiusure, come da disposizioni del Governo e delle Regioni, è apparso da subito uno dei settori maggiormente penalizzati dalla diffusione della pandemia da Coronavirus.

 

  • Ad eccezione di una breve parentesi estiva, bar e ristoranti sono stati destinatari di un susseguirsi caotico di limitazioni: dalla riduzione del 50% dei coperti, all’apertura fino alle 18, alla chiusura totale durante i mesi del lockdown, all’apertura parziale solo a pranzo, con tavoli da 4 coperti se non congiunti, alla chiusura con sola possibilità di asporto.

 

  • Tali disposizioni, confuse e spesso adottate con modalità e tempistiche incompatibili con l’organizzazione del lavoro e gli approvvigionamenti necessari per lo svolgimento dell’attività, hanno determinato pesanti difficoltà per gli esercenti che addirittura in alcuni casi hanno ritenuto maggiormente conveniente mantenere la chiusura totale per evitare i danni derivanti dalle aperture “a singhiozzo”.

 

  • La confusa ed intermittente politica governativa ha illuso i titolari delle attività sopra citate sulla possibilità di poter aprire le loro attività, mettendoli nella condizione di affrontare importanti spese per la messa in sicurezza dei locali, per l’acquisto di sistemi di igienizzazione e pulizia, strumenti anti-contagio come plexiglass e separatori, così come servizi professionali di igienizzazione operati da aziende del settore, per poi decretarne invece la chiusura. Inoltre le aperture che hanno preceduto le feste natalizie hanno convinto i ristoratori ad organizzarsi con acquisti e rifornimenti per poi venire a conoscenza della decisione del Governo di chiudere le attività per tutta la durata delle festività.

 

  • L’asporto take-away o le consegne a domicilio a cui sono stati autorizzati gli esercizi di cui ai punti che precedono a partire dal 21 dicembre 2020, non consentono di avere entrate sufficienti per sostenere le spese necessarie e gli oneri per il mantenimento dell’attività in attesa del superamento dell’emergenza.

 

  • La situazione descritta nei punti che precedono sta mettendo in grave difficolta il settore dei pubblici esercizi ed in particolare i gestori di bar e ristoranti, sia per la confusione creata dal susseguirsi di norme diverse e contraddittorie, sia per l’insufficienza e la tardività dei cosiddetti “ristori” messi in campo dal Governo.

 

Considerato che

  • Il settore dei pubblici esercizi ed in particolare bar, ristoranti, pizzerie, catene di ristorazione, catering, pasticcerie, con 30 miliardi di euro di perdite, è in uno stato di crisi profonda con il serio rischio di veder chiudere definitivamente 50.000 imprese e di perdere 300 mila posti di lavoro.

 

  • I pubblici esercizi rappresentano un settore trainante del turismo e dell’economia del Paese con 85 miliardi di fatturato prodotto e 1.200.000 occupati.

 

  • Gli interventi messi in campo dal Governo sono solo una risposta parziale alle esigenze del settore: la liquidità non è ancora arrivata, la garanzia al 100% dello Stato per importi massimi di 25.000 euro è una cifra lontanissima dalle effettive esigenze delle imprese per far fronte agli innumerevoli costi da sostenere; inoltre la burocrazia rimane soffocante, appesantendo addirittura le stesse procedure degli ammortizzatori sociali e obbligando, di fatto, le imprese ad anticipare i pagamenti.

 

  • La Cgia Mestre (Associazione Artigiani e Piccole Imprese) ha recentemente evidenziato un dato preoccupante: su 423 miliardi di fatturato perso dalle imprese italiane nel 2020, gli aiuti del governo ammontano a 29 miliardi quindi è stato compensato dal governo italiano solamente il 7% di quanto è stato perso dalle imprese a seguito delle misure impeditive dello svolgimento delle attività imprenditoriali adottate.

 

  • Altri paesi europei come ad esempio Germania e Francia, hanno erogato finanziamenti a fondo perduto: il modello francese si caratterizza per un bonus diretto di 1.500 euro (elevabili a 6.500 solo se si sommano una serie di condizioni), mentre la Germania ha scelto un meccanismo che prevede 9 mila euro per imprese sotto i 10 dipendenti e 14 mila euro sotto i 25 dipendenti.

 

Rilevato che

  • Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi)-Confcommercio in una nota ha sottolineato che già molti imprenditori stanno maturando l’idea di non riaprire l’attività perché le misure di sostegno per il comparto sono ancora gravemente insufficienti e non si intravedono le condizioni di mercato per una ripesa, con la conseguenza che quando finalmente il Paese riaprirà vi è il rischio molto concreto che gli italiani trovino definitivamente chiusi ad esempio i bar sotto casa o le trattorie di quartiere.

 

  • Il settore della ristorazione “”è devastato, la situazione realmente drammatica: la perdita è stimata in 33 miliardi, con un crollo del 35% del fatturato, con 60 mila imprese a rischio e con oltre 300 mila posti di lavoro a rischio.” A dirlo è stato Roberto Calugi, direttore di Fipe Confcommercio, nel corso dell’audizione alla Commissione Attività produttive della Camera sulla legge di Bilancio.

 

  • La tassazione non ha subito cancellazioni ma soltanto differimenti, con il rischio di dover pagare ad esempio l’occupazione di suolo pubblico, nonostante la chiusura forzata, e la tassa sui rifiuti “virtuali”, considerato che di rifiuti non ne sono stati prodotti.

 

  • i tributi hanno la finalità di contribuire perché lo Stato, nell’interesse collettivo, consenta a ciascuno di svolgere la propria funzione nell’interesse comune. In particolare, chi svolge un’attività di lavoro autonomo paga il tributo in funzione del fatto che lo Stato o comunque la collettività lo metta nelle condizioni di svolgere un’attività economica e di lavorare.

 

  • Va ricordato inoltre che il libero esercizio dell’attività economica e il lavoro sono diritti costituzionalmente garantiti con la conseguenza che, nel momento stesso in cui lo Stato non consente ad alcune categorie l’esercizio della libera iniziativa economic
    a o comprime il diritto al lavoro, anche la legittimità della richiesta del tributo da parte dello Stato si indebollisce fortemente ed anzi risulta essere una vera e propria ingiustizia il fatto che lo Stato ne pretenda il pagamento.

 

Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta

 

  • per quanto di propria competenza, a disporre l’eliminazione di tutti i tributi locali a cui sono tenuti gli imprenditori che operano nel settore dei pubblici esercizi e che sono stati costretti, a seguito dei provvedimenti delle autorità, alla chiusura delle imprese;

 

  • per quanto di propria competenza a disporre che l’eliminazione dei tributi locali di cui al punto che precede perduri fino al termine dell’emergenza epidemica e alla ripresa totale delle attività;

 

  • ad interagire e collaborare, nonché a suggerire medesime misure, a Regione e Governo;

 

  • ad inviare la presente mozione alla Regione Emilia Romagna;

 

  • ad inviare la presente mozione alla Camera dei Deputi, al Senato della Repubblica e al Governo nazionale.

 

 

Il Consigliere firmatario

 

 

 

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