Sostenere gli amministratori pubblici, non demolirli

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Povero Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, che paga sulla sua pelle certe tensioni. Sembra che persista nei Cinquestelle una difficoltà a passare dai principi alla realtà di governo che,  nell’Italia burocratica e levantina, significa ogni giorno rischiare denunce e segnalazioni alla magistratura per errori  di interpretazione, per l’approssimazione dei tecnici e  per mille altre cause oggettive che nulla hanno di doloso. 

 

“”Voglio poi vedere quando si fa saltare in aria a Westminster “”. La battuta di Beppe Grillo dedicata al nuovo sindaco di Londa, potrà anche essere infelice, ma è stata detta su di un palco e in quel contesto deve rimanere, perché esclamata da un comico nell’esercizio delle sue funzioni, seppure nel contempo leader di un movimento. A me ha fatto sorridere, anche se non come leggere sull’Ansa ‘La battuta di Beppe Grullo’ e chissà se quel Grullo è un refuso, un lapsus del redattore o una ghignante volontà.

C’è movimento nel movimento, com’è naturale che sia, per sua natura in evoluzione permanente ed i quotidiani possono spolverare il termine preferito per i loro titoli: Bufera.

Forse la scomparsa di Casaleggio ha portato in superficie il processo inevitabile verso il consolidamento e quindi  il processo interno di organizzazione che non può basarsi sul webassemblearismo, anche se questa mutazione di pelle provoca molte resistenze. Ci sarà un motivo se, da che mondo è mondo, tutte le associazioni si affidano ad organi di rappresentanza ai quali delegare la gestione e l’approfondimento delle problematiche, delle strategie e delle tematiche che poi la base è chiamata ad approvare o a respingere?

Il nodo diventerà quale tipo di struttura darsi: federale con ampia autonomia locale, verticistica, appoggiata ai parlamentari o viceversa, extrauterina con la direzione affidata a una società come la Casaleggio? Assembleare non è possibile e già oggi non lo è più.

Povero Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, che paga sulla sua pelle queste tensioni. Lui sostiene, con buoni motivi, di non avere detto pubblicamente dell’avviso di garanzia perché non poteva a causa delle indagini in corso e perché coinvolgono, oltre a lui, altri membri del cda e una fondazione. Da Roma gli risponde lo stesso Beppe Grillo che comunque avrebbe dovuto darne notizia.

Vogliamo limitarci al merito della questione? Pizzarotti sottolinea il suo ruolo istituzionale di sindaco e quindi di non dovere inviare spiegazioni ad una email anonima, ma sono due piani diversi e non si possono confondere le mele con le pere. In questo caso nessuno ha chiesto le sue dimissioni da sindaco, ma gli è stata sospesa l’appartenenza ad un movimento che si dà delle regole, giuste, ingiuste o perfino in conflitto con il dovere di un pubblico ufficiale e quelle avrebbe dovuto rispettare. Se c’erano, perché anche su questo si discute.

Allargando lo zoom mi sembra che persista nei Cinquestelle una difficoltà a passare dai principi alla realtà di governo che,  nell’Italia burocratica e levantina, significa ogni giorno rischiare denunce e segnalazioni alla magistratura per errori  di interpretazione, per l’approssimazione dei tecnici e  per mille altre cause oggettive che nulla hanno di doloso.

La costante denigrazione dei pubblici amministratori indebolisce anche gli amministratori eletti dal movimento e non a caso molti degli ancora pochi comuni da loro governati hanno avuto problemi; io non credo per la disonestà di sindaci e assessori, ma per l’oggettiva difficoltà del ruolo. E’ impossibile oggi in Italia  durare una legislatura senza che qualche sospetto ti piova addosso e più che abbattere gli eletti, uno dopo l’altro come birilli, converrebbe destinare le straordinarie energie del Movimento a costruire nuove regole nel sistema legislativo delle autonomie locali.

Altrimenti, la storia ci insegna, quando una rivoluzione o un sommovimento sociale si  piega in se stesso autogiudicandosi  per essere sempre perfetto, finisce che, dopo un periodo di epurazioni, anzi amputazioni, denominato ‘terrore’ ai tempi della Rivoluzione Francese, arriva sempre un Napoleone, un Giulio Cesare, un Medici, un Mussolini. 

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