Sospendete “”Dalla vostra parte””. Le nazioni d’oltralpe che la vedono, si spaventano e chiudono le frontiere.

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Se questa trasmissione non andasse in onda, gli italiani non conoscerebbero, o conoscerebbero solo parzialmente, il problema dell’immigrazione. Le varie rivolte nei centri d’accoglienza e  il degrado in molte città d’Italia sarebbero sicuramente trattati in modo diverso.

 


Apriamo l’anno 2017 come avevamo lasciato il 2016. L’unica differenza è il numero: il sette, al posto del sei e, per chi “tiene superstizione”, sarà un anno d’angoscia. A mio avviso, però, anche per chi non crede nel numero fatale, non sarà un anno migliore di quello passato. Lo si evince già da questi primi giorni del mese. Nuovi attentati che flagellano per il momento il Medio Oriente, nuovi sbarchi e, adesso, anche le rivolte nei centri di accoglienza sovraffollati. A questo, si aggiunge la ormai cronica incapacità della politica a dare risposte a questa emergenza. 

E qui, mi riallaccio al titolo che è un po’ provocatorio, ma lo faccio a ragion veduta. Se questa trasmissione non andasse in onda, gli italiani non conoscerebbero, o conoscerebbero solo parzialmente, il problema dell’immigrazione. Certo, non siamo ai livelli delle ‘veline’ del ventennio, però, da gran parte dell’informazione, a mio avviso, c’è questa tendenza. Le varie rivolte nei centri d’accoglienza come a Cona nel Veneto, il modo di vivere a Rosarno in Calabria, o il degrado in molte città d’Italia sarebbero sicuramente trattate in modo diverso. Naturalmente il programma, prodotto e condotto da seri professionisti (lo dico da apprendista stregone), ha però alcuni pregi e difetti, che non possono sfuggire all’attento telespettatore. Parliamo, per ora dei pregi, che mettono allo scoperto un’Italia invasa da una marea di nulla facenti, che niente ha a che fare con chi veramente ha bisogno di essere assistito. Non solo. Scopre l’incompleta inettitudine della politica di dare risposte: sia essa di sinistra, come di destra. Le risposte dei politici della sinistra buonista, terzomondista e votata all’integrazione a senso unico, dicono che al momento, volenti o nolenti, dobbiamo farci carico del problema definito storico, risultano talmente scontate da far impallidire il termine lapalissiano. Però, non è neppure compressibile quale risposta dare seguendo i ragionamenti degli ospiti di destra della trasmissione.  In effetti, ci troviamo di fronte a slogan che sono solo aria fritta, distribuiti da ameni luoghi di villeggiatura. In estate, lo sfondo è quello di riposanti vedute marine o giardini fioriti, mentre quello invernale è la classica seduta nell’angolo di una baita, magari a Cortina.

Un esempio: s’invoca il rimpatrio di coloro che non avrebbero diritto all’accoglienza, senza sapere, in primis, la loro nazionalità. Ci si accorge solo ora che, dalla decolonizzazione, non abbiamo mai fatto patti bilaterali con la maggior parte degli stati africani. Solo oggi, il nuovo ministro degli interni Marco Minniti ha preso il volo per Tunisia, Malta e Libia, nella speranza di risolvere il problema.

Attenzione. E’ solo la punta dell’iceberg. Stiamo parlando della partenza, non del luogo di origine da cui proviene la maggior parte dei richiedenti asilo. Qui, sarà sicuramente un altro discorso e dovrà essere affrontato con delle valige piene di euro. Un po’ come abbiamo fatto con la Turchia alla luce del sole. Perche a pensare male si fa peccato, ma qualche volta ci si prende. Non dico niente di strano in quanto ci troviamo di fronte a un continente che ha una nazione che è al primo posto come corruzione. E a seguire, quasi tutta l’Africa.

A buon intenditor, poche parole. Però, parlare alla pancia della gente fa bene e porta voti. Se ne sono accorti anche quegli incompetenti del M5S (ma solo grazie al fiuto politico del loro padre-padrone), che cominciano, a discuterne, sapendo che una fetta del loro elettorato non è certo di sinistra ma fatto anche di persone che non vedendo, purtroppo, un partito di vera destra nazionale, che ha deciso di votare per quello che sembrava il male minore.

Termino, con una banalità (forse), legata alla seconda parte del titolo. Prevenire é meglio di curare. Sbaglio, Caro lettore?

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