Sono da perdonare, perché non sanno quello che fanno

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Un Parlamento di nominati, e non di eletti rende meno esercitabile, o impossibile, il diritto al dissenso, legittimo anche all’interno della stessa compagine ma, soprattutto, toglie ai cittadini il diritto fondamentale nella democrazia rappresentativa, ossia quello di scegliere i propri candidati. 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

In democrazia, che, seppure  imperfetta[1], è pur sempre il minore dei mali, ciò che conta è il numero di voti che si riesce a raggranellare; non conta  certo chi vota, né perché vota, tantomeno ha  importanza  quale genere di persona sia, chi esprime il voto. Per questo motivo, ovviamente esprimo un parere personale, dico che non sarebbe poi tanto male se, proprio per i motivi suddetti,  l’elettore potesse fare una scelta fra persone più preparate, fra persone più motivate e, udite udite, fra persone più competenti.

Và da sé che, quando i candidati sono fior di mascalzoni, o emeriti bricconi, o ignoranti  patentati… anche se vengono votati da galantuomini, sempre mascalzoni, bricconi, ignoranti rimangono. Parimenti, se i candidati sono persone eccellenti, probe, preparate, motivate e possibilmente con  la fedina penale immacolata,  se la scelta è solo fra candidati di quel tipo, alla fine, che vengano votati da camorristi, preti, gentiluomini, dame di carità o  eccelse menti, come dal popolo bue, sempre  si otterrà  comunque una classe politica  degna di governare e, soprattutto, con gli strumenti culturali  e professionali per poterlo fare.

I detrattori della legge elettorale attualmente in vigore,che prevede e permette, fra le altre cose,  che  i candidati siano scelti dall’alto, adducono lo scadimento generale della classe politica al tipo di reclutamento, fatto,  quello sì dissennatamente, fra le celebrità, le procaci disinvolte  fanciulle transumanti da un letto all’altro, i soci in affari, etc etc. piuttosto che fra i laureati e laureate in Scienze Politiche, i professionisti, i  probi uomini d’affari.

Ma è troppo semplice dare la colpa soltanto all’attuale, pur discutibilissima, legge elettorale…Perché,non solo oggi, anche in passato,ci fu la gloriosa presenza in Parlamento di personaggi di tale   levatura morale[2] da far sembrare Ilona Staller una grande statista, al loro confronto.

Un Parlamento di nominati, e non di eletti, comunque, a voler essere pessimisti, o semplicemente realisti, potrebbe essere composto di impiegati, uomini di fiducia, simpatizzanti, parenti e amici di chi li mette nelle liste. Ciò rende meno esercitabile, o impossibile,  il diritto al dissenso, legittimo anche all’interno della stessa compagine ma, soprattutto, toglie ai cittadini il diritto fondamentale nella democrazia rappresentativa, ossia quello di scegliere i propri candidati. Senza considerare che talvolta le persone scelte sono  perfettamente inadatte a governare,  per intrallazzi, pendenze giudiziarie, o perché sono  in odor di mafia, o in odor di camorra, o in odor  di corruzione, o in odor di  qualsiasi altro  possibile lezzo dell’anima. E accade anche che elementi scelti per amicizia, per parentela,  per complicità, per fama televisiva, sportiva, canora, o per altre meno raccontabili abilità, vengano proposti agli elettori che, di fronte a quel che passa il convento,  votano.

E non ci sono recriminazioni di sorta, dopo, è tutto regolare, ce li abbiamo mandati noi, con i nostri voti, a governare…sia quelli che prestano la loro alta missione in Italia, sia quelli che abbiamo spedito a dare il meglio di sé al parlamento Europeo.

A proposito di europarlamentari, la cantante Iva  Zanicchi, PdL, animalista convinta,grande amante di cani e di gatti,  ha tranquillamente votato la  recente direttiva UE che consegna, di fatto, le bestiole abbandonate e tradite dagli indegni esseri umani, ai laboratori di  vivisezione.

Vorrei dire alla Zanicchi che in ciò che scrivo di lei non c’è “nulla di personale” ma non è possibile.

L’approfondimento giornalistico, per sua natura, è personale, nella scelta dell’argomento da trattare, nelle considerazioni che si fanno, nelle conclusioni che si traggono, nei giudizi che si danno, o nei pareri che si esprimono.[3]

Tornando alla parlamentare europea, la signora Zanicchi è persino disarmante, nella sua casereccia insipienza, come se fosse casualmente capitata da quelle parti, quando afferma  “non sapevo nemmeno per  cosa stavo votando”. E, come  nella più becera  delle tradizioni, prontamente dà  la colpa ai subalterni, ai suoi assistenti, perchè, dice, “Non posso mica seguire i lavori di tutte le commissioni”.

A parte la bella notizia che paghiamo anche degli assistenti, per ogni parlamentare europeo, vorrei dire anche qualcosa d’altro.

Ecco, se non è pretendere troppo, alla signora in questione, e a tutti i nostri rappresentanti  in generale, sotto i cieli bigi di Bruxelles, potremmo chiedere  di essere innanzitutto presenti fisicamente in aula e  presenti anche con la testa, e almeno sobri, alle votazioni. Non sarà un bel giorno il giorno in cui, invece di qualche sfortunata bestiola, si tratterà di votare per direttive riguardanti l’economia, l’agricoltura, gli esseri umani. Perché non sempre le direttive UE sembrano frutto di grande acume politico e di scelte razionali.

O, forse, semplicemente, in molti quando votano non sanno quello che fanno.

 

 

 

 

 

 

 


[1] Churchill disse che: “”La democrazia è la peggiore forma di governo, però migliore di tutte le
altre che siano mai state tentate””,

[2] Uno a caso, il sen. Francesco Moranino Il 22 aprile 1956 questo signore fu condannato in contumacia all’ergastolo per sette omicidi

Si legge nella sentenza: «Perfino la scelta degli esecutori dell’eccidio venne fatta tra i più delinquenti e sanguinari della formazione. Avvenuta la fucilazione, essi si buttarono sulle vittime depredandole di quanto avevano indosso. Nel percorso di ritorno si fermarono a banchettare in un’osteria e per l’impresa compiuta ricevettero in premio del denaro.». La sentenza di condanna all’ergastolo fu confermata dalla Corte d’Assiste d’Appello nel 1957.

Diametralmente opposto il punto di vista dell’ANPI, come viene indicato nel sito istituzionale:

«Era così evidente l’intento persecutorio contro il comandante partigiano che, nel 1958, il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, decretò la commutazione della pena in dieci anni di reclusione.» finché il 27 aprile 1965 ottenne la grazia dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, nel  maggio seguente venne rieletto nelle file deò PC Psiup ed entrò nella Commissione Industria e Commercio del Senato. 

[3] Gli articoli di approfondimento sono in genere caratterizzati da una costruzione con prevalenza di verbi attivi e da spiegazioni concrete delle notizie con abbondanza di esempi. Inoltre, la personalità dell’autore è di solito molto più in evidenza. Infine, gli approfondimenti terminano sempre con una conclusione ben definita.

 

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