Sondaggio: “Il 65% dei modenesi promuove Pighi”

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“Evitiamo letture semplicistiche dei risultati del sondaggio commissionato dal Pd”

 

Sia la Giunta che il sindaco Pighi ottengono la sufficienza, o anche più, dal 65% dei modenesi. Le ricostruzioni pubblicate sono troppo semplicistiche: non tengono conto di quella polarizzazione della società che è uno degli aspetti più rilevanti delle dinamiche contemporanee. Ecco la dichiarazione in proposito del segretario cittadino Pd Giuseppe Boschini:

 

La ricostruzione secondo cui nel sondaggio commissionato dal Pd ad aprile scorso Giunta e sindaco avrebbero avuto valutazioni negative e insufficienti è del tutto semplicistica e priva di riscontro.

Il valore medio indicato per sindaco e Giunta (5,8-5,9) vale un po’ come la media del famoso pollo di Trilussa… Essa è infatti la risultante di una parte di cittadini (il 19%) che danno sull’operato del  primo cittadino una valutazione negativa (voto 4 o inferiore), un’altra parte (14%) che dà una valutazione leggermente negativa (voto 5), ma di una parte molto più consistente che dà una valutazione positiva: voto 6 per il 27% della popolazione modenese, voto 7 per il 20%, addirittura voto da 8 a 10 per il 18%. Dunque il 65% dei modenesi dà a Pighi la sufficienza o molto più della sufficienza, e altrettanto avviene –con solo lievi variazioni- per la Giunta.

Quella media “alla Trilussa” è insomma la risultante di un elettorato sempre più polarizzato, e anche di una parte crescente della popolazione che verso la politica ha un atteggiamento di netto rifiuto: volano così i voti bassi per una parte di “scontenti radicali”  che abbiamo visto crescere in tante città e in tutto il paese, e anche a Modena un po’ su tutte le questioni poste: e questo influisce sulla media finale. Ma una analisi più attenta ci dice che la larga maggioranza dei modenesi (65% appunto) è contenta o più che contenta di quello che fa il governo cittadino. Questo viene del resto confermato dai voti ottimi che l’amministrazione continua a ricevere su tutta la linea per la qualità dei suoi servizi e delle sue politiche, malgrado i sacrifici e i tagli imposti dall’austerità di questi ultimi anni: servizi sanitari,  offerta culturale,  servizi per l’infanzia,  servizi per gli anziani prendono tutti voti superiori al 7 o vicinissimi al 7. Un risultato straordinario di questi tempi. Ma anche qualità dell’ambiente – al di là di tutte le polemiche di questi mesi – così come il rispetto fra le persone, hanno voti largamente superiori al 6, segno che Modena è ancora una città coesa e dove si vive bene: il voto alla qualità della vita complessiva è 6,8, con il 62% dei cittadini intervistati che dà voto 7 o più. Per il 72% Modena è governata come o meglio delle altre città dell’Emilia-Romagna. Dunque, non esattamente l’idea di una città che si sentirebbe mal governata….

La radicalizzazione dello scontento di parti della città si rileva del resto nella interessante domanda posta rispetto al fiducia verso i principali attori della città: al primo posto i soggetti del volontariato, all’ultimo i partiti, dove in particolare quelli della destra ricevono bassissimi indici di fiducia. Effetto della “vocazione di sinistra” dei cittadini modenesi, si dirà, o della generale crisi di popolarità dei partiti, come del resto rilevato negli ultimi anni anche da indagini nazionali condotte da ISPO e altri istituti. La cosa che sorprende è che i partiti di destra riscuotono poca fiducia anche da chi si dichiara loro elettore: voto 5,5 al Pdl dai suoi stessi elettori, voto 5,1 alla Lega dato dai leghisti. Il Pd in questo dimostra di saper parlare almeno al suo elettorato, che in città gli attribuisce un più confortante 6,7% di fiducia. Fiducia che comunque appare critica o appena sufficiente verso molte istituzioni e soggetti “collettivi”: sindacati, alcuni organi di stampa e altri soggetti “di riferimento”, viaggiano poco sopra la sufficienza. La crisi fa traballare certezze e rende più difficile la credibilità e la rappresentatività per tutti, non solo per i partiti e le istituzioni. Al Comune, per inciso, va un 6,3 di piena sufficienza.

Le proiezioni di voto sui partiti sono da considerare con molta prudenza: il sondaggio, già un mese prima delle recenti elezioni amministrative, metteva in forte luce il calo drastico delle forze di destra (Pdl e Lega), ma anche a Modena, come in tanti sondaggi nazionali, l’area del non voto, degli indecisi e di chi non risponde raggiunge quasi il 50%: se un 25% di astenuti dal voto è “fisiologica” anche nella nostra città, resta un 25% di “veri indecisi” che invita tutte le forze politiche, anche quelle che come il Pd sembrano avere nei numeri una buona tenuta, a misurarsi fino in fondo coi problemi dei cittadini: dalla capacità di risposta, oggi, non dalla tradizione e nemmeno dal buon governo fin qui assicurato (e riconosciuto) dipende l’approvazione dei cittadini e quindi il futuro consenso elettorale.

Quanto ai casi amministrativi più specifici (Via Aristotele, inceneritore, etc.) è vero che parti consistenti degli intervistati dicono di propendere maggiormente verso la posizione dei Comitati (circa il 40%), ma sono meno comunque di quanti non votarono Pighi e il Pd alle ultime elezioni, ossia dell’area di “naturale” opposizione alla giunta. E in ogni caso questo dato ribadisce soprattutto che la politica ha bisogno, più di un tempo, di creare le basi del consenso per le proprie decisioni, e che quando le problematiche si cristallizzano in un sì/no, muro contro muro, il dibattito si polarizza e così pure la popolazione. Un invito chiaro, dunque, e che da tempo cerchiamo di raccogliere, a costruire in modo meno frontale, meno bipolare il confronto politico, per trovare soluzioni sempre più condivise in cui parti più ampie possibili della città possano rispecchiarsi, almeno in parte.

Ma l’indicazione più forte che viene dal sondaggio, e che non è emersa dai resoconti “di seconda mano” di questi giorni, riguarda le priorità dei modenesi: ciò che c
hiedono al loro futuro e quindi alla politica, ciò che li preoccupa di più. Al primo posto largamente su tutto (col 29%) sta la crisi economica e il lavoro. Una percentuale che in tempi passati a Modena non era mai emersa. Questa dunque l’indicazione politica più chiara: partiti e amministrazione siano capaci di farsi interlocutori di chi vede a rischio il proprio futuro, a partire dai giovani, dai lavoratori, dagli imprenditori. Se sapremo dare risposte credibili su questo tema, con unità e responsabilità, la fiducia nel “sistema Modena” da parte dei cittadini rimane alta, molto superiore a quella di altre parti del paese, e non dovremo assistere, come in altre realtà, al calo di fiducia verso le istituzioni e il governo politico della città, che oggi gode ancora –pure tra tante difficoltà e con molti elementi di attenzione- di un ampio riconoscimento da parte dei nostri concittadini.

 

cs

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