Solo et pensoso i piú deserti campi vo mesurando

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""...Vi invito a Roma perché merito immutata fiducia, perché devo compiere ciò che ho promesso e che non ho ancora realizzato: la libertà dai comunisti, dalle toghe rosse, dai clandestini, dai furti e dai delitti, dalle troppe tasse! Vincerò la disoccupazione, il precariato: ci sarà ricchezza per tutti, camperemo fino a 120 anni; la rivoluzione liberale che realizzerò vi annienterà dalle catene...""

 


Quando, giorni orsono, vidi su un quotidiano la pubblicità con la quale Silvio Berlusconi invitava a partecipare alla manifestazione  di sabato 20 marzo

2010 in piazza S. Giovanni a Roma, notai con sorpresa che la foto proposta era la stessa che fu usata nel 1994, ora come  quando scese nel campo della politica attiva.

La mia prima reazione fu il pensare ai brutti scherzi che può giocare la vanità e la civetteria in un uomo più che adulto in balia del culto di sé stesso. Infatti fui indotto ad accostare il personaggio agli “immortali” del secolo scorso che molto più delle dive del cinema, soffrivano il culto della loro immagine a  tal punto che, complice una televisione ancora da venire, venivano raffigurati con foto ingannevoli, ma in grado di stupire molta parte del loro popolo, come eroi inossidabili anche alla invincibile inclemenza del tempo. 

 Per questo, al testo che motivava quel raduno «L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio» pensai che occorresse aggiungere qualche postilla del tipo… “Anche se, per amore, siamo tentati a volte di spacciare come verità qualche menzogna, come fossero rughe da cancellare con il cerone” .

Poi, dopo questo divagare in libera uscita,mi convinsi, e lo sono tutt’ora, che quell’immagine era stata scelta per un logico motivo se pur subliminale. Io,  Silvio, oggi sono come ero allora: tanto abbiamo fatto, ma molto altro è ancora da realizzare : voglio una rinnovata fiducia.

Non l’ho ancora realizzato finora perché me l’hanno impedito, coi complotti,  i brogli, i tranelli interni, le inchieste di magistrati comunisti.

 Vi invito a Roma perché merito immutata fiducia, perché devo compiere ciò che ho promesso e che non ho ancora realizzato: la libertà dai comunisti, dalle toghe rosse, dai clandestini, dai furti e dai delitti, dalle troppe tasse! Vincerò la disoccupazione, il precariato: ci sarà  ricchezza per tutti, camperemo fino a 120 anni; la  rivoluzione liberale che realizzerò vi annienterà dalle catene etc etc etc.

L’uomo esperto anche di passioni amorose, sia come protagonista sia come vittima delle stesse, sa bene che queste promesse, anche se molto coinvolgenti, possono risentire dell’usura del tempo. Ma sa anche che a volte possono riprendere vigore, facendo uso di armi improprie o manovre elusorie, suadenti e seduttrici.

Il tutto se è poi condito  con una notevole, invidiabile, rara perché non facilmente imitabile, capacità di comunicazione, il risultato ha grandi possibilità di successo.

Eppure quanti disastri, quanto danno, quanta deriva culturale sta procurando al nostro paese questa irresponsabile “ deregulation” made in Brianza.

Il populismo che sta cercando di cavalcare sperando che abbia la meglio sul delicato e complesso equilibrio sul quale si regge e trae maturità una autentica democrazia è una colpa gravissima paragonabile solo al lassismo di tutti coloro che lo permettono!

Ora Silvio chiama una folla oceanica a radunarsi in Roma per chiederle direttamente “volete i comunisti al governo?” “Noooo…” e così via “giocando”. Eppure, mi domando; ma siamo davvero sicuri che così facendo, così ridendo e così scherzando, addirittura sui fondamentali che sono a sostegno e a garanzia di un moderno Stato democratico, siamo certi che dopo Silvio Berlusconi non possa venire qualcun altro, grazie ad una pista già collaudata, permessa, sperimentata e  condivisa, che chiami la gente a Roma per chiedere loro e ottenere un avvallo su qualcosa di ben più terribile per il popolo italiano?

 

 

(continua giovedì)

 

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