Solidarietà ai sanitari vittime di aggressioni

Condividi su i tuoi canali:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su print
Condividi su whatsapp
None

Comune di Modena

Consiglio Comunale

Gruppo Consiliare Lega Modena

PROTOCOLLO GENERALE n° 118725 del 07/04/2022                

(p.e.c.)

Modena, 06/04/2022

Al Presidente del Consiglio Comunale di Modena

Al Sindaco del Comune di Modena

 

ORDINE DEL GIORNO

OGGETTO: Solidarietà ai sanitari vittime di aggressioni

Premesso che

  • il 12 marzo 2022 si è svolta la prima “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari” indetta il 27 gennaio 2022 con Decreto del Ministero della Salute;
  • le violenze su medici e infermieri sono in costante aumento e per questo il Ministero della Salute ha deciso di istituire l’ “Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie”;
  • vengono in genere classificate 4 tipi di violenza: aggressione fisica (azione violenta di una o più persone nei confronti di altre persone),  minaccia (promettere o annunciare un male e/o un danno), molestia (infastidire con comportamenti, parole o atti indesiderati), aggressione verbale;
  • secondo le stime della Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), nove infermieri su dieci sono stati vittime di violenza sul luogo di lavoro;
  • secondo i dati resi noti dal sindacato dei medici dirigenti Anaao- Assomed il 55% dei medici ospedalieri ha subito almeno un episodio di violenza. Dai dati emerge che il 48% dei medici che ha subito un’aggressione verbale ritiene l’evento ‘abituale’, il 12% ‘inevitabile’, quasi come se facesse parte della routine o fosse da annoverare tra i normali rischi professionali. Le percentuali cambiano di poco in coloro che hanno subito violenza fisica: quasi il 16% ritiene l’evento ‘inevitabile’, il 42% lo considera ‘abituale’;
  • i dati Inail confortano l’ipotesi che vi è ancora oggi una sottostima del fenomeno. Infatti, nell’intero quinquennio 2016-2020, nella Sanità e assistenza sociale sono stati oltre 12 mila i casi di infortunio in occasione di lavoro accertati positivamente dall’Inail e codificati secondo la variabile Esaw/3 Deviazione “80 – sorpresa, violenza, aggressione, minaccia, ecc.”. Una media, quindi, di circa 2.500 casi l’anno. Il 46% di tali infortuni è concentrato nell’Assistenza sanitaria (ospedali, case di cura, studi medici), il 28% nei Servizi di assistenza sociale residenziale (case di riposo, strutture di assistenza infermieristica, centri di accoglienza, ecc.) e il 26% nell’Assistenza sociale non residenziale. A essere più colpiti sono i “tecnici della salute”, infermieri ed educatori professionali normalmente impegnati in servizi educativi e riabilitativi;
  • nel novero dei 2500  sanitari aggrediti ogni anno non è  contemplato, però, il personale  convenzionato, come i medici di famiglia, le guardie mediche, i medici del 118, della libera professione, i medici penitenziari. Inoltre, molti medici non presentano denuncia, o non fanno ricorso al pronto soccorso per aggressioni che non provocano lesioni. E queste sono probabilmente la maggioranza;
  • gli infortunati sono per quasi tre quarti donne, con donne vittime di episodio di violenza negli ospedali e nelle case di cura nel 64% dei casi e nell’80% nelle strutture di assistenza sociale residenziale e non;
  • anche a Modena questo fenomeno è rilevante se è vero negli ultimi due anni sono stati denunciati 569 casi di violenze a sanitari.

Considerato che

  • alla base delle conflittualità ci sono spesso dinamiche correlate alle preoccupazioni per il proprio stato di salute o per quello dei propri familiari, a problemi di comunicazione tra professionista e paziente, alla carenza di personale e all’abnorme affluenza di utenza in alcune sedi. Spesso il cittadino giudica insoddisfacenti le risposte che offrono i servizi sanitari: quindi problemi che partono da  servizi inefficienti o dalla scarsa organizzazione, ricadono in definitiva sulle spalle dei sanitari. Infatti, i sanitari rappresentano gli interlocutori principali degli utenti insoddisfatti, il front office, su cui ricadono gli esiti di scelte amministrative e politiche;
  • la tensione che scaturisce dai servizi che l’utente giudica a torto o a ragione insufficienti, può generare aggressività nei confronti degli operatori sanitari;
  • episodi di violenza si verificano anche nelle strutture sanitarie di tipo medico-legale, in cui i sanitari che devono esprimere valutazioni non sono visti come alleati, ma come antagonisti, quando il giudizio medico-legale, in termini di nesso causale con l’attività lavorativa, di durata del periodo di inabilità temporanea assoluta o di entità del quadro invalidante, non aderisce alle aspettative dell’utente. Si possono verificare, così, anche in questo ambito, episodi di aggressione verbale e fisica agli operatori sanitari, con il ricorso a minacce, anche reiterate nel corso degli incontri che possono avvenire con lo stesso professionista, sia durante la definizione del caso, sia in occasione di visite di revisione o di visite collegiali;
  • i sanitari si trovano a lavorare in condizioni sempre più difficili, con turni massacranti, frustrazione, mancanza di tempo per svolgere al meglio le prestazioni o per informare in modo esaustivo il paziente;
  • recenti studi hanno attestato che molti sanitari dei nostri ospedali sono in burn out, tanto da indurre alcuni di essi a  cercare occupazioni di tipo diverso;
  • in 20 anni in Italia sono stati dimezzati i posti letto e spesso il medico deve fare l’impossibile per reperire un posto letto libero per un ricovero che ritenga necessario o deve fare scelte difficili su chi dare la precedenza.

Sottolineato che

  • a questa situazione di difficoltà si è aggiunta negli ultimi 2 anni l’impatto della pandemia Covid che ha comportato negli operatori sanitari o un aumento delle preoccupazioni, del rischio, del carico di lavoro e dello stress;
  • il Covid ha fatto nascere divisioni anche all’interno della popolazione, non tutta disposta ad accettare misure e imposizioni non condivise;
  • questo ha innescato un cortocircuito comunicativo che certe rigidità del sistema hanno sicuramente esasperato, determinando uno scollamento tra personale sanitario e una parte della popolazione, mettendo spesso in dubbio il tradizionale rapporto fiduciario medico-paziente;
  • a questo si aggiunga la frustrazione e il disagio psicologico, quando non è diventato patologia psichiatrica conclamata, conseguenti alle misure restrittive imposte (lockdown, distanziamento, scarsa socializzazione, ecc.), ma anche collegabili alla paura di ammalarsi di Covid e alle incertezze sociali collegate alla situazio
    ne;
  • la nostra società sta purtroppo diventando sempre più conflittuale e violenta.

Ricordando che

  • oltre ai posti di pronto soccorso, esistono contesti particolarmente difficili in  cui i rischi per i sanitari sono di norma maggiori rispetto alle normali strutture assistenziali: si pensi ai luoghi in cui vengono trattati pazienti affetti da patologie mentali gravi (il superamento delle misure di contenzione se da un alto rappresenta un grande segno di civiltà e umanità, dall’altro espone gli operatori a maggiori rischi), pazienti con disabilità gravi, alcolisti, pazienti che abusano di psicofarmaci o stupefacenti, pazienti con forme di demenza, pazienti all’interno di penitenziari o di centri di accoglienza;
  • gli episodi di violenza comportano per gli operatori sanitari conseguenze fisiche e psichiche spesso gravi e che non si limitano al momento dell’aggressione fisica o verbale ma che si trascinano nel tempo, con importanti ricadute sulla sfera psichica, con forme di ansia e depressione e di minore soddisfazione nell’attività lavorativa quotidiana. Oltre alle conseguenze sullo stato di salute degli operatori sanitari colpiti occorre considerare anche le conseguenze economiche negative di tali situazioni.

 

 

IL CONSIGLIO COMUNALE

  • condanna incondizionatamente ogni forma di aggressione e violenza nei confronti dei sanitari;
  • esprime piena solidarietà e sostegno alle vittime;
  • manifesta altresì gratitudine e riconoscenza ai medici e agli altri sanitari per il duro lavoro quotidiano, esasperato  da due anni di pandemia e per l’alto prezzo in vite umane pagato al servizio degli altri;

CHIEDE AL SINDACO ALLA GIUNTA

  • non solo di monitorare il fenomeno e di fare specifici approfondimenti, ma di farsi parte attiva per prevenirlo, coinvolgendo tutti coloro che sono coinvolti nella governance della sanità;
  • propone nello specifico di richiedere misure di prevenzione idonee a mitigare il rischio: migliorando la qualità dei servizi (la cui inefficienza è spesso alla base delle proteste o contestazioni degli utenti),  aumentando le tutele e le sicurezza nei presidi sanitari più esposti (come i posti di pronto soccorso), assicurando un accompagnamento alle visite domiciliari in quei contesti  che i medici considerino non sicuri, rafforzando quel patto che tradizionalmente lega il paziente al proprio medico, professionista della salute a cui ci si affida, in uno scambio improntato alla fiducia reciproca e all’alleanza terapeutica, fornendo ai sanitari gli strumenti formativi per la risoluzione dei conflitti,  deburocratizzando il loro lavoro, mettendo a disposizione una rete efficace di supporti (anche di tipo psicologico) nei confronti di chi malauguratamente abbia subito episodi di violenza, ecc.

 

 

Giovanni Bertoldi

Alberto Bosi

Barbara Moretti

Stefano Prampolini

Luigia Santoro

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...