“”Solidale, ma non faccia la vittima””. Rosi dixit

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Articolo di Maria: una sensibilità femminile guidata da equilibrio e senso della misura commenta con intelligenza altre autorevoli esternazioni riguardanti l'aggressione al Premier


“”Solidale, ma non faccia la vittima””.

Anche se quelle dell’on. Di Pietro sono assolutamente… memorabili… fra tutte le dichiarazioni che ho sentito fare a proposito del ferimento di Berlusconi, questa dell’on. Rosi Bindi,  mi ha colpito ancora di più, in negativo ovviamente, e per due motivi.

Il primo motivo è il ricordo, personale e amaro, di  questa stessa frase, a me indirizzata; per la sua gratuità l’ho trovata infinitamente inutile e maligna, oltre che impietosa e ingenerosa.

Il  secondo motivo, sicuramente più importante,  è che una simile frase proviene da una donna, quando ogni donna, per sua natura, almeno così sembra, dovrebbe essere dotata di istintiva pietà per chi soffre, chi è vittima, fisica o morale, della violenza altrui.

Ritengo di possedere, certo senza mio merito, ma  semplicemente come femminile caratteristica, la predetta pietà. Questa, unita alla profonda repulsione che l’inciviltà e la violenza  comunque mi suscitano, mi ha fatto provare un po’ di pietà persino verso Saddam Hussein, irriso dai suoi aguzzini, mentre gli infilavano il cappio al collo.Aveva diritto almeno alla  morte senza dileggio, ad essere giustiziato con dignità. Anche se lui, alle sue vittime, non l’ha concesso. Chi è capace di irrisione anche in quella situazione estrema, sprofonda nell’abiezione quanto un dittatore sanguinario e più ancora.

Pertanto, il volto insanguinato del premier, oscenamente esibito su tutte le prime pagine, mi ha destato la più profonda pietà, la stessa che avrei provato anche per un avversario politico, a maggior ragione per qualcuno che io stessa ho contribuito ad eleggere, come Berlusconi. Stride, il suo atteggiamento sicuro e sorridente di qualche minuto prima, con l’espressione sorpresa e sofferente del suo viso dopo l’attentato. Questo mi ha fatto pensare alla fragilità che sta dietro ogni persona, anche la più spavalda e ottimista, anche la più forte e sicura di sé.

Chi è incapace di pietà, chi è incapace di una parola di solidarietà e conforto, chi, di fronte alla sofferenza, fisica e morale degli altri, ignora la mano tesa, è sprezzante, incurante, immemore e sarcastico, mi fa orrore. Se poi, azioni come queste, vengono da persone tanto devote e pie, c’è poco da stare allegri. Un bel tonfo davvero, per la Bindi.

Ora le parole di esecrazione per il colpevole, il coro unanime della solidarietà verso Berlusconi,  sono cose fin troppo facili e scontate, si sprecano. Non aggiungerò le mie. In tempi non sospetti, quando ancora tutto sembrava circoscritto solo alle parole di qualche incivile esagitato, ho scritto sull’argomento nel n. 197 di Bice. [1]

Sono contro ogni forma di violenza, verbale e fisica. La libertà d’espressione, sempre presente in democrazia, fa sì che ciascuno sia libero, fino alla licenza,  di dire ciò che più gli aggrada, fino al linciaggio morale. E il pericolo è che qualcuno, incitato alla violenza, fomentato da continue esortazioni a demolire l’avversario, montato dagli inviti a distruggere il rivale politico, esasperato dagli insulti, e, magari, anche a  furia di sentirsi dare del c……. e dello squilibrato, alla fine decida di comportarsi come tale. 

Non è un gran bel risultato.

Ciò che sgomenta e inorridisce è che ci si dimentichi che siamo in democrazia e che tutto, in democrazia, si può e si deve risolvere con il voto, anche le velleità autoritarie di qualche politico o di qualche partito.


Forse siamo ancora in tempo, finiamola una buona volta di dare del c….  a chi non vota per il nostro stesso partito, finiamola di usare metafore insultanti per definire gli avversari politici o semplicemente chi ha “il grave torto”  di avere idee non perfettamente allineate con le nostre.

Un po’ d’aria pulita.

Di questo si sente il bisogno.

Un po’ d’aria senza l’inquinamento delle menzogne, delle calunnie, delle cattiverie e delle crudeltà che sembrano essere diventate il solo sistema di rapportarci col prossimo, quando questo, per i più vari motivi, non fa quello che vogliamo noi o non  è  come noi lo vorremmo.

Nel caso del premier fino ad ora la violenza si era limitata a scambi di parole, bassamente insultanti, da ambo le parti, parole spesso calunniose, talvolta approssimative…ma erano parole. Che si sia passati ai fatti, e in questo modo, ci dovrebbe riscuotere, far riflettere, finalmente, sul reale significato della politica e delle azioni ad essa demandate, sulla necessità della sinergia delle varie forze che la compongono, piuttosto che sullo scontro. Continuare a dare addosso all’avversario, per salvare sé  stessi, coprire i propri errori, i propri limiti, oltre che essere ingiusto, non serve certo a toglierci dall’empasse nel quale la nazione è imprigionata.

Ora gli implacabili avversari, coloro i quali, secondo le retoriche espressioni di molti, hanno armato con le loro critiche la mano di Massimo Tartaglia, vedranno cancellate  e comunque attenuate, anche le colpe reali del premier…Una bella lezione, per i violenti, i fomentatori, gli ingenerosi calunniatori  e i meschini detrattori. Non credo che questa beatificazione fosse nei loro progetti, ma è inevitabile e ad essa si dovranno ben  rassegnare.

Anche perché  la violenza, le menzogne, l’istigazione all’odio, le calunnie, sono dei provvidenziali boomerang che tornano, prima o poi, ma sicuramente, al mittente, con potenza e velocità moltiplicate.



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