Sinistra italiana nasce perche’ e’ stata sconfitta e cancellata all’interno del PD

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In Italia nasce un nuovo gruppo parlamentare, con la volontà di diventare partito, a causa di una sconfitta interna storica e definitiva, perché ad una visione delle società si è sostituita la necessità di vincere, a prescindere dal come, inventandosi ‘Il partito della nazione’ 

Bontà sua, Matteo Renzi dice del nuovo gruppo Sinistra Italiana: “Intanto auguri: non li considero nemici del popolo. Sono dei nuovi competitor quindi li rispetto e non li prendo sottogamba. Detto questo, è evidente che la loro iniziativa è il prodotto di una sconfitta”.

E che altro potrebbe essere? Per lasciare un partito e tranciare le proprie radici politiche non basta una sconfitta congressuale; occorre la riconosciuta impossibilità a portare avanti quelle idee e quei programmi che si ritengono costitutivi e del proprio impegno e contestualmente essenziali per il Paese.  Renzi non ha sconfitto la sinistra interna; la ha delegittimata, sbeffeggiata, derisa, emarginata, annullata.

Renzi ha letto l’opposizione interna soltanto come un intralcio, mai come un richiamo a valori o ideali, mai come una visione alternativa del reale e delle sue esigenze: “Certa sinistra ha passato un anno ventre a terra contro di me e contro il governo: non c’era piazza dove la Fiom non mi aspettasse per chiedere lavoro (magari lo facesse di più e in modo più coerente!), in Parlamento hanno fatto aventini e votato contro ogni nostro provvedimento (che sono del tutto simili a quelli a suo tempo proposti da Berlusconi e combattuti), sono stato accusato di attentare alla democrazia e hanno messo in campo uno sciopero generale come non ne facevano da anni… Quando attaccano Happy Days non lo fanno perché si sentono lontano da Fonzie, ma perché si sentono lontani dalla felicità. Senza scomodare la costituzione americana e la filosofia politica, io invece credo che la felicità sia l’orizzonte politico da dare agli italiani”.  Una roba da Baci Perugina insomma, banale, retorica che non dice niente, come molte delle frasi ad effetto del premier, incarti senza caramella dentro.

In Italia nasce un nuovo gruppo parlamentale, con la volontà di diventare partito, a causa di una sconfitta interna storica e definitiva, checché ne pensino Bersani, Cuperlo e coloro che sono rimasti nel Pd, perché ad una visione delle società si è sostituita la necessità di vincere, a prescindere dal come, inventandosi ‘Il partito della nazione’

E’ da cioccolatini il mito di un partito capace di rappresentare tutto e tutti, utopia nella quale avrebbe potuto misurarsi soltanto la Dc, quando richiamava il proprio senso di essere ad una divinità, non ad un modello sociale. E’ di ieri la dichiarazione di Pier Ferdinando Casini, per molti anni ancorato al centrodestra: “”I moderati che sostengono il governo non lo devono fare con la vergogna o sotto il tavolo come se si sentissero in colpa. Occorre ripartire da zero, con un nuovo contenitore, che ridia speranza a tutti quegli italiani che non possono riconoscersi nella piazza di Bologna””. “”La parabola ventennale del centrodestra si è chiusa ieri. Con questo palco singolare con cui di fatto le carte le dà Salvini. E’ una sconfitta per tutti quegli italiani e sono stati tanti, che in questi venti anni hanno ritenuto che la bandiera dei moderati potesse essere sventolata dal centrodestra””.  Nella felicità immaginata da Renzi si riflettono comodamente forze e leader che con altrettanta facilità fino a ieri si riflettevano nel popolusimo berlusconiano… perché, in fondo, sempre di populismi si tratta.

Non può perciò stupire la nascita di Sinistra Italiana, per chi vuole continuare un progetto di società inclusiva, ridistributiva delle ricchezze, attenta alle pari opportunità, ai diritti e ai doveri, che ritiene il lavoratore un protagonista dell’impresa e non soltanto un prestatore d’opera, che combatte la precarietà, la marginalizzazione economica e sociale, ecc.

Vincerà? Sono sicuro di no. Diventerà maggioritaria? Soltanto se saprà essere forza alternativa, coerente, capace di fare un bagno di umiltà superando le rigidità passate della sinistra, capace di andare oltre i personalismi e i bisogni di bottega.  Ne dubito!

Quasi impossibile! Ma è meglio essere sconfitti difendendo democraticamente le proprie idee che vincere portando avanti, con cerotti, strappi e ricuciture, quelle degli avversari. 

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