Sindacati, non fatemi ridere

Condividi su i tuoi canali:

None

Il sindacato, un tempo, rappresentava l’associazione dei lavoratori. I tempi sono cambiati, ahimé, come l’economia del paese, ed ora i sindacati, Cisl e Cgil in testa, rappresentano per lo più i pensionati ( 65% degli iscritti ) e cercano di tutelare, naturalmente, i loro interessi, ovvero le pensioni. La denuncia della Cisl sassolese assume toni drammatici : -“” A Sassuolo e dintorni un pensionato su quattro percepisce la miseria di 400 euro mensili: se non dispone di altre entrate familiari non riesce a campare…””-. E adesso, chi avrà più il coraggio di versare un euro per la fame in Africa e sostenere nel contempo lo sguardo di un anziano sassuolese? Battutacce a parte, lo sanno anche i grulli che la “”minima”” è la cosidetta pensione di “”vecchiaia””, concessa anche a chi non ha mai lavorato in vita sua, che agricoltori e artigiani percepiscono pensioni risibili in base ad altrettanto risibili versamenti obbligatori di categoria. Quello che alcune forze politiche vogliono far credere è che la pensione sia un fatto sociale e non economico, che basti divenire vecchi per mettere le dita nel vasetto della marmellata, magari preparata dagli altri.  La Cisl di Sassuolo ha scoperto che il 35% dei suoi iscritti arriva al massimo a 840 euro al mese, mentre il 22% non supera i 1.260 euro e solo il 18% supera questa cifra: uno scandalo, dicono, per un territorio evoluto come il sassolese. Come mai il sindacato non dice che oggi molti stipendi di giovani lavoratori sono inferiori a queste pensioni ? Perchè non dice che le future pensioni di quei giovani saranno pari al 56% del loro stipendio finale, mentre i loro nonni e padri sono andati a riposo con l’82% dello stipendio ? Urge ricordare che l’istituto della pensione in Italia nacque ed è regolato sulla solidarietà generazionale: l’Inps paga le attuali pensioni con i contributi versati dagli attuali lavoratori, che saranno a loro volta “”pensionati”” con i contributi dei futuri lavoratori: praticamente una scommessa con mille incognite.Secondo il sindacato il territorio di Sassuolo sarebbe “”evoluto”” : anche se i giovani tra i 30 e 39 anni sono a rischio di povertà, senza lavoro o precari, impossibilitati a metter su famiglia per i costi di case e tutto il resto ? La crisi economica del distretto è tangibile: le aziende lottano per la sopravvivenza loro e dei posti di lavoro che hanno creato. Se crolla l’economia crolla anche il sociale, e, anche se al sindacato piace ripetere che “”I diritti acquisiti non si toccano”” ( scusate, gli altri sì ? ) bisognerà rivedere proprio la ridistribuzione della ricchezza, anche attraverso la definizione della spesa sociale, e richiedere sacrifici a tutti, nessuno escluso ! Attualmente il nostro paese destina il 25% del Pil alla spesa sociale, contro il 29% circa di Francia e Germania, ma non è questo gap del 4% il vero problema. Infatti mentre in questi due paesi europei la quota di spesa sociale destinata alle pensioni è pari al 49,5%, nel nostro paese raggiunge il 71,5%. Pensioni mangiatutto, quindi. Chi, di conseguenza , in Italia riceve meno fondi ? Presto detto: i giovani disoccupati, solo il 2% della spesa sociale, contro il 9% che destina loro la Germania. E poi la Sanità italiana, a cui va il 23,2%, contro il 28,8 in Francia, e infine la famiglia, quella che si vorrebbe rilanciare, ma solo con un 3,5%, contro il 10% stanziato sia dalla Francia che dalla Germania. Indubbiamente, come afferma il sindacato Fnp-Cisl, negli ultimi 10-12 anni il potere d’acquisto delle pensioni è diminuito del 30%, ma la stessa cosa è accaduta agli stipendi, con l’aggravante che i lavoratori non godono di nessun sconto di “”categoria””. Forse il sindacato medita di attingere all’acquasantiera dell’INPS per rilanciare la qualità della vita dei sassuolesi ? Speranza remota. Ormai il buco dell’Inps ha superato i 550 miliardi di euro, altro che pozzo di S.Patrizio, ma, se può servire a consolare gli amministratori locali, oltre i due terzi del deficit Inps sono imputabili alle regioni del SUD. Saranno, allora, Comuni e Regioni a rimpolpare gli esauti portafogli dei pensionati di Sassuolo e dintorni ? Altra illusione, compagni ! Nel periodo dal 2001 al 2004, l’imposizione fiscale dei Comuni è aumentata del 52%, quella della Regione addirittura del 125%. Allarmarsi oggi per i mancati interventi di ieri non è prova di serietà deontologica. Dalla legge Mosca in poi è stata tutta una folle rincorsa ad accaparrarsi al più presto una solida pensione, spesso spinta al rialzo in vista di manovre pre-elettorali. Bei tempi vero, cari sindacalisti, quando bastavano ventanni scarsi di lavoro per goderne quaranta di pensione, quando si elargivano promozioni a profusione negli ultimi anni di lavoro tanto pagava l’Inps, questa entità oscura dalle mille mammelle sempre gonfie di soldi pubblici. Che manna quando interveniva la Gepi, quando con la CIG straordinaria si regalavano sette- otto anni di versamenti ! Ora che avete venduto i buoi chiudete le stalle, così gli asini e vitellini che sono rimasti dovranno lavorare minimo quarantanni per godersene (?) quindici in pensione, e con quale pensione !?! Cari pensionati, vivete questi begli anni che vi restano e pregate per i vostri disgraziati colleghi di domani !

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...