Signore e signori, il professor Gian Carlo Pellacani

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“Mi candido alla carica di sindaco della città di Modena per dare una spallata ad un regime che ha fatto di Modena, in più di 60 anni, una brutta addormentata da risvegliare al più presto”.

Questo ha dichiarato a Bice  il candidato sindaco ex Magnifico Rettore professor Gian Carlo Pellacani nell’intervista che precede la presentazione ufficiale oggi in città della lista civica apparentata col Pdl e coordinata dal prof. Rodolfo Cecchi.

 

“Domani, martedì 17 marzo – esordisce il prof. Pellacani – sarà presentata una lista civica costituita da più di 100 homines novi rappresentanti di tutte le categorie sociali, economiche e civiche che, con un atto di coraggio, hanno deciso di rompere con la tradizione dominante, più che sessantennale, di un apparato politico economico dai mille tentacoli, dove rapporti tra politica e affari sono ormai intrecciati a doppio filo da troppo tempo. Tanti volti nuovi, tra cui tanta gente comune che ama Modena: non solo notabili che frequentano gli esclusivi salotti della politica,  ma anche tante persone di varia estrazione sociale. Gente comune, gente che ha voglia di nuovo. Da quando ho ufficializzato la mia intenzione di candidarmi a sindaco, contrapponendomi alla candidatura di Pighi, tantissimi funzionari e dirigenti dell’amministrazione locale si sono complimentati con me, hanno lodato il mio coraggio, confidandomi però purtroppo l’impossibilità di sostenere pubblicamente la mia campagna elettorale per paura di ritorsioni e vendette pubbliche e private: questo la dice lunga sul clima che impera da troppo tempo in città in tutti i palazzi dove la tessera politica non dovrebbe essere determinante per l’assunzione in un ente pubblico. La città deve essere amministrata secondi principi di trasparenza da amministratori capaci e sapienti che non siano espressione ed emanazione diretta di un partito”.

 

Lei cosa propone ai modenesi?

 

“Io metto a disposizione dei modenesi le competenze acquisite nell’amministrazione di un’eccellenza del nostro territorio come l’Ateneo di Modena e Reggio, dove ho ricoperto il ruolo di Magnifico Rettore per due mandati: un’esperienza importante dove ho esperito di persona che a Modena ci sono potenzialità straordinarie.

Propongo la costruzione di infrastrutture fondamentali e vitali per la vita economica del nostro territorio: in una realtà provinciale dove, per andare a Carpi, Mirandola e Sassuolo, addirittura, siamo costretti ancora a percorrere strade costruite in epoca ducale. Se non investiamo nelle infrastrutture, presto, le nostre aziende, che detengono un significativo primato in Emilia Romagna nel campo delle esportazioni, nel lungo periodo, non riusciranno a reggere la sfida col mondo della globalizzazione, dove ricerca e investimenti in tecnologia all’avanguardia sarannno una delle risposte per poter uscire dalla crisi mondiale finanziaria, economica, qui, in Italia, marcatamente infrastrutturale”.

 

Lei cosa pensa della pletora di enti pubblici comuni, province, regioni, comunità montane, etc. etc. troppo numerosi, costosissimi, inefficienti e in perenne conflitto di competenze legislative fra loro,  paralizzando così spesso la costruzione di importanti nodi infrastrutturali?

 

“Penso che sia improcrastinabile e irrinunciabile una semplificazione amministrativa: bastano infatti pochi veti incrociati e contrasti tra una trentina di comuni per impedire la costruzione di strade importanti come la pedemontana o come la cispadana che resterà probabilmente solo sulla carta. Sicuramente troppi enti pubblici creano confusione, ciascun ente allarga il proprio ambito giurisdizionale entrando in conflitto col diretto vicino. In Italia esistono più di 8.000 comuni dispendiosi, inutili che andrebbero accorpati: in Francia ne esistono più di 3.600 e sono già moltissimi anche lì, secondo il mio parere. Anche il dibattito sull’abolizione delle province è di strettissima attualità visto che le regioni furono create con la premessa, mai realizzata, di abolire la costosissime province. Si parla spesso da anni, a ragione, dell’abolizione delle province, ma nessuno parla mai della diminuzione del numero dei comuni e di un loro eventuale forte accorpamento e ridimensionamento”.

 

Lei crede che Modena uscirà prima di altri distretti italiani dalla crisi economica e dalla stretta creditizia che penalizza ora le imprese?

 

Sì, sono fiducioso e ottimista perché conosco bene la proverbiale laboriosità degli imprenditori modenesi e perché gli istituti creditizi italiani si sono esposti meno a giochi di finanza creativa; ciononostante ci sono imprese che sapranno sopravvivere all’uragano, ma altre forse, che non hanno investito in ricerca ed innovazione tecnologica, resteranno indietro: tutto dipende dalla capacità  degli imprenditori di sapersi rinnovare ed affrontare anni difficili rimboccandosi le maniche cosa che i modenesi, grandi lavoratori, hanno sempre fatto.

 

Pe
r tutelare ordine pubblico e garantire sicurezza ai cittadini, cosa propone?

 

Sicuramente la certezza della pena e la sua espiazione senza indulti e amnistie per i criminali e, come sistema deterrente, la stipula di accordi internazionali, affinchè i cittadini extracomunitari clandestini che siano condannati con condanna passata in giudicato possano espiare la pena nei paesi di provenienza: il sistema carcerario italiano versa già ora in condizioni di estrema difficoltà.

 

 

E, cambiando argomento che bilancio possiamo fare della vita culturale a Modena?

 

“Occorrerebbe razionalizzare le risorse soprattutto nell’allestimento delle mostre di arte contemporanea, troppo elitarie, costose, di cui non si conoscono bene i reali fruitori e frequentatori: ci vorrebbe più trasparenza nel rendere pubblici i dati sui costi di questi cosiddetti eventi e sulla reale affluenza del pubblico a queste mostre. Occorrerebbe rilanciare e incrementare la nostra facoltà umanistica, nata a Modena nel 1998, fortemente voluta da Fausto Battini, presidente della Banca Popolare dell’Emilia Romagna: credo che le miriadi di associazioni culturali presenti a Modena che ricevono lauti contributi dal comune (e per il comune costituiscono un bacino di voti non irrilevante) dovrebbero entrare nel circuito delle attività che fanno capo alla nostra facoltà umanistica. Io, per esempio, per anni mi sono battuto perché anche la facoltà di lettere e filosofia fosse coinvolta nell’organizzazione del festival della filosofia, per preparare e supportare i modenesi nella fruizione di un evento della durata di soli tre giorni, che, così com’è, non può che essere un fenomeno di mera e effimera spettacolarizzazione della cultura. Oggi spero che ci siano condizioni diverse affinchè le proposte avanzate da me per anni possano avere attuazione: per 9 anni l’Ateneo è stato escluso da rapporti di partnership con il festival della filosofia perché chi lo ha diretto finora lo ha gestito sempre come cosa sua. L’Ateneo modenese raggiunge livelli di eccellenza in tutte le discipline scientifiche, spero che anche nella facoltà di lettere e filosofia si possano ottenere gli stessi risultati, perché ci sono tutte le premesse per questo. 

 

Intervista di Giulia Manzini, giornalista pubblicista

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