Sicurezza : interviste (im)possibili

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A volte le interviste impossibili sono scomode, a volte, come quella che A.Z. ha fatto a gente comune, appaiono di difficile pubblicazione. Non sono politically correct, ma sono, proprio per questo, più intense e vere


Sono le sei di mattina, il giovane Abdoul Guiebre, operaio di diciannove anni nato in Burkina Faso ma cresciuto a Cernusco sul Naviglio, entra in un bar seguito da due amici, Samir R. e John K., con cui ha trascorso la serata. I tre rubano un pacco di biscotti ma vengono visti dai due titolari, Fausto e Daniele Cristofoli,  padre e figlio, che stanno caricando il furgone all’esterno del bar. Scoppia una rumorosa rissa in strada, che richiama l’attenzione del vicinato. Da una parte i tre ragazzi di colore muniti di bottiglie ed un’asta di legno, dall’altra i due italiani con una spranga di ferro. Sotto gli occhi della gente affacciata alle finestre e lo sguardo della telecamera di una banca, Abdoul, che stava per avere la meglio sul più anziano,  Fausto, viene colpito a tradimento dal figlio con una sprangata.

Difficile o impossibile trovare una giustificazione, tutti si sono schierati  contro  i due violenti che hanno ucciso il ladruncolo. Ma nessuno si chiede come viva un esercente, un piccolo commerciante, alle prese con una quotidianità difficile, resa talvolta impossibile dal taccheggio, un vero stillicidio, parola che hanno usato anche alcuni intervistati, ai quali abbiamo chiesto di esprimere un parere su questi fatti, portando anche la loro esperienza..


  Davide B. , titolare di una grande edicola-cartoleria -tabaccheria

– Siamo costretti ormai a chiudere completamente le serrande anche nell’intervallo dalle 12,30 alle 15,30 per proteggere almeno le vetrine. Abbiamo  subito vari furti, di cui due  nel giro di sei mesi, con danni ingenti alle vetrine e merce per svariate migliaia di Euro sottratta, soprattutto ricariche telefoniche e sigarette. Ma non si contano i piccoli furti, un vero stillicidio. Entrano in due,  tre ragazzi, mentre uno mi chiede una ricarica da 5 € gli altri mi portano via i DVD con i film. Un bambino di sette anni regolarmente mi ruba penne e cancelleria varia. Mi sono lamentato con suo nonno, mi ha tolto il saluto dopo avermi apostrofato in malo modo, dicendomi che il giornale va a comperarlo da un’altra parte.


Marina F . titolare di un bar-latteria

– Io e mio marito gestiamo un piccolo bar, che alla fine del mese ci fa guadagnare l’equivalente di un modesto stipendio, detratte tutte le spese. Quello che può apparire trascurabile, come il furto di un pacco di biscotti, o di una confezione di cioccolatini, per noi, che ne subiamo continuamente significa una perdita notevole, perché questi episodi sono all’ordine del giorno e ci vedono impossibilitati a impedire che queste cose accadano, mentre io sto alla cassa mio marito serve i clienti ma non può avere mille occhi e molti entrano ed escono in pochi minuti d’orologio, senza nemmeno avvicinarsi al banco per ordinare qualcosa o almeno per pagare ciò di cui si sono appropriati : stecche di cioccolato, pacchetti di caramelle . Non siamo in grado di impedire questa emorragia di piccoli furti che per noi, a fine mese, significano una notevole fetta del nostro modesto guadagno andato in fumo. Ci sono anche ragazzi italiani che fanno questi furtarelli ma soprattutto  sono piccoli nomadi e extracomunitari. Sono quasi sempre minorenni, non e’ possibile alcuna azione giudiziaria,  vengono subito  riconsegnati ai familiari e il giorno dopo sono da noi a rubare.


Alessandro D.

Sono il responsabile del ****, uno dei discount della zona. Purtroppo il mio compito principale è diventato quello di sorvegliare  che non portino via la merce. Il mio incubo sono le nomadi che hanno le gonne con le tasche nascoste. Riescono  a portare via chili di merce camminando disinvolte, pagano un pacchetto di caramelle alla cassa e si portano a casa decine e decine di euro in merce rubata.


Adriano B , padre di Davide, contitolare dell’edicola-cartoleria-tabaccheria

 

-La verità, scomoda per i buonisti è questa che le dico: noi non siamo tutelati, viviamo nella continua incertezza di quello che accadrà fra un minuto, o al momento della chiusura o se giro le spalle al cliente mentre Davide è a comprare i bolli o è andato in posta. La notte di capodanno è stato barbaramente assassinato un nostro collega, un  tabaccaio di settantacinque anni, Mario Girati. Colpevoli  quattro nordafricani. Ma siccome ad essere stato essere ammazzato come un cane è stato un italiano, che  non era  in giro alle sei di mattina  a rubare e a tirare bottiglie nessuno ne parla più. A chi chiederanno il risarcimento milionario i suoi parenti, a chi chiederanno che sia fatta giustizia. C’è posto e comprensione solo per chi ruba e  quando viene ucciso è un martire. Nessuno ha il coraggio di dire che rubava e la sua azione ha scatenato la violenza dei due baristi. Che adesso devono anche vendere la casa, per fronteggiare le spese. Se i genitori di Abbè gli avessero insegnato che non si deve rubare mai non solo un pacchetto di biscotti ma niente, nessuno ha il coraggio di dire che sarebbe stato meglio, invece che fare le lacrime  e chiedere il risarcimento adesso, sarebbe stato meglio se se lo tenevano a casa, alle sei del mattino, il bravo ragazzo. Adesso loro avranno un risarcimento esemplare, a parenti di Mario Girati resterà solo il dolore e la rabbia –


E’ difficile, anche per chi scrive, mantenere un atteggiamento distaccato e indifferente.

Da una parte una giovane vita, stroncata dalla violenza spropositata  di due persone esasperate.

Dall’altra le difficoltà comuni a molto piccoli commercianti e titolari di piccoli esercizi, per far fronte continuamente, in ogni momento lavorativo, ai furti, un’emorragia l’ha definita qualcuno, che rende vani lo sforzo e la fatica di ogni giorno.

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