Siamo tutti ISIS

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Di fronte ad un ragazzo che in ospedale lotta per sopravvivere, il video dell'incidente non toglie e non aggiunge nulla alla cronaca. non capisco e compatisco il bisogno della maggior parte dei network televisivi mondiali di cercare e trasmettere il video dell'incidente di Jules Bianchi


Ho avuto necessità di pensarci una settimana ma ancora faccio fatica a comprendere, anzi, proprio non capisco e compatisco il bisogno della maggior parte dei network televisivi mondiali di cercare e trasmettere il video dell’incidente di Jules Bianchi, avvenuto durante il Gran Premio di Singapore di domenica scorsa.

Non ce la faccio perché di fronte ad un ragazzo che in ospedale lotta per sopravvivere, il video dell’incidente non toglie e non aggiunge nulla alla cronaca: che la gru non dovesse trovarsi lì siamo in grado di comprenderlo lo stesso, idem per le condizioni di bagnato estreme.

Ma siamo davvero così schifosi?

Nessuno si è vergognato nell’osservare quei frame, quella vergogna sana, figlia della pudicizia, la stessa che si prova quando mal volentieri si assiste ad una scena di vita intima.

Quando andiamo ad un funerale non provate vicinanza incondizionata? O viviamo il bisogno di aprire l’estremo giaciglio per vedere se il rivestimento è in pizzo o imbottito-rinforzato?

Forse ci si sarebbe dovuti comportare esattamente come con i video messi in circolazione da ISIS. con le decapitazioni di uomini occidentali; vedere la testa staccata dal corpo non aggiunge nulla proprio come vedere ogni attimo dell’incidente di Bianchi.

Trasmetterlo significa non essere diversi da quei pazzi di ISIS.

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