Si ride solo a sinistra?

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Non ridono tutti gli altri? Ma chi sono quelli non di sinistra?Maria prova a chiarirlo.

Una delle capacità indubbie della Sinistra in generale, è quella di aver saputo collegare a sé concetti e valori dell’umano consesso, come la giustizia sociale, la libertà, la giovinezza, l’avvenire, la solidarietà, il volontariato, l’avanguardia culturale, il pacifismo, la tolleranza, l’accoglienza, le riforme sociali, la difesa dei deboli e degli oppressi, la tutela delle minoranze, la salvaguardia dell’ambiente, la protezione animali, la modernità, il pensiero libero, persino la bontà…praticamente rivendicandone l’esclusiva.

Automaticamente, collocati a destra, seduti pertanto dalla parte del torto, stanno tutti gli altri, i guerrafondai, gli oscurantisti, i padroni sfruttatori, gli intolleranti, i razzisti, i bigotti, gli illiberali, i cattivi e tutto il vecchiume impolverato della Cultura, ritenuta  inutile, in quanto non allineata.

Non serve, io credo, sottolineare quando assurde, ingiuste e vili siano queste divisioni, tendenziose e comunque sbagliate perché in mala fede ignorano che questi sono concetti e valori umani assoluti, trasversali rispetto a tutte le tendenze politiche e a tutte le ideologie, valori che appartengono a tutti i cittadini, con buona pace dei qualunquisti manichei.

Ho sempre pensato che l’Arte, in senso lato, intesa quindi come comprensiva di ogni manifestazione dell’ingegno e dell’intelletto umani, fosse una cosa a sé stante, per fortuna libera da tutte le pastoie, i divieti, i paletti e quant’altro viene invece imposto dalla politica più o meno in tutti i campi.

Evidentemente mi sbagliavo. I limiti e i divieti, i paletti e certe anguste paratie, impediscono di fatto che si possa far musica, si possa scrivere, si possa fare teatro, o cinema, o si possa semplicemente far ridere… se non si è di sinistra.

Perché?

Che siano di sinistra anche la satira, il sorriso, l’allegria, l’umorismo…è inaccettabile.

Certo appare impossibile che un comico, come Crozza, (che non mi fa ridere comunque) non  possa fare satira se non prendendo di mira con virulenza sempre la stessa persona, e solo una fazione, quella destrorsa, piuttosto che la sua avversaria, riservando a quest’ultima appena dei lievi tocchi, blandi, ogni tanto, per salvare le apparenze, verrebbe da pensare…

E dire che, in entrambi gli schieramenti, quindi anche a sinistra, non mancano davvero gli incapaci, le nullità privilegiate, le macchiette, le figure grottesche, i campioni dell’incoerenza, le mezze figure e, perché no, i nani e le ballerine, di “formichiana” memoria. Per chi vuole fare satira politica, il materiale non manca.

Che la Littizzetto, ad esempio, faccia ridere, anche se con battute assai grevi e monocordi, è indubbio. Ma quando non tratta di funzioni corporali, organi sessuali, etc., quando si cimenta  a sua volta nella satira e fa la paternale a qualcuno dei politici, (beninteso dopo aver salutato, assai servilmente, Napolitano e signora) rivolge le sue battute sempre  contro gli stessi…Il suo ultimo bersaglio, Ferrara. Una frase, ingannevolmente seria – Io sono per la democrazia e trovo ingiusto che impediscano a Ferrara di parlare – era in realtà preparatoria per un’altra battuta, non ricordo le parole esatte ma il concetto era – E’ giusto farlo parlare, così si fa male da solo, così si distrugge con le sue mani etc.-  

E giù tutti a ridere.

Forse sarebbe opportuno che continuasse ad intrattenere gli spettatori con i suoi prediletti nomignoli affibbiati agli organi sessuali, con le sue  parolacce estemporanee, che divertono molto lei per prima e poi anche gli spettatori, certo…E’ risaputo che una delle chiavi della comicità, forse non la più eccelsa, tuttavia efficace,  sta  in ciò che attiene alle funzioni corporali, agli organi sessuali, e quindi si ride. E meno male che si ride, non si può certo stare sempre a dialogare dei Massimi Sistemi…

Ma, a proposito di umorismo, di comicità pura, di performances esilaranti…forse alla signorina torinese farebbe un gran bene assistere, tanto per dire, ad una delle lezioni tenute da Anna Marchesini, austera professoressa di Educazione Sessuale. Senza ricorrere al turpiloquio, senza scendere di un solo millimetro dall’altezza della sua inarrivabile classe, parla più o meno delle stesse cose, in un monologo in crescendo, difficilissimo per qualsiasi altra attrice…facendo ridere, veramente,  fino alle lacrime.

E senza  neppure bisogno di avere un fessacchiotto come spalla.

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