Si parla tanto di fare sistema ma di fatto non succede

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Luigi Tollari segretario generale UIL e Raffaele Mininno sindacalista UIL PENITENZIARI. Due uomini che lottano per tutelare i lavoratori in momento di crisi economica e per garantire piu’ sicurezza agli agenti di polizia penitenziaria

L’economia modenese fatica a riprendersi nonostante l’ultima indagine congiunturale della Camera di Commercio parli di lenti e costanti segnali di ripresa. Sul fronte del mercato del lavoro quali sono i principali problemi che la Uil sta affrontando?

 

Come sindacato ci troviamo in una fase congressuale molto delicata e rilevante. Stiamo discutendo sui principali problemi che affliggono i lavoratori a livello locale. Uno dei primi obiettivi che ci poniamo è il confronto sull’economia modenese che al momento sta attraversando un periodo non facile con gravi ricadute sui lavoratori. Si parla tanto di fare sistema ma di fatto non succede. La crisi di molte aziende ne è una conferma. Si tratta di una crisi che investe tutti i settori benché il più penalizzato sia, senza dubbio, il tessile abbigliamento. Aziende che chiudono, cassa integrazione, mobilità questo è lo scenario che ci si trova davanti ogni giorno. Nonostante ciò, a mio parere, manca un impegno concreto da parte degli imprenditori e da parte del governo.

 

Cosa pensa della finanziaria di Berlusconi? E’ favorevole o contrario?

 

Ho un parere assolutamente negativo! La Uil come sindacato ha già annunciato quattro ore di sciopero in segno di protesta! La finanziaria avrà drammatiche conseguenze sul tessuto sociale modenese a causa della drastica riduzione dei fondi a favore delle amministrazioni locali. Il sindacato si sta già adoperando per aprire un tavolo di confronto con tutti i comuni della provincia in modo da analizzare e discutere come salvaguardare alcuni meccanismi fondamentali di una società democratica. Mi riferisco alla tutela delle persone non autosufficienti, all’impoverimento del mercato del lavoro e al grave problema della casa che di giorno in giorno assume proporzioni sempre maggiori. Oggi a Modena l’affitto di un appartamento oscilla tra gli ottocento e i novecento euro. La gente non ce la fa più! Considerando che lo stipendio medio è di mille euro la situazione diventa insostenibile. A tutto questo si aggiunge il problema dell’Ici, della Tarsu delle bollette per l’immondizia senza dimenticare gli asili per i bambini. Sono troppe le questioni che richiedono uno scambio di opinioni con i sindaci al fine di trovare soluzioni alternative in tempi brevi. In passato le amministrazioni comunali potevano contare su una liquidità maggiore che oggi non c’è più. Mi auguro che i sindaci e gli imprenditori possano avere un confronto sereno con i sindacati che esprimono i bisogni di oltre 200 mila iscritti considerando cgil e cisl. Quella di Berlusconi è una finanziaria che non tiene conto nemmeno di progetti di rilancio dell’occupazione con investimenti in ricerca e formazione trascurando completamente i giovani lavoratori, i quarantenni e le donne. Nulla è stato previsto per queste categorie. Con rammarico devo dire: Modena non è più quell’isola felice che era un tempo.

 

I tre sindacati hanno dato avvio ad una raccolta di firme per presentare al Governo una proposta di legge d’iniziativa popolare a tutela delle persone non autosufficienti che a Modena sono oltre diciottomila. Davvero la finanziaria non tiene conto di questa fascia di popolazione?

 

In Italia i disabili sono due milioni mentre il numero dei giovani che hanno riportato un handicap a causa di un incidente stradale è in costante aumento. Oggi sono trecentomila. Numeri importanti che la finanziaria ha totalmente ignorato. Noi non possiamo far altro che darci da fare con questa raccolta di firme. L’obiettivo è ambizioso ne sono consapevole. Ci occorrerebbero subito circa duecentomila firme sul territorio nazionale, trentamila solo a Modena per poi arrivare ad un milione su tutto il territorio nazionale. Così forse riusciremo a far sentire la nostra voce apportando una modifica alla finanziaria che al momento non prevede alcuna agevolazione a favore delle persone non autosufficienti. Queste persone sono abbandonate a loro stesse oppure rimangono interamente a carico delle famiglie con grosse difficoltà.

 

Negli ultimi tempi a Modena si è registrato un aumento degli incidenti sul lavoro. Mancanza di sicurezza o scarsa professionalità del personale impiegato? Mi riferisco alla manodopera straniera ingaggiata a basso costo ma scarsamente preparata ad affrontare i rischi del mestiere.

 

La causa è da ricercare nella mancata volontà delle imprese di investire in sicurezza rispettando le regole della 626. Certo c’è anche un problema di scarsa formazione e di cultura del lavoro se si pensa all’alto numero di lavoratori stranieri che vengono immessi nel mondo del lavoro senza una adeguata preparazione. Poi ci sono quelli assoldati in nero, senza busta paga e senza garanzie. Una forte responsabilità l’hanno anche l’Ispettorato del Lavoro e l’Usl! Lo scarso numero di operatori impone una forte riduzione del numero dei controlli nelle aziende e nei cantieri. L’aumento dei casi d’infortunio sul lavoro dipende da più cause e tutte hanno contribuito a far guadagnare a Modena la maglia nera in campo nazionale. E’ la città con il più alto tasso di mortalità. A nulla sono valsi i protocolli stretti con la Provincia e la Prefettura per cercare di annullare un così tragico primato. Il problema è sempre lo stesso: si fanno tanti tavoli di confronto, convegni, seminari, studi ma le regole, alla fine, non trovano effettiva applicazione. Manca un intervento efficace!   

 

 

Il carcere di Modena è al collasso ospita 430 detenuti mentre la capienza sarebbe di 150! Il numero degli agenti è insufficiente e la loro sicurezza è continuamente minacciata! Azioni di protesta non hanno dato risultati. Raffaele Mininno è uno dei sindacalisti più attivi. Come intende proseguire la lotta per integ
rare l’organico del carcere?

 

Il carcere di Sant’Anna ha toccato i livelli minimi di sicurezza! Mai come oggi gli agenti non si sentono sicuri mentre svolgono il loro lavoro. Sono troppo pochi non ce la fanno a seguire tutti i detenuti. Nel 1997 vi erano 250 agenti ora il numero è sceso a 140. Queste cifre spiegano l’aggressione di due agenti avvenuta nei giorni scorsi. Intervenuti per sedare una rissa scoppiata tra alcuni detenuti si sono ritrovati all’ospedale con ecchimosi ed ossa rotte. E’ vergognoso in una città come Modena. Noi sindacalisti intendiamo proseguire nelle azioni di protesta anche se temiamo ritorsioni personali.

 

Quanti uomini sarebbero necessari per integrare adeguatamente l’organico del carcere? 

 

Ci vorrebbero almeno cinquanta nuovi agenti! Il lavoro non si svolge solo all’interno della casa circondariale, vi sono trasferimenti dei detenuti in diversi luoghi come ospedali e tribunali che richiedono un numero superiore di operatori. Per questo motivo può capitare che un agente debba garantire da solo la sicurezza di un reparto che ospita 50-70 detenuti. E’ una follia!

 

Non avete mai presentato un piano di organizzazione del lavoro per bilanciare la scarsa presenza di agenti con il numero delle attività dei detenuti?

 

Certo che lo abbiamo fatto! Il piano è stato persino preso in considerazione dal provveditore regionale dell’E.V.O.L.A. ma non è mai stato applicato in sede locale. Nel documento gli agenti chiedevano la riduzione delle attività esterne dei detenuti, come corsi di elettronica, falegnameria, meccanica sulla base del numero di personale disponibile. Il concetto era ed  è semplice: meno personale meno attività più personale più attività. Peccato che nessuno abbia accolto le nostre richieste.

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