Si cambia registro

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Questa settimana dal Direttore Alberto Broglia: Un’occhiata al registro delle medie inferiori e superiori, o meglio agli insegnanti che le assiepano. Obiettivo della ricerca: scoprire se gli insegnanti sanno ciò che insegnano.

Lasciamo perdere definitivamente i dotti candidati alla carriera in magistratura e lasciamo perdere anche il registro delle scuole elementari.

È tempo di passare oltre e di dare un’occhiata al registro delle medie inferiori e superiori, o meglio agli insegnanti che le assiepano. L’Università richiederà un capitolo a sé stante.

In febbraio di quest’anno Panorama [1] ha pubblicato l’esito di una ricerca commissionata e finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca (miur) circa la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento.

Obiettivo della ricerca: scoprire se gli insegnanti sanno ciò che insegnano.

Come campione sono stati presi in considerazione tutti i docenti della Lombardia, pari a 130.386 unità (dalla scuola dell’infanzia agli istituti superiori, pubblici e privati). Di questi, alla fine hanno dato la loro disponibilità solo 387 docenti [2] . Il campione è minuscolo rispetto alla dimensione della siepe (solo lo 0,3%), tuttavia è sufficiente a trarre qualche significativa indicazione.

I docenti sono stati sottoposti alla medesima prova di ammissione ai corsi di laurea in odontoiatria: 52 domande a risposta multipla per saggiare le conoscenze di logica, attualità, cultura generale.

I ricercatori sono andati oltre e hanno assegnato agli insegnanti di scuola elementare e materna un test dato anche agli alunni di prima media, agli insegnanti delle medie un compito riservato agli studenti di terza media e a quelli del liceo una serie di quesiti destinati agli studenti di prima liceo.

Obiettivo della ricerca, lo ripeto: scoprire se gli insegnanti sanno ciò che insegnano.

Il risultato è desolante: nel 20% dei casi non sa svolgere i compiti dati ai suoi alunni [3] .

Il florilegio di svarioni viaggia trasversalmente in tutte le materie, dall’attualità alla matematica.

Il 10% degli insegnanti di scuola elementare (ovviamente del campione in esame) non sa calcolare «1/6 di 48 caramelle». La stessa sconfortante percentuale non riesce a risolvere il problema dato da svolgere agli studenti di prima media: «Un salame pesa 1 chilo e costa 12 euro. Quanto si spende per comperarne 250 grammi?».

Oppure, nel caso di quest’altro quesito fatto solo ai prof. di scuola media e superiore: «un paio di scarpe costa 75 euro; se il negoziante decide di applicare uno sconto del 20%, a quale prezzo verranno vendute?», otto insegnanti su cento non azzeccano la risposta. L’impiego del verbo azzeccare non è casuale.

I risultati, penosi e allarmanti, hanno dato il titolo al volume: La cultura assente.

Completiamo il quadro con qualche aneddoto [4] .

Stralcio da una spiegazione di Storia di un docente di Borgo Trevi (Pg): “I Barbari, chiamati così per le loro lunghe barbe …”.

In una scuola media di Roma: Andrea, dodici anni, chiede alla Prof.ssa
di Storia e Geografia: “Qual è la capitale del Canada?” E lei: “ Vancouver, ah no, quella è de’ ‘a Australia”.

Un altro docente di Geografia: “Per completare gli USA ci manca il Canada”.

Riprendo un concetto già espresso nel primo articolo [5] : un lapsus, un errore di battitura, un momentaneo vuoto di memoria può capitare a tutti e non deve essere considerato indice di inettitudine o di analfabetismo dottorale.

Tuttavia non si può sorvolare, a meno di essere “geniali” o in estrema “buona fede”, sul fatto che “l’insegnante” che non sa risolvere, almeno tramite un ragionamento di rudimentale semplicità, un problemino di aritmetica elementare, è stato, illo tempore, promosso in quinta elementare. Ha superato le scuole medie inferiori, probabilmente il liceo, la maturità, i vari esami universitari. Poi, dopo un concorso, è stato abilitato a trasmettere ai discenti il suo sapere.

Nulla importa, ammesso e non concesso che così sia, che la matematica non sia la materia del suo insegnamento. Non si tratta di una semplice nozione, né si tratta della lingua di Cicerone (il “latinorum” di coloro che si dissetano solo con elisir di marxismo), lingua che non tutti, peraltro, sono tenuti a conoscere; costui, sic et simpliciter, non sa ragionare: ha raggiunto la laurea e quel che segue senza avere imparato come si affronta e risolve, semplicemente ragionando, un problema pedestre, ostico solo per gli imbecilli.

Com’è possibile che ciò sia avvenuto ed avvenga? Che cosa possono insegnare ai loro allievi codesti cittadini onorari della Beozia?

Codesti inetti rappresentano una percentuale minoritaria, ma significativa.

Vi è poi una larga moltitudine di travet di Stato: soggetti di mediocre levatura che tirano a campare, raccontando ai loro disgraziati discenti scempiaggini circa i Barbari con la barba oppure circa la capitale del Canada.

Una discreta percentuale è costituita da buoni docenti, di cultura media, che cercano di svolgere al meglio la loro professione. Pochi, molto pochi sono, infine, i Docenti che, nonostante i trentennali detriti che sommergono l’ambiente scolastico, hanno conservato intatto il loro patrimonio culturale e, con passione e dedizione, lo trasmettono ai loro fortunati allievi.

Il cupo sudario che ammanta da qualche decennio l’italica scuola di ogni ordine e grado ha una scritta:

 

In nome dell’emancipazione sociale promuoviamoli tutti

Morte alla discriminazione che deriva dal merito

Morte a disciplina e ubbidienza



[1] Panorama: Prof interrogato, prof bocciato di Ludovica De Lucia – ed. del 7 febbraio 2008 – pagg. 58/60

[2] Il rifiuto a partecipare è stato probabilmente di ordine ideologico (il progetto proveniva dal ministero durante il governo di centrodestra). Perlopiù tuttavia i professori hanno però avuto paura di essere giudicati, di apparire incompetenti, di essere inadeguati alla situazione, di perdere credibilità davanti ai colleghi.

[3] I risultati peggiori sono stati ottenuti dai docenti di scuola materna (il 10 per cento è laureato) che non vanno oltre il 26,53 per cento di risposte esatte. Al primo posto si piazzano gli insegnanti delle medie (58 per cento di risposte esatte), mentre i docenti di liceo (tutti laureati) non superano gli insegnanti di scuola elementare con uno scarso 37 per cento di risposte esatte.

[4] Panorama: Il blog si ribella agli strafalcioni di Antonella Calmieri – ed. del 7 febbraio 2008 – pag. 59

[5] “L’addove esiste …”. N° 129 di Bice. 27 maggio 2008

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