Sex and Italy

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Una dodicenne scoperta a vendere sue foto nuda ai compagni di classe, Berlusconi definito “magnaccia” da Di Pietro.Scandali molto diversi ma che hanno sempre un comune denominatore: il sesso.

L’Italia è un paese bigotto. Bigotto nonostante la liberazione sessuale degli anni ’70, nonostante il nudo diventato un cliché televisivo dagli anni ’80 e nonostante sia una nazione divenuta “repubblica delle veline nell’ultimo decennio”.

Il bigottismo (inteso come falso moralismo) ha sempre trovato terreno fertile in una società profondamente ipocrita, e la società italiana purtroppo lo è sempre stata in relazione al sesso e alla sessualità.

Il marchese De Sade, che propriamente un uomo casto non era, compì tra il 1772 e il 1776  due viaggi in Italia, entrambi motivati dalla volontà di abbandonare la Francia a causa delle condanne pendenti che aveva. Il primo viaggio fu di breve durata, mentre il secondo durò un anno nel quale visitò tutto il nostro paese:  Torino, Piacenza, Parma, Firenze, Roma, Napoli e Venezia. Il ricordo di questo viaggio è arrivato fino a noi dalla narrazione redatta dallo stesso de Sade intitolata “Viaggio in Italia.” Il testo non fu pubblicato dal marchese ma da Maurice Lever, il quale curò l’opera incompiuta a causa dell’arresto e della successiva prigionia del suo autore che più volte riporta nell’opera di come si scandalizzò per l’incredibile numero di prostitute di tutte le età che esercitavano in ogni angolo e senza alcun minimo senso del pudore.

 

 Tra le diverse città che visitò descrisse Piacenza come un borgo fetido e decadente dove prostitute bambine venivano mandate dalle madri a sollazzare i viandanti alla luce del sole; scrisse di Firenze come un luogo i cui abitanti avevano costumi sessuali a dir poco scandalosi, e se erano scandalosi per l’uomo dal cui nome deriva la parola “sadismo” è difficile immaginare quale livello di degrado morale vi fosse nelle nostre città a quel tempo. Lo stesso De Sade in questa sua odissea del meretricio in terra italica, riportò il detto in voga in quegli anni nell’Italia settentrionale “Se le fiorentine son libertine, le veneziane son tutte putt…”. Venezia fu infatti l’ultima tappa del suo viaggio in Italia, e proprio nella città dei Dogi secondo De Sade si raggiungeva l’apice del libertinismo, la città lagunare era infatti nota al tempo come il più grande bordello del mondo con la particolarità del fatto che la prostituzione maschile, sia omosessuale che non, era praticata quasi alla pari di quella femminile, lo stesso De Sade in breve tempo arrivò a collezionare più di un centinaio di talami omosessuali.

 

Da allora non sembra cambiato nulla: la prostituzione sembra essere l’unica attività economica senza crisi e dal 1958 è anche totalmente esente da qualunque tipo di tassazione, la prostituzione del corpo e dell’anima essere diventata quasi un modello di vita: i reality show espressione genuina dell’italica tv-spazzatura sebbene superata la fase di massimo fulgore continuano ad imperversare sugli schermi degli italiani, vallettopoli si è trascinata per mesi e mesi e le veline, le letterine e tutte le “ine” continuano ad essere il massimo esempio di realizzazione delle ragazze.  Il messaggio di fondo che traspare da tutte queste vicende è stato ed è sconcertante: per le donne il sesso (in senso lato) diventa il modo più sicuro e veloce per conquistare soldi, notorietà e alle volte anche potere, e la prostituta da meretrice relegata ai margini della società acquista un ruolo centrale di catalizzatore dell’interesse maschile. L’Italia è e rimane una nazione dove il vero femminismo non ha mai attecchito, un femminismo che in altre nazioni in tempi oramai lontani dai nostri era fatto da donne e di donne che chiedevano il diritto di voto, il diritto alla parità di salario, il diritto a poter decidere insieme ai loro mariti dell’educazione dei figli.

Da noi quel femminismo non è mai arrivato, forse per arretratezza culturale o forse per colpa di tante donne che la vera emancipazione non l’hanno mai voluta, perché emancipazione significa camminare con le proprie gambe, acquistare diritti ma anche doveri, uscire da un’infanzia ovattata per entrare nell’età adulta.

    Ed il risultato di tutto questo è un presidente del consiglio dei ministri che si trova al centro di una polemica legata al fatto, vero o presunto che sia sarà la magistratura a dover giudicare , che un politico del suo calibro dovesse piazzare attricette nella tv pubblica per avere la maggioranza al Senato e ad un caso talmente scandaloso che avrebbe fatto inorridire forse anche De Sade: una bambina di 12 anni che per comprarsi abiti griffati in cambio di pochi euro vendeva sue foto nuda ai compagni di classe.

Riguardo al primo caso non si può non condividere le parole di una donna che rappresenta l’antitesi del “modello velina” che oggi sembra andare tanto di moda: Anna Finocchiaro. L’onorevole Finocchiaro ha infatti dichiarato: «Il mondo che emerge dalle intercettazioni, al di là del rilievo che esse hanno da un punto di vista penale, colpisce per il degrado e per il ruolo affidato alle figure femminili, lontano mille miglia dalla realtà delle donne che incontriamo ogni giorno in Italia. È una vicenda  comunque la si voglia leggere  squallida. Spero in uno scatto di dignità collettivo che cancelli questa sensazione di impoverimento morale che non corrisponde al comportamento e al costume di milioni di italiani che stanno leggendo sui giornali più con fastidio che con curiosità questi eventi. Anche la politica, appunto, deve dare segnali in tal senso, anche evitando di usare un linguaggio truculento e offensivo». Parole che a destra come sinistra dovrebbero far riflettere.

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