Settanta per cento

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""Le cronache narrano che nel 1971 il Psi presentò al Senato una proposta per l’introduzione dell’aborto legale, libero e gratuito, affermando che vi erano in Italia tra i 2 e i 3 milioni di aborti annui, e che circa 20.000 (ventimila!) donne all’anno morivano a causa di questi interventi"" art. di Ugolino

Settanta per cento

 

Ho letto con interesse le risposte di un autorevole rappresentante dei pensatori filosofi materialisti (di seguito: a.r.p.f.m.) alle domande che avevo posto e sono rimasto colpito dalla profondità concettuale dei ragionamenti e dalla vastità dei riferimenti.

«Il “problema della natura dell’essere” ha attraversato tutta la storia della filosofia, da Parmenide a Heidegger», pontifica l’a.r.p.f.m., poi parla di brache. Non si può che restare ammutoliti come pesci privi di parola in presenza di cotanto rétore.

Ammetto di essere rimasto sbigottito dal guizzo di intelligenza manifestato per porre in correlazione i temi: l’esistenza in vita dell’essere umano nel grembo materno, la soppressione volontaria di quella vita e le arringhe di Perry Mason: un guizzo davvero superlativo, oserei definirlo un lampo di genio.

Confuso e sbalordito sono rimasto anche nel leggere che, alla domanda di una lettrice circa il fatto che l’“interruzione volontaria della gravidanza” abbia o meno come diretta conseguenza la morte di un essere umano, l’a.r.p.f.m. ha risposto, tagliando corto, con un limpido “no”, “perché – afferma l’a.r.p.f.m. – con gli sciocchi (e con gli acidi) è meglio, alla fine, tagliar corto”. Ipse dixit, anzi, autòs éfa : lo ha detto la divinità. Sarebbe auspicabile che la divinità riuscisse a suffragare la sua verità rivelata con prove che smentiscano:

          il fatto che d al momento del concepimento in poi, senza soluzione di continuità, ci troviamo di fronte sempre al medesimo essere umano;

          il fatto che, p ur dipendendo dalla madre per la nutrizione, lo zigote, grazie al suo genoma, costruisce autonomamente le linee del suo sviluppo;

          il fatto che il battito del cuore della creatura, per parlare di un organo noto a tutti, è percepibile fin dalla sesta settimana [1] .

Sarebbe altresì auspicabile che la divinità riuscisse a suffragare la sua rivelazione ideologica con prove che offuschino ciò che si vede nel filmato ecografico di Nathanson [2] . O la divinità ritiene che esso sia un cartone animato inventato dai cattolici oscurantisti per far credere che il “qualcosa che non è” invece “è” ed “è un essere umano vivente”?

Va anche chiarito che il tentativo di addossare alla presunta cesura fra Chiesa e Stato la responsabilità delle posizioni pro e contro l’aborto è vacua e a dir poco capziosa. Tant’è vero che per poter sorreggere le “tesi” dell’ideologia abortista la divinità è costretta a negare che si tratti di omicidio, conscia del fatto che ciascun uomo, credente o non credente che sia, rifiuta sempre e comunque l’omicidio volontario di un essere umano innocente. Fanno eccezione gli antropofagi, gli assassini di professione e i loro affini.

E che dire della “domandina” dell’ineffabile a.r.p.f.m. riguardante l’”intervista interessante” al dr. Nathanson ? C’è da restare a bocca aperta e senza parole di fronte all’ardita intelligenza del quesito ed al lampo di intuito per “buttare lì l’ipotesi della risposta”: si tratta solo e semplicemente di fantasie perverse, di megalomania, di paranoia. Anche nell’Unione sovietica e a casa di Pol Pot usavano pensarla così: se non sei d’accordo con la nostra ideologia splendida e perfetta, non puoi che essere malato di mente, sei un megalomane paranoico, perciò hai sicuramente bisogno di essere curato.

Siamo tutti ansiosi di leggere quali domandine ci farà e che rispostine ci racconterà circa la vicenda italiana che narrerò qui di seguito.

 

Se ricordate, si diceva che, se una donna decide di abortire nei termini stabiliti dagli scribi statali per una, quattro, dieci, n volte, nessuno scrive alcunché e nessuno fiata, perché costei avrebbe esercitato un suo “naturale diritto di scelta”, sancito anche da una “legge” confermata da un “referendum approvato” da quasi il 70% (settanta per cento!) dei votanti il 17 maggio del 1981.

 

Vediamo come andarono i fatti. Le cronache narrano che nel 1971 il Psi presentò al Senato una proposta per l’introduzione dell’aborto legale, libero e gratuito, affermando che vi erano in Italia tra i 2 e i 3 milioni di aborti annui, e che circa 20.000 (ventimila!) donne all’anno morivano a causa di questi interventi. Nel successivo progetto di legge, presentato alla Camera il 15/10/1971 e sempre ascrivibile all’area della Sinistra, il numero degli aborti annui rimaneva stabile, mentre quello delle donne morte in un anno per pratiche abortive clandestine lievitava, chissà in virtù di quale magico intervento delle “mammane”, a 25.000 (venticinquemila!). Tali cifre vennero riprese come attendibili, anzi come oro colato, dai giornaloni asserviti e dai mezzi di comunicazione in genere: “Il Giorno” del 7/9/1972: da 3 a 4 milioni l’anno di aborti clandestini all’anno; il “Corriere della sera” del 10/9/1976: da 1,5 a 3 milioni di aborti clandestini all’anno. Molti altri fogli di carta stampata riprendevano quei dati, scodinzolando compiacenti nell’intorno di quelle grandezze. La TV di Stato fece il resto.

Nel 1979, dopo l’entrata in vigore della “legge”, gli aborti legali furono, secondo i dati ufficiali, non un milione, non quattro milioni, ma 187.752 (centottantasettemilasettecentocinquantadue!).

Quanto poi alle donne morte per pratiche clandestine (quelle da imputarsi alle famigerate “mammane”), basterebbe consultare, per esempio, il Compendio Statistico Italiano del 1974 [3] : vi si legge che in Italia, nell’intero anno, morirono in tutto per le cause più svariate 9.914 donne (novemilanovecentoquattordici donne!) tra il 14 e i 44 anni, ovvero in età feconda. Si stima che le donne decedute a causa di aborti clandestini possano essere state venticinque o trenta al massimo e non ventimila o venticinquemila. Ullallàaaa! Falsificare i dati, moltiplicandoli, per mille è sicuramente un bel colpo propagandistico, degno della scuola statunitense tanto dettagliatamente spiegata nell’intervista del dott. Bernard Nathanson pubblicata sul n° 239 di Bice. Se vogliamo fu (e rimane) un colpo propagandistico leggermente disonesto, anzi un po’ infame, anzi laido, visto il fine che si propose di raggiungere: l’omicidio volontario e premeditato di milioni di piccoli esseri umani innocenti: esseri umani (nonostante il “no” vaticinato dalla divinità), non grumi di cellule, non tonsille, non cuccioli di foche monache o di panda.

Va detto che l’obiettivo prefissato dagli ideologi dell’aborto libero e legale fu raggiunto più agevolmente poiché ebbero come avversari dei soggetti politici più o meno altolocati che non si curarono, per idiozia congenita o per conseguire altri interessi per loro natura inconfessabili, di controllare e denunciare l’assoluta falsità delle cifre strombettate.

E così fu, infatti: nessuno, fra coloro che avrebbero potuto e, soprattutto, inderogabilmente dovuto, volle controllare, nessuno volle denunciare; ma si sa che per simpatia ideologica, per brama di potere, per “il bene del Paese”, per “raccogliere consensi” e per avidità di denaro ci si prostra, ci si vende, si tace, si finge di non vedere. Sennò che utili idioti sarebbero?

Trascuriamo in questa sede alcune considerazioni riguardanti l’inviolabilità di alcuni pr
incipi sanciti dal Diritto naturale, principi fra i quali non potrà mai e per nessun motivo rientrare l’omicidio volontario (fatta eccezione per il caso di imminente ed estrema difesa della propria o dell’altrui vita).

Trascuriamo anche, ancora per una volta, gli aspetti tuzioristici connessi alla presunta (meglio sarebbe dire del tutto inconsistente e assurda) incertezza circa l’inizio della vita.

Però permane una gravosa questione: approvare e sottoscrivere con la propria firma la soppressione di milioni di esseri umani innocenti significa essere complici di quell’eccidio, di quella miriade di omicidi, e  codesta non è, sotto il profilo etico, una faccenda di poco valore [4] : un giorno se ne dovranno rendere conto e dovranno renderne conto proprio quei soggetti politici più o meno altolocati che apposero quelle firme [5] : addurre in quel giorno come giustificazioni o attenuanti i giochetti di palazzo, il bene del Paese, i valzer delle poltrone, la caduta del governo, la raccolta del “consenso allargato”, le etichette con scritto “appartenete alla congregazione dei cattolici adulti”, oppure giocherellare con scorciatoie ideologiche che negano la dignità di “essere vivente” alla creatura umana nel grembo materno, temo non servirà, e mi auguro di essere in errore, ad un bel nulla.

Le menzogne, seppure sconfinatamente spudorate, sono uno strumento ricorrente ancor oggi fra i fanatici schiavi delle ideologie e fra i loro miserevoli reggicoda. Le menzogne sono ricorrenti perché essenzialmente indispensabili a sorreggere il loro rudere diroccato e per farlo apparire ancora stabile. Si tratta di soggetti che, per poter puntellare tesi insostenibili sul piano logico e della verità, devono necessariamente ricorrere a questi ripieghi meschini per salvare le apparenze e gli interessi che ne sono derivati, come fossero divinità o colf bugiarde che, colte in flagranza di reato, tentano di difendere la loro “specchiata onestà e serietà” negando tutto e il contrario di tutto, sempre.

Dunque, fu a seguito di codeste non aggettivabili menzogne circa i numeri, fu grazie alla mancata denuncia di quelle menzogne da parte degli specchiati soggetti politici custodi del “bene del Paese”, che negli anni Settanta venne stampato su un pezzo di carta un dispositivo numerato con qualche timbro e la firma di qualche soggetto politico della cosiddetta “prima Repubblica”.

Tale dispositivo numerato, scaturito da quelle infami falsità inventate da ideologi astuti, divulgate da scribi fraudolenti e da trombettieri assoldati dalla TV di Stato, non ha alcuna valenza sostanziale e attende solo di fare la fine che hanno fatto altri pezzi di carta consimili, anch’essi corredati di timbri e di firme di soggetti politici più o meno altolocati, come ad esempio le cosiddette “leggi” razziali di stampo nazifascista o le numerose “leggi” in difesa della “libertà” e in nome del “progresso” emanate con maggioranze bulgare nei regimi comunisti, in passato e ancor oggi.

Per le medesime ragioni di falsità congenita nella motivazione non ha alcun valore sostanziale il “referendum” che ebbe luogo il 17 maggio 1981.

“Questa è « è alètheia: la verità», il cuore non deve tremare della verità ben rotonda, ma deve fuggire «ài dòxai: le opinioni» umane, in cui non è vera sicurezza e la cui esposizione è ingannevole.”

Parmenide [6]

 

Tale verità è certificata dai fatti e dai numeri. Il resto, tutto il resto, è costituito dalle solite miserande menzogne sempre più spudorate, da giri di parole prive di fondamento e di rigore logico: quel dispositivo numerato è carta senza alcun valore da destinare al macero , anche se esiste il rischio che possa danneggiare la produzione della cartiera.

 

Ugolino

 



[2] Il grido silenzioso Argomento ed immagini contenute sono inadatte e sconsigliate ad un pubblico immaturo o impressionabile.

[4] “Pertanto, con l’autorità che Cristo ha conferito a Pietro e al suoi Successori, in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l’uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale. (…) La scelta deliberata dl privare un essere umano innocente della sua vita è sempre cattiva dal punto di vista morale e non può mai essere lecita né come fine, né come mezzo per un fine buono”, (Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, n. 57). Si tratterà, anche in questo caso, di un’anima (e mente) indurita dal fanatismo e dall’intolleranza religiosa?

[5] Quando viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 22 maggio del 1978, il dispositivo con numero 194 porta in calce la firma di sei soggetti politici più o meno altolocati, tutti appartenenti allo Scudo crociato: il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e i ministri Tina Anselmi, Francesco Bonifacio, Tommaso Morlino, Filippo Maria Pandolfi. Il sesto timbro, a suggello definitivo, lo appose quattro giorni dopo il Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Tratto da “Il tradimento della DC“ di Mario Palmaro.

[6]
Filosofo greco nato ad Elea nella prima metà del sec. V a.C.n. (fr. B 1, 29-30; e anche fr. B 8, 50-52).

 

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