Sergio Romano al Forum Monzani

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Sabato 4 marzo 2017, al “Forum Monzani” di Modena , per il ciclo “Incontri con l’autore” , l’Ambasciatore Sergio ROMANO ha presentato il suo ultimo libro, il saggio:  “Guerre, debiti e democrazia

(Nella rubrica “”Visti da vicino””, servizio fotografico di Corrado Corradi)


Grande interesse per l’Ambasciatore SERGIO ROMANO che ha presentato il suo ultimo saggio:  “Guerre, debiti e democrazia”  . Tra l’altro, ha sottolineato che “la democrazia italiana è molto costosa essendo necessario il consenso di molti e questo ha un prezzo… In Italia il debito aumenta di anno in anno” , anche grazie alla “recrudescenza della litigiosità politica” . Con l’eccessivo e troppo rapido allargamento  a nuovi Paesi, l’Europa deve essere vista “ a due velocità, a doppio binario”                     

Come sottolinea  l’economista e già Ministro dell’economia e delle finanze, nel Governo Letta, Fabrizio Saccomanni, nella prefazione al libro-novità “Guerre, debiti e democrazia. Breve storia da Bismarck ad oggi” , appena pubblicato da “Editori Laterza”,  l’ambasciatore, storico, scrittore e giornalista-editorialista, docente universitario Sergio Romano , autore del libro stesso , ricostruisce e documenta “le complessità della gestione del debito e dei rapporti tra creditori e debitori… con riferimento essenzialmente alle vicende della Germania e alle sue guerre vinte e perse. Ma il debito è un problema con il quale il genere umano si dibatte, letteralmente, da millenni”. Con prove archeologiche che dimostrano che già 2.000 anni a.C., in Mesopotamia, le leggi si proponevano di “proteggere gli agricoltori dai rischi di un eccessivo indebitamento” ,  con la famosa stele di Rosetta che “conferma che la pratica era stata in uso, in Egitto, già dall’ VIII secolo a.C., con la cultura ebraica, e, con il Cristianesimo ( il “Padre Nostro”, tra l’altro, recita: “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”) . Guerre, debiti e democrazia” è un interessante, prezioso saggio di economia, scritto con un linguaggio  chiaro, concreto,  comprensibile a tutti, proprio perché l’autore Sergio Romano unisce il rigore scientifico allo stile, alla scrittura di un giornalista-editorialista , che, per anni, ha anche dialogato, ogni giorno, con i lettori del “Corriere della Sera” , nella rubrica di lettere incentrata su temi storici, politici e di attualità.    

Sabato 4 marzo 2017, al “Forum Monzani” di Modena , per il ciclo “incontri con l’autore” , voluti e organizzati da “BPER :Banca” , intervistato e dialogando con Giuliano Albarani ( docente e presidente dell’Istituto storico di Modena), Sergio Romano è stato nuovamente a Modena  (l’ultima volta, nel 2012,  era stato al “Club La Meridiana” , per presentare  “La Chiesa contro. Dalla sessualità all’eutanasia. Tutti i No all’Europa moderna”, saggio scritto con il figlio Beda Romano, da anni, corrispondente da Bruxelles, per il quotidiano “Il Sole-24 Ore”). Su invito del suo intervistatore (bravo, bravissimo nel formulare le domande e nel condurre-gestire l’incontro) , Sergio Romano ha raccontato che questo volume “deve la sua nascita a un banchiere d’affari milanese, difficilmente descrivibile”,  Guido Roberto Vitale, che “ha creato aziende finanziarie, è stato consulente di imprese e membro di parecchi consigli di amministrazione, ma è soprattutto … un citoyen engagè” , che, tra l’altro, “è diventato editore di una collana editoriale molto personale “  in cui ha pubblicato ( e pubblica) per una cerchia di amici testi di economia e finanza, che ritiene “ancora utili per i suoi connazionali”. Nel 2015, il banchiere-editore Vitale, ha chiesto a Sergio Romano, “una riflessione storica sul debito, con un particolare riferimento alla storia dello Stato tedesco”, che viene ora pubblicata dalla casa editrice Laterza. Il volume, in 120 pagine suddivise in 21 capitoli, con due appendici finali ( la prima dedicata al “Trattato di Versailles 1917” e all’accordo del 27 febbraio 1953 sui debiti esterni germanici, la seconda  dedicata al grande economista “John Maynard Keynes: le conseguenze economiche della pace” con i relativi “rimedi”) è una chiara, esaustiva disamina del debito, dal Trattato di Versailles –subito dopo la Prima Guerra mondiale- al Piano Marshall – dopo la Seconda Guerra mondiale-  dei due diversi tipi di debito (quelli di guerra e i debiti contratti in tempo di pace), per capire quali sono le conseguenze dei debiti e quali possono essere i rimedi. In particolare, Sergio Romano,  ha spiegato che “i debiti di guerra rispondono a una necessità immediata –per allestire e sostenere un esercito, per nutrire la popolazione, per affrontare la sconfitta- . Sono quelli più facili da cancellare. Quando il Paese perdente dà prova di aver capito la lezione, e di volere essere democratico, tutti hanno interesse a recuperarlo. Si pensi alla Germania, la grande protagonista dei debiti di guerra del ‘900 , fin dal Trattato di Versailles. Dopo la Seconda Guerra mondiale tutto cambia: il Piano Marshall finanzia la ricostruzione europea e, più tardi, nella conferenza di Londra, i Paesi creditori decidono di cancellare metà del debito tedesco. Quelli contratti in tempo di pace, per governare uno Stato, sono più difficili da estinguere. Sono debiti verso altri Paesi ma anche verso banche e spesso sono causati da una catena di debiti insoluti. L’Europa degli anni più recenti ha affrontato la questione senza riuscire a dimostrare unità” . In particolare, Sergio Romano ha approfondito l’errore dei Paesi vincitori la Prima Guerra mondiale:  con la loro pretesa di fare sentire i tedeschi colpevoli della guerra e di fare pagare loro, in 30 anni, la  cifra assurda di 132 miliardi di marchi d’oro. Così che la stupidità, la miopia dei vincitori ha  sviluppato nei tedeschi sentimenti di frustrazione e di indignazione, favorendo, nel 1919, una vera e propria guerra civile in Germania (che aveva avuto 1,5 milioni di morti, mentre l’Italia 600 mila) . Da lì, dalla frustrazione e dall’indignazione si è sviluppato il malcontento e quindi il vivaio ideale per la nascita del nazismo.  Alla domanda specifica sull’Italia,  dopo avere ammesso che ogni Paese ha bisogno di denaro, proseguendo “l’Italia degli anni 80 ha superato la soglia del debito. Non siamo i soli, ma oggi, il debito ha raggiunto il 133% del PIL. Assurdo e pericoloso” , Sergio Romano ha chiarito-sottolineato. “ Il nostro debito è uscito dai limiti della normalità. Ciò in quanto la democrazia italiana è molto costosa essendo necessario il consenso di molti e questo ha un prezzo. Sarebbe necessario rendere la nostra democrazia meno “consociativa”. Nei prossimi mesi si moltiplicheranno ulteriormente i partiti e le coalizioni e sarà sempre peggio. Basti pensare alle leggi ad personam durante i governi Berlusconi”. Alla successiva domanda se e su come si può ridurre il debito del nostro Paese, Sergio Romano ha raccontato :” Qualche giorno fa una signora mi ha detto:  Vorrei fare un appello agli italiani: per eliminare il debito ognuno dovrebbe comprarne un pezzettino. Certo, è un’utopia, ma sarebbe una utopia genersosa” Ha poi ricordato che già negli anni 20, c’era stata una riduzione drastica del debito, con le cartelle del debito bruciate davanti al monumento di Vittorio Emanuele. Ma con poco successo, da noi.  Mentre
in Giappone, che è un Paese che rappresenta un caso a sé, il debito è nelle mani dei giapponesi, che ogni anno rinnovano le cartelle dei debiti, in Italia il debito aumenta di anno in anno.  Ma tornando alla domanda sul se e sul come è possibile ridurre il debito, Sergio Romano ha sottolineato che “le democrazie hanno  gli anticorpi per ridurre-contenere  il debito, pubblico. Il problema deve essere visto nella prospettiva della sopravvivenza e dell’obiettivo finale della credibilità, dell’affidabilità che un Paese deve avere . E questo obiettivo si può raggiungere  se un Paese si dà e ,soprattutto, rispettale buone regole di gestione del denaro.  Invece, oggi, in Italia, con la recrudescenza della litigiosità politica, è difficile potere contenere i debiti”. Inoltre, ha aggiunto :” a molti italiani non piace parlare di debiti” perché rappresentano “problemi che non si ha voglia di risolvere. Noi –ha sottolineato Sergio Romano- paghiamo il prezzo della nostra scarsa affidabilità. In passato, nell’ottica della spending review, sono state nominate persone per provvedere alla revisione-contenimento della spesa pubblica: dopo poco tempo, se ne sono andate. Dall’esterno che immagine può dare di sé l’Italia?” 

Su invito e sollecitazione di Giuliano Albarani, l’ambasciatore Romano ha detto “non credo al parziale fallimento dell’euro. Gli dobbiamo cose, risultati enormi. Quando la Gran Bretagna si accorgerà di dovere rinunciare alle condizioni di favore soprattutto nella politica agricola, sarà tardi. L’Unione europea ha cominciato a presentare problemi (soprattutto di credibilità, di collaborazione) , alla fine della guerra fredda, con l’allargamento , eccessivo e troppo rapido, perché si è cercato di mescolare l’acqua con l’olio. Noi uscivamo da una guerra fredda e non volevamo più correre rischi, accettando anche di ridurre la nostra sovranità, i nuovi Paesi , dell’Est, invece, volevano  (e vogliono) riacquistare la loro sovranità (dopo decenni di “dominazione sovietica”) . Per cui occorre pensare ad un’Europa a due velocità, a doppio binario.      

Sergio Romano, che è stato anche Ambasciatore italiano nell’ex Unione Sovietica (dal 1985 al 1989) ed è uno dei maggiori studiosi ed esperti della Russia e della Repubbliche che facevano parte dell’Unione Sovietica (il suo penultimo libro –del 2016- è dedicato a “Putin e la ricostruzione  della Grande Russia”) , rispondendo ad una domanda su Putin , ha concluso: “ Putin è un nazionalista russo” che aveva sofferto, nel 1989, con la caduta del Muro di Berlino, l’inizio della fine dell’Unione Sovietica. Mentre  era  nella Repubblica democratica tedesca , dove l’Unione Sovietica aveva oltre 400 mila soldati dell’Armata Rossa, si è sentito umiliato, ferito nel suo orgoglio di russo, che crede nella potenza e nel massimo prestigio della storia e delle tradizioni della sua terra.   

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