Senza IVA e accise pagheremmo la benzina la metà

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Il Ministro che ha parlato di aumenti immotivati e di truffa colossale accusa sé stesso. Dovrebbe ricordarsi che l’Eni è controllata al 30% dal Dipartimento del Tesoro e dalla Cassa Depositi e Prestiti; ha quindi il controllo effettivo della società.

 


Il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha parlato di aumenti immotivati e di truffa colossale: “”Stiamo assistendo ad un aumento del prezzo dei carburanti ingiustificato, non esiste motivazione tecnica di questi rialzi. E’ una spirale speculativa, su cui guadagnano in pochi””, “”una colossale truffa a spese delle imprese e dei cittadini””.

Dovrebbe ricordarsi che l’Eni è controllata al 30% dal Dipartimento del Tesoro e dalla Cassa Depositi e Prestiti; ha quindi il controllo effettivo della società.

Io sono un ingenuo, ma guardo al cardinale Matteo Zuppi di Bologna che, proprietario della multinazionale Faac, ha dato poche ma chiare indicazioni al consiglio di amministrazione dell’azienda: guai a licenziare (oltre a un invito ad adottare iniziative per agevolare il rapporto con i figli dei genitori che lavorano in azienda).

Invece lo Stato non fa pressioni sulle proprie imprese per calmierare i prezzi; anzi ci guadagnerà attraverso i dividendi. Spero che Eni non abbia la faccia tosta di terminare anche il 2022 in attivo (nel 2021 un utile di oltre quattro miliardi).

Più realisticamente si potrebbe abbassare l’Iva sui carburanti, ma soprattutto bisognerebbe eliminare le accise temporaneamente e alcune definitivamente, perché stiamo ancora pagando 0,00723 euro per il finanziamento della crisi di Suez del 1956; 0,00516 euro per la ricostruzione dopo il disastro della diga del Vajont (1963); 0,00516 euro per la ricostruzione di Firenze dopo l’alluvione del 1966. Ma resiste perfino l’accisa del 1935 per finanziare la guerra n Abissinia: allora furono 0,1 centesimi 0,9 centesimi per il conflitto in Etiopia.

E dal dopoguerra ad oggi, sottolineo, tutti i partiti sono stati al governo e tutti hanno avuto su questo tema una amnesia totale.

Centesimo di qua e centesimo di là, alla fine, leggo sul Corriere della Sera della settimana scorsa, secondo quanto riportato dall’Adm, l’Agenzia delle accise, dogane e monopoli, alla rilevazione del 7 marzo 2022,  la benzina costava in media 1,953 al litro, di cui 728,4 centesimi di accise e 352,21 centesimi di Iva, da cui si ricava che il prezzo industriale della benzina era di poco sopra agli 872,5 centesimi. Per il gasolio, invece, eravamo a 1,829 euro al litro, di cui 617,4 centesimi di accise e 329,8 centesimi di Iva, per un valore netto di 872,5 centesimi.

Tra aumento dei prezzi, speculazione e tasse, c’è qualcosa, anzi c’è molto che non va.

 

 

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