Sembra facile …

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Per sopperire alla carenza di mano d’opera gli imprenditori italiani e le varie associazioni
chiedono che il cosiddetto “Decreto flussi” per il 2023 venga snellito dal peso eccessivo della burocrazia, favorendo in tempi brevi la regolarizzazione dei lavoratori stranieri…pena il blocco delle attività.
Eppure, per scongiurare il verificarsi di ciò, basterebbe attingere alla pletora di disoccupati italiani, in particolare i percettori del reddito di cittadinanza. Sembra una cosa facile. O forse no.

Quando ancora si poteva scrivere la parola clandestini, senza capitare sotto la mannaia del Politically correct, si definivano così gli stranieri che, illegalmente, erano entrati nel territorio italiano sia attraversando proditoriamente le frontiere , sia, soprattutto, con i famigerati barconi, dalle coste del Nord Africa. Ora si chiamano migranti, benché entrino sempre con le stesse modalità.  Privi di documenti, senza arte né parte, spesso e volentieri con qualche conto in sospeso con la giustizia nei paesi d’origine, una volta in Italia i migranti vengono ospitati in apposite strutture dalle quali assai sovente allegramente scappano per darsi ad altre attività; abbandonati a sé stessi, la gran parte di loro è reclutata dalla criminalità organizzata per lavori di bassa manovalanza, per spaccio capillare di droga, per furti e simili poco lodevoli scopi.

Altri, invece, preda di imprenditori senza scrupoli e senza rispetto della legge, spesso con la fattiva collaborazione di altri immigrati, sono ingaggiati per lavori di raccolta nell’agricoltura. Le cronache abbondano di notizie su sfruttamento del lavoro e condizioni di vita insostenibili di questi lavoratori.

Differente, è il caso dei lavoratori stranieri, di ogni stato ed etnia, che arrivano in Italia grazie ad un decreto flussi che regolamenta il numero e la tipologia di lavoratori che la situazione richiede… tot nell’agricoltura, tot nell’industria, tot badanti etc. etc. Perfettamente legale, il sistema innanzitutto fa entrare persone delle quali si hanno le generalità e non dei “signori nessuno” che neppure si possono rimpatriare; si sa perfettamente dove sono, quale attività sono chiamati a svolgere , se in fabbrica, nel campo dell’agricoltura, nell’edilizia, nell’ambito familiare. Entra personale qualificato, secondo le necessità contingenti.
A questo si aggiunge l’indiscutibile pregio che chi arriva con un decreto flussi non paga certamente cifre da capogiro agli scafisti, esosissimi traghettatori, veri e propri delinquenti, versione del terzo Millennio dei mercanti di schiavi di lontana memoria.
Il tutto, venendo incontro alle richieste di imprenditori italiani e delle varie associazioni di categoria, per la necessità sopperire alla carenza di mano d’opera.

Tutto bene, tutto bello quindi… se non fosse, per la cifra, in costante aumento, dei nostri connazionali purtroppo privi di lavoro, cifra che oscilla, senza mai  muoversi molto, attorno al 10% in generale, con picchi del 25% per i giovani.

Ora, con percentuali di questa portata, viene spontaneo chiedersi perché il mondo del lavoro non possa attingere alla pletora dei disoccupati, degli inattivi e, perché no, dei percettori del reddito di cittadinanza.
Ovviamente  operando scelte congrue per età, per tipo di preparazione, per stato di salute… si creerebbero tantissimi posti di lavoro, si risolverebbe il problema della disoccupazione e si taciterebbero i mugugni e le proteste di chi, nel reddito di cittadinanza, vede solo un becero assistenzialismo e nei percettori dei fannulloni.
Sembra una cosa abbastanza facile. O forse no.

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