Sei fantasmi e un irregolare

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Chiunque abbia un'attività è al corrente della processione di controllori che ogni anno passa a pettinino fino tutte le attività: enti previdenziali, ispettorato del lavoro, agenzia delle entrate, Usl, e chi ne ha più ne metta.

Parecchi anni fa, nella zona del Garda, un imprenditore ottantaquattrenne e sua moglie pressoché ottantenne vennero svegliati all’alba da ventisei militi della Guardia di Finanza che dovevano effettuare un controllo della loro azienda. Non tutti i ventisei rimasero per la verifica, in quanto si resero conto dell’eccesso di personale impiegato per controllare due vecchietti male in salute.

Chiunque abbia un’attività nelle nostre zone è al corrente della processione di controllori che ogni anno passano a pettinino fino tutte le loro attività: enti previdenziali, ispettorato del lavoro, agenzia delle entrate, Usl, e chi ne ha più ne metta.

Ci giunge assai strano il vedere che viceversa per le aziende cinesi di Prato tutto questo non esiste: i morti nello sciagurato incendio della fabbrica di confezioni erano, per quanto noto sino ad ora, un clandestino e sei “fantasmi”, ovvero persone che non si sa neppure chi siano, non si sa come sono arrivati in Italia, non si sa da dove vengono, non si sa cosa facessero; si sa solo che dormivano nei loculi di cartongesso sul soppalco di legno nel capannone e che sono stati arsi vivi. E allora se i loro criminali datori di lavoro non sono stati soggetti a tutti i controlli di cui si è detto sorgono spontanee 9 domande:

1. Come mai l’ufficio del lavoro di Prato non aveva i nominativi delle maestranze cinesi impiegate della fabbrica?

2. Come mai l’Usl locale non aveva verificato  le condizioni igienico sanitarie e di sicurezza  del luogo e non aveva provveduto ad impedire che nella fabbrica dormissero degli operai?

3. Come mai la locale Guardia di Finanza non aveva verificato il rispetto degli adempimenti fiscali e civilistici da parte dell’imprenditore ?

4.  Come mai il Comune con i suoi vigili non aveva accettato i corretti adempimenti di smaltimento dei rifiuti della fabbrica?

5. Come mai il fatto che vi fossero dei lavoratori irregolari ed addirittura degli immigrati sconosciuti era di dominio comune e nessuno ha mai mandato un controllo  al capannone?

6. Forse che controllare e bastonare gli italiani è molto più semplice e che i cinesi non vengono controllati perché è più difficile farlo?

7. Adesso viene fuori che si sospetta il coinvolgimento della malavita cinese. Perché i nostri servizi non si sono occupati di controllare l’eventuale coinvolgimento delle Triadi nelle industrie cinesi in Italia?

8. Come mai la Questura non aveva la documentazione di tutti questi che risultano essere immigrati irregolari?

9. Come mai non sono mai stati effettuati dei blitz per verificare l’eventuale presenza di personale irregolare?

 Le domande non sarebbero solo queste 9, ma ce ne sarebbero ancora molte. Tuttavia per ora accontentiamoci di queste. È singolare che il procuratore della Repubblica di Prato dica che sono stati chiusi e sequestrati 600 capannoni e non una riga sia comparsa sula stampa. È buffo invece che si stia cercando di criminalizzare i proprietari dei capannoni italiani come se fosse colpa loro quello che è successo. È un po’ come pestarsi un dito col martello e prendersela con quello che ci ha venduto il martello. Certamente i proprietari dei capannoni hanno chiuso non un occhio, ma tutti e due. Tuttavia sono stati incoraggiati dal clima generale di omertà e di copertura che tutti hanno dato ad una situazione esplosiva fino a che l’esplosione non si è verificata davvero.

 

 

 

 

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