Segni particolari: bellissima (e orizzontale)

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""Credo profondamente nella dignità di ogni essere femminile che ha diritto, quando non è al mercato delle vacche, ma in una trasmissione televisiva, ad essere giudicata per l’eventuale insipienza di ciò che dice,(o magari per i voli pindarici di cui la sua mente fosse eventualmente capace) e non in base al suo aspetto"". Articolo di A.Z.

E’ proprio vero, non bisogna “mai dire mai”  nella vita, perché tutto può sempre accadere, anche l’impossibile.

Come non avrei mai pensato di provare compassione per un’escort[1], con la quale ovviamente non aspiro ad avere nulla in comune, così,  allo stesso modo, mi sono sorpresa a provare pena e solidarietà per l’on. Rosi Bindi, della quale non condivido praticamente nulla, meno che mai le idee politiche.

Non sono un’ipocrita e, pur scusandomi, dico che è una persona  che mi  sta cordialmente antipatica, tra quelle che maggiormente detesto nel panorama politico, arrogandomi anche il diritto di dire che secondo me ha poche  idee e non tutte chiarissime.

Ma, nella trasmissione Porta a Porta, vedere la sua espressione ferita, alla frase del premier [2]  -Sento parlare la signora  Rosi Bindi  che è sempre più bella che intelligente- mi ha colpito e davvero fatto provare pena per lei.

Non è indice di virilità né di sicurezza apostrofare malamente le donne e svillaneggiarle.

Semmai l’opposto. A scuola ricordo che  i più impietosi  nel giudicare l’aspetto delle compagne erano proprio quelli che ora sarebbero definiti sfi….mentregli altri compagni,  normali,  o belli, o comunque, per intelligenza e stile,  ragazzi sicuri di sé,  erano decisamente gentili con tutte.

Hanno usato fiumi d’inchiostro  in questi giorni per parlare di questa battuta, sia  i quotidiani  sia i  politici, facendo a loro volta battute sul premier con  paragoni indecenti, che nemmeno mi degno di riportare, perché altrettanto insultanti.

Trovo che non sia edificante giocare a chi insulta più bassamente, ma, inutile nasconderlo, quei paragoni, dai quali il premier esce con le ossa rotte, sono la reazione a quella sua frase inopportuna, frase senza alcuna rilevanza  politica, ma  solo gratuitamente offensiva verso una donna. Fra l’altro nessuno dei presenti ha avuto il buongusto di alzarsi in piedi e difenderla, se si eccettua un servile balbettio inconsistente di Vespa, incapace, a differenza dell’imenottero suo omonimo, di pungere, avendo più attitudine a leccare. Mentre sarebbe stato corretto difendere con decisione  una donna da quella battuta  inutile, greve e senza neppure il beneficio di essere originale, dato che è mutuata da Vittorio Sgarbi. Detto per inciso, la donna in questione ricopre la carica di vicepresidente della Camera, avrebbe pertanto ulteriore diritto, data la dignità del ruolo ricoperto, ad essere trattata con rispetto.

-Sono una donna che non è a sua disposizione – ha avuto comunque  la forza di rispondere  la Bindi, difendendosi con dignità, suscitandomi ulteriore pena. Perché questa frase, oltre che diventare fonte di ulteriori battute e sghignazzate da bar, porta all’inevitabile confronto con le compagnie femminili  predilette dal premier che della Bindi ovviamente,  non saprebbe che farsene.

Premier che dimostra, sia nella scelta delle ospiti per le sue  feste simpatiche, sia insultando chi ha la ventura di non essere di suo gradimento (esteticamente o politicamente), di avere della donna un ben meschino concetto, Daniela Santanchè dixit.

Dimenticando, o ignorando completamente, cosa più probabile, che ogni donna, dai nove mesi ai 109 anni trova gratificante un complimento gentile, ma, insieme a questa debolezza giustificabile,  ogni donna ha comunque della  propria dignità, e della propria persona, un concetto più elevato.

La galanteria, espressione di virilità, permette anche nell’ira di mantenere correttezza e stile, la lascivia, invece, che della virilità è uno squallido sottoprodotto,  fa valutare e apprezzare la donna solo in base a forme procaci, stacchi d’anca e abilità d’alcova, riservando a chi non ha questi requisiti, o semplicemente è venuta a noia, insulti, battute grevi, villanie varie.

Credo profondamente nella dignità di ogni essere femminile che ha diritto, quando non è al mercato delle vacche, ma in una trasmissione televisiva, ad  essere giudicata per l’eventuale insipienza di ciò che dice,(o magari  per i voli pindarici di cui la sua mente  fosse eventualmente capace) e non in base al suo aspetto.

Se qualcuno vuole ravvedere in questo scritto una qualsiasi connotazione politica è libero di farlo ma è clamorosamente  fuori strada, o forse non ricorda che ho difeso allo stesso modo, anche dalle pagine di Bice,  il ministro Mara Carfagna e la Santanchè, quando sono state offese in quanto donne. 

Non mi sogno nemmeno di essere femminista, nel senso comune di questo termine, pure  ho una mia idea del femminismo.In questo esempio, anche se un po’ scherzoso,ho messo soltatnto tre, fra le molte che ammiro, e che sarebbe davvero lunghissimo elencare.Ma esse sono simbolo e prototipo di milioni di altre donne, famose o qualsiasi, comunque degne di stare al loro pari. …

Eleonora d’Arborea, in Politica,Belle nella Cultura, Ingrid Bergman nell’amore.[3]

 


[1] http://www.dabicesidice.it/articolo.asp?file=194AZ.xml

[3] Eleonora d’Arborea, promulgò La Carta de Logu, con l’attuazione di uno “”Stato di Diritto”” cioè di uno Stato in cui tutti erano  tenuti all’osservanza e al rispetto delle norme giuridiche sviluppando il concetto, innovativo per l’epoca, della conoscibilità della norma: grazie alla Carta, infatti, a tutti i cittadini e agli stranieri veniva  data la possibilità di conoscere con certezza di diritto le norme e le relative conseguenze.

Giudice e sovrana illuminata,  non mostrò mai la visione assolutista del signore al vertice di un’oligarchia e lontano dalle ragioni del popolo, ma vide la propria legittimazione a regnare proprio nel popolo.

« Poiché l’elevamento dei popoli e degli stati dipende dall’osservanza di quel diritto universale che è dettato dalla ragione, noi Eleonora, per grazia di Dio giudicessa d’Arborea, affinché la giustizia sia salva, i malvagi siano frenati dalla paura delle pene e i buoni possano vivere in pace, obbedendo alle leggi, facciamo questi ordinamenti. »  (Dall’introduzione alla Carta de Logu, Eleonora d’Arborea)

 Non male, visto che siamo nel Medioevo!

Belle , moderna eroina disneyana de “La Bella e la Bestia”, ama moltissimo leggere, è femminile e coraggiosa insieme,  non è attratta dallo stupido belloccio del villaggio che piace a tutte le altre e mostra di apprezzare in un uomo prima dell’aspetto, le doti umane, la cultura e le doti di sensibilità e di gentilezza.

Ingrid Bergman , la mia prediletta fra le attrici del passato, ha saputo vivere  i suoi doveri e le sue passioni, la sua famiglia e la sua professione, con  dignità anche negli errori, con profondità e forza umana nella malattia,  con inimitabile grazia sempre.

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