Seconda risposta del Direttore di Bice alla redazione.

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Continua lo scambio di valutazioni e di opinioni su Modena e la sua classe politica da parte di due non “mudnes”…Dunque a conclusione chi e cosa prevarrà in città? Una rinnovata e ritrovata modenesità, propositiva e vincente oppure “ un caos calmo e soffocante anche se urlato e diffuso da ogni parte politica?

Caro Dieffe,

Quel “mi consenta” ripetuto mi ricorda vagamente qualcuno, ma non saprei dire chi fosse.

Come per la volta precedente mi proverò a riprendere i punti salienti e a rispondere alle sue considerazioni:

… allo scopo di capire meglio, dai vari protagonisti che fanno politica in questa città, dove sono realmente diretti e se hanno ben chiara la direzione di marcia da tenere o se invece ci sono diverse cose che stanno sfuggendo anche a loro.

Lo sapremo solo fra qualche tempo.

Vorrei sapere se molti di questi politici vecchi e nuovi sono delle carrozze al traino o se si tratta di locomotive trainanti; se sono succubi del panico della gente o al contrario sono delle guide autorevoli ed esperte capaci di trainarci fuori dalle difficoltà.

Lo sapremo solo fra qualche tempo.

Sono dubbi non da poco anche perché ci sta sfuggendo di mano la capacità di discernere i valori dai disvalori e Lei ben comprende che se orientiamo le scelte guida in base a dei sondaggi mirati ad individuare ciò che preferisce il popolo è probabile poi fare sconfinare la politica nella ignominia invece che farla combaciare con il primato della persona che deve vincere il degrado di cui siamo a volte artefici e a volte vittime incolpevoli.

Francamente non ho molta fiducia nei sondaggi, ma temo che sia un pensiero ardito ritenere che un candidato tenga in poco conto i desideri e le aspirazioni, giuste o sbagliate che siano, dei Cittadini che dovrebbero votarlo. Farebbe assai meglio ad evitare di candidarsi, non crede?

I TG nazionali delle 20 devono tutto quel pubblico anche alla popolarità delle trasmissioni che li precedono. L’abilità della rete televisiva ( perché poi si chiama rete?) consiste nel non disperdere il pubblico acquisito, ma di saperlo trascinare compatto nella trasmissione successiva .

L’importante, “effetto trascinamento” o no (visto che esiste il telecomando e alle 20 c’è un’ampia scelta), è ciò che si dice e come lo si dice, sia nei TG sia nei programmi di informazione in genere. In questo campo credo che mamma Rai sia maestra. Maestra da decenni nel manipolare o distorcere, velare o esaltare, sottacere o strillare le notizie, i fatti, gli avvenimenti, intrecciandoli, più o meno grossolanamente, con le opinioni, di volta in volta dettate da questo o quel partito. Il fine, da decenni appunto, è quello di influenzare, quando non di condizionare, la cosiddetta opinione pubblica. Tutto ciò in un “crescendo rossiniano” di pari passo alla crescita del numero di rete TV: Rete Uno, Rete Due e il vertice, la Rete Tre. Il tutto solo grazie ai nostri quattrini, amabilmente sfilati dal nostro portafogli annualmente. Senza quelli, probabilmente sarebbe già fallita da tempo.

Vorrei rivolgermi ad ogni singolo consigliere comunale, provinciale, ai capaci dirigenti di partito; in particolare dovrei rivolgermi alla loro solitudine “trascinata” oggi da eventi che cinque anni fa non immaginavamo diventassero emergenze.

Lasciamo che gli elettori giudichino se si è trattato di miopia o di lungimiranza, di assoluta incapacità ad affrontare problemi gravi, emergenze, come si usa chiamarle, o di rara, indiscutibile sagacia. Non trova, caro Dieffe, che sia abbastanza puerile, da parte delle cosiddette istituzioni e di tutto l’entourage ideologico e partitico, dopo avere rotto i timpani dei Cittadini con frasi insulse e offensive circa la “percezione”, “l’allarmismo”, “l’intolleranza” e altre stupidaggini consimili, accorgersi che quelle non erano “percezioni” o “allarmismi” o, peggio, “intolleranze”, ma semplicemente una realtà di evidenza solare? Non trova anche Lei, caro Dieffe che sia abbastanza sciocco adesso, con la situazione ormai fuori controllo, parlare di emergenza? Emergenza, se non m’inganno, è un evento imprevisto di natura pericolosa: di imprevisto mi sembra non ci fosse granché, quanto alla pericolosità, non credo ormai vi siano dubbi, eccezion fatta, naturalmente, per chi è in malafede e gli imbecilli. Fatta questa breve digressione ritorno al tema del suo quesito: ciò che diranno a propria difesa i singoli amministratori è abbastanza scontato e non credo possa mutare più di tanto il giudizio dell’elettorato. Chi darà il proprio voto in funzione del colore politico o del credo ideologico in ogni caso non cambierà idea. Coloro che non sono affetti da febbre tifoidea invece non si lasceranno incantare, se non in minima parte, dal melodioso canto delle sirene e guarderanno ai fatti, a come sono stati affrontati e a come si sono svolti. Indipendentemente “dall’effetto trascinamento” dei TG.

E ciò che maggiormente sta trascinando le famiglie modenesi verso un distacco sempre più marcato con le vostre pur degne persone è la percezione nitida che il futuro non sia più nelle nostre mani. Una sensazione pesante sta minando le nostre aspettative. Fenomeni nuovi, ulteriori derive, preoccupazioni, incognite e fenomeni nuovi stanno gravando sul domani. IL bullismo, lo sballo, la  deriva decadente che coinvolge troppi nostri giovani impongono un generale ripensamento della classe dirigente nel suo complesso.

Il tessuto sociale è liso, consunto, logoro, frusto, lacero, spossato e marcescente. Sembrano sinonimi, ma in realtà descrivono situazioni e stati d’animo diversi, anche se congruenti. Sulle motivazioni e sulle responsabilità ciascuno potrebbe dire la propria convinzione e, probabilmente, la esprimerà con il voto.

… ci siamo aperti all’immigrazione praticamente senza le dovute cautele fino a farla diventare una emergenza nazionale. Abbiamo dimostrato la nostra completa incapacità di saper governare questi flussi di migranti che come evento complesso, difficile e di dimensioni preoccupanti non si risolverà certo grazie alle nostre dispute interne e ai rinfacci di essere buonisti o non tolleranti.

Caro Dieffe, dell’emergenza ho già detto dianzi. Soggiungo solo che il desiderio di possedere un bacino di voti molto consistente si è trasformato prima in cupidigia, poi in bramosia, infine in frenesia. Insomma, una solenne sbornia che, come accade per tutte le sbornie, al risveglio lascia un forte cerchio alla testa, molta nebbia nell’apparato cerebrale, la bocca amara e, in qualche caso, un’epatite fulminante.

… Ma come?

E lo chiede a me che non ho molta sintonia e ancor meno simpatia per la”politica”?

“Mi consenta” Lei questa volta, caro Dieffe, di trascurare il pensiero di ristretta prospettiva del “politico sveglio” e di uscire dal seminato. Vorrei solo ricordare, un po’ provocatoriamente, ma neanche troppo, che 2518 anni orsono, nel 509 a.C.n., si sviluppò nel Lazio una civiltà che avrebbe governato, di lì a qualche secolo, buona parte del mondo allora conosciuto. In quella civiltà le più alte cariche elettive, i consoli e i tribuni della plebe, occupavano lo scranno per un solo anno: un po’ pochino, se vogliamo. Ma non Le sembra che cinque anni siano veramente troppi? Non potrebbe essere più che sufficiente la metà del tempo?

  Sursum corda, caro Dieffe.

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