Seconda parte

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In questa seconda parte dell'intervista anche le risposte dell'Avv. Elisa vaccari, legale della famiglia Galiotto

Signora Ferrari qual è la scena del delitto,  la sua dinamica e l’individuazione del colpevole?

La scoperta del cadavere di Giulia avviene poco dopo la mezzanotte dell’11 febbraio 2009. I carabinieri di Prignano, durante un normale controllo stradale, quasi casualmente raccolgono le nostre preoccupazioni circa l’incolumità di nostra figlia e immediatamente si attivano. Era stato Marco stesso ad avvisarci, poco prima, della scomparsa della moglie e del ritrovamento di uno “strano biglietto”, lasciato da Giulia, da cui si potevano intuire propositi suicidari. E di suicidio ci parlarono i Carabinieri quella notte, dopo aver ripescato il corpo di nostra figlia dalle acque del Secchia, in cui sembrava essersi gettata. Solo alla comunicazione della notizia ad Elena, la nostra prima figlia, è emerso un elemento di capitale importanza per direzionare le indagini. Elena, quella sera, aveva appreso da Giulia stessa che Marco l’aveva invitata a scendere a casa dei suoi genitori, assenti, perché aveva una cosa da farle vedere, poi sarebbero usciti insieme a cena. Giulia era contenta, sperando in un’apertura positiva della crisi matrimoniale. Le tracce ematiche nel garage dei suoceri  riveleranno senza equivoci essere quello  il luogo del delitto,  dove l’uomo aveva con un pretesto attirato la moglie per tenderle un agguato. Manzini confesserà di essere l’autore del crimine, appellandosi al solito raptus di gelosia, per nascondere almeno la premeditazione e limitare le conseguenze penali. Racconta che ha colpito la moglie, al termine della solita lite di routine, con un grosso sasso “fin che non ha smesso di respirare”, poi l’ha impacchettata in sacchi da pattume Hera, caricata nel bagagliaio della Seat, appartenente a Giulia stessa, pulito il garage dalle macchie di sangue, poi, cambiati gli abiti sporchi, ha raccolto il materiale da eliminare in sacchi da pattume. Quindi ha trasportato il cadavere della donna presso l’argine del Secchia, distante poche centinaia di metri , e dall’alto di un manufatto in cemento, l’ha lasciato cadere nelle rocce sottostanti: un salto di una quindicina di metri. A bordo della Seat si è poi diretto a Sassuolo, per eliminare il materiale compromettente, e lavare l’auto per eliminare le tracce di sangue. Il sistema di videosorveglianza dell’autolavaggio  registra la sua presenza, dando indicazioni temporali certe. Riporta, poi, l’auto sul greto del fiume, abbandonandola con gli effetti personali della moglie, a documentarne la volontà suicidaria; rientra a piedi a casa propria e, dopo essersi ripulito e nuovamente cambiato d’abiti, manda sms sul cellulare della moglie, a dimostrazione della sua preoccupazione per la sua sorte. Infine, per continuare la sua “pantomima”, ci allerta della scomparsa di Giulia, mettendoci davanti lo “strano biglietto”, che solo in seguito si scoprirà essere stato scritto da lei mesi prima del matrimonio.

“Per non dargliela vinta”: perché la scelta di questo titolo?

“Per non dargliela vinta” è un’espressione usata dal Manzini stesso durante l’interrogatorio giudiziale, rispondendo alle domande del giudice che vuole capire il perché di tanta ostinazione da parte di quest’uomo a far scendere la moglie in una fredda sera di febbraio proprio in quel garage, luogo sicuramente poco adatto , allo scopo di discutere, di litigare su temi di centrale importanza in una coppia in piena crisi matrimoniale. L’imputato, che naturalmente non ha argomenti concreti, reali, da porre in campo, essendo la sua una costruzione di menzogne, indispensabile a ridurre le sanzioni penali previste per i capi d’imputazione contestatigli, motiva così la sua insistenza: “Magari anche semplicemente per non dargliela vinta. Nel senso se lei mi dice: ‘Vieni qua’, io le dico ‘No, vieni qua tu’.” Anche semplicemente “per non dargliela vinta”: questa affermazione tradisce la motivazione profonda e irrazionale su cui si fonda la prepotenza, la prevaricazione, quel primordiale bisogno di affermare con la forza una superiorità che il maschio sente fragile, compromessa dalla nuova consapevolezza della donna in ordine ai propri diritti, capacità, ruolo sociale. Prepotenza che sfocia in violenza come gesto estremo per rivendicare la proprietà, la sovranità  indiscussa sulla vita della donna. “PER NON DARGLIELA VINTA. Da questo statuto della prevaricazione che esalta la malvagità del violento, proviene il proposito che anima la nostra ribellione. Questo il fine sotteso al libro. Contrastare con la forza della testimonianza, della parola, della condanna , senza scusanti e attenuanti, ogni forma di violenza e sopraffazione che condizionano la vita della donna, relegandola ad un ruolo di sudditanza, sia essa agita dal singolo uomo che dalla collettività nelle sue espressioni istituzionalizzate.

Avvocato Vaccari un’ultima domanda: a che punto è arrivato il processo?

Dopo la sentenza di primo grado tutte le parti (Pubblica Accusa, Difesa dell’imputato e Parte Civile) hanno proposto appello. Peraltro ho presentato anche una memoria specifica al Pubblico Ministero affinchè decidesse di fare appello, arricchita da una relazione redatta dalla nota criminologa Dottoressa Roberta Bruzzone circa l’analisi della scena del crimine e dei movimenti dell’imputato.

La Corte d’Assise d’Appello di Bologna, su cui si riponevano tutte le nostre speranze circa un riesame approfondito sulla sussistenza della premeditazione, non ha purtroppo ritenuto ammissibile l’appello del Pubblico Ministero, in quanto, trattandosi di condanna emessa all’esito del rito abbreviato, la Pubblica Accusa avrebbe dovuto proporre ricorso per Cassazione, non essendo stato variato dal Giudice il titolo del reato contestato. Per tale motivo la Giustizia si è quindi limitata a ritenere non condivisibile l’appello dell’imputato, confermando la decisione del primo grado. In buona sostanza: la Corte d’Assise d’Appello non ha neppure “riaperto la porta” della premeditazione.

Attualmente, stante la proposizione di ricorso per Cassazione sia da parte della Procura Generale che della Difesa dell’imputato, siamo in attesa della fissazione dell’udienza avanti la Supr
ema Corte.

 

 

 

 

 

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