Se vincono i no resta il capolavoro politico di Umberto Bossi

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William Pellacani, presidente Lega Nord della Bassa, è da sempre un personaggio schietto e sincero. A volte anche in controtendenza rispetto al pensiero di tanti altri politici locali. Con lui facciamo il punto sul prossimo governo Prodi e sul referendum che andrà a votare.

Sulla carta c’è da aspettarsi un governo Prodi per 5 anni. Dal suo punto di vista quale insidia è in grado di farlo durare ?   

Il governo Prodi, è stato incasellato come un puzzle, inserendo non competenze o capacità progettuali, manageriali, ecc., ma forze uguali e contrarie che si elidono e determinano, come nella statica, l’ equilibrio.

Nel caso in questione per equilibrio di intende immobilismo o provvedimenti di facciata anziché di sostanza ed efficacia, controbilanciati da altrettanto, senza spessore, per la parte avversa della coalizione.

Al primo punto di questo governo non c’ è l’ azione per il paese, ma la verifica quotidiana dell’ equilibrio di cui sopra da conservare ad ogni costo.

L’ imperativo è: non cadere, durare.

E’ quindi molto difficile che si origini una forza centrifuga scatenante la dissoluzione della maggioranza parlamentare.

Non si dimetterà per eventuali incidenti di percorso, magari al Senato, godendo peraltro della “benevolenza” di tanti altri poteri: dalla Presidenza della Repubblica alla Magistratura, dal soccorso, fino all’ estremo sacrificio, dei senatori a vita impudentemente sempre pronti a schierarsi al favore della finanza mondiale che concepisce gli italiani un limone da spremere commercialmente e l’ Italia un suolo su cui mettere le mani.

C’ è anche un altro motivo, alquanto meschino, che fa da collante per il puzzle.

Il governo messo in piedi è pieno di persone anziane che vengono da formazioni politiche in disarmo (comunismo), da correnti di pensiero e modus governandi quali: nanismo, assistenzialismo, consociativismo, tipici, oltre che dei primi, anche della DC, infine da ideologie relativistiche come quella radicale la cui applicazione sterminerebbe l’ umanità. Trionfante sì nel secolo scorso sull’ onda di effimeri e ingannevoli teorie abbracciate da vasti strati di popolazione, fomentati all’ odio contro il mondo precedente e a tutto quanto lo aveva tenuto assieme, ma ora in declino.

Per non parlare dei mancati “tribuni del popolo” (sindacalisti) che ancora riescono a far ricadere sulla sponda opposta la rovina economica in cui è precipitato il lavoratore a reddito fisso.

Molta di questa gente è conscia di essere all’ ultima spiaggia come età, ma soprattutto all’ ultima possibilità o all’ ultimo inganno da perpetrare. Proprio in Emilia Romagna è suonato il campanello d’ allarme. Il variegato arcobaleno dell’ Unione ha perso, in queste elezioni politiche, diversi punti percentuale e capisce che potrebbe non esserci altra occasione.Se cade è solo per fattori esterni travolgenti

verifica seria del responso elettorale.

Tutt’ altro che una chimera se qualche altra regione d’ Italia si rivelasse falsata negli esiti effettivi, come è risultato da un frettoloso e molto parziale lavoro di verifica fatto per l’ Emilia Romagna. Lavoro poi nemmeno tenuto in considerazione avendo la Corte di Cassazione di Roma imposto alle corti d’ Appello Regionali la limitazione della verifica stessa al controllo dei voti annullati con riserva.

            Verifica che dovrebbe invece fare commissione parlamentare che il governo stesso cercherà di non istituire, di ostacolare, di procrastinare il più possibile, ecc..

crisi economica.

Che l’ economia vada male non è una scoperta odierna. Queste crescite, anche in Europa, non solo in Italia, mi sa tanto che siano fasulle. Sono bastate poche (in termini assoluti) auto della Fiat vendute in più per farla apparire fenomeno europeo, ma allora dove è la ripresa?.

Se non si prendono misure drastiche, completamente in contrasto con l’ opzione mondialista e la concezione assistenzialista dello stato, nonché col patrimonio culturale e programma di governo di questa maggioranza la crisi diventerà gravissima.

 

Questo paese ha bisogno di riprendere a crescere economicamente, ma le troppe lacerazioni politiche lo frenano. State pensando ad una medicina ad un rimedio che non sia propaganda o per il momento la guarigione è ancora lontana?

 

Il paese Italia non è che deve riprendere a crescere economicamente, deve riprendere a fare economia il che è molto più grave.

Non sono le lacerazioni politiche a frenare l’ economia, ma l’ ambiente ossia una concomitanza di fattori che impediscono la ripresa produttiva.

I motivi sono essenzialmente 3

male intrinseco.

L’ Italia, per motivi politici, assistenzialistici e voto di scambio si è zavorrata di un apparato pubblico che, tra occupati a tempo indeterminato, a tempo determinato, personale impiegato all’ estero, ammonta a quasi 5.000.000 di unità a fronte di 22.542.000 di occupati di cui 16.604.000 dipendenti. Un dipendente statale o parastatale ogni 5 occupati, 3 ogni 10 lavoratori dipendenti

            Con una enorme disparità, che si accompagna a quella delle pensioni, tra le regioni più produttive (nord ed in particolare la Lombardia) ed il Sud. Il rapporto è inversamente proporzionale al reddito, alle entrate fiscali, agli occupati nelle aziende private.

            In ogni caso un valore assoluto altissimo che deve essere corretto, mediamente del 40%, semplicemente non procedendo, per un discreto numero di anni, circa 20, al tur-over.

            E’ un provvedimento che fa sentire alla lunga il suo effetto, ma se non si comincia anche il beneficio nel tempo non si sentirà mai.

            Se applicato all’ inizio di una legislatura, in ragione del 2% annuo, produce comunque un beneficio del 10%, percentuale già significativa, non ininfluente sul bilancio dello stato, sul prelievo fiscale. Di riflesso sui costi aziendali e sui prezzi dei prodotti.

Da rilevare inoltre che trattasi di personale pagato in termini assoluti come e meglio dei pari dipendenti privati con un impegno di 36 anziché di 40 ore, nel migliore dei casi.

            Come vi si potrebbe porre rimedio automaticamente ?

            Con un compiuto federalismo fiscale.

            Non c’ è bisogno di scomodare chissachi.

            La giunta Errani si lamenta per i tagli statali ai bilanci regionali quando gli Enti Locali dell’ Emilia Romagna hanno 5 dipendenti ogni 1.000 abitanti e la Lombardia 3

            Lo stato centrale viene usato come alibi da chi ha paura dello scoprimento dal velo.

Annotazione a parte, ma non trascurabile.

I due milioni di dipendenti pubblici in più sono più o meno l’ equivalente della mano d’ opera extracomunitaria. Si pensi quale risparmio sarebbe avere 2.000.000 di famiglie in meno a carico.

debito pubblico

Occorre prendere per le corna il mostruoso, immorale, debito pubblico italiano, costruito negli anni del consociativismo, e cominciare ad abbatterlo.

Non è una cosa breve, sarà un lavoro molto lungo e molto duro.

Basti pensare che è stato costruito negli anni delle vacche grasse e che bisogna pagarlo con le entrate delle vacche magre.

Però bisogna iniziare, inserirlo in un programma economico credibile agli occhi internazionali, facendo con quello che si ha.

frontiere dazi e quote.

L’ Italia è stata tirata a forza, così come voleva Prodi, nell’ Europa nel suo stadio più avanzato e nell’ Euro.

         L’ Europa ha sconsideratamente aperto le frontiere a merci e genti, aderendo al WTO. Attualmente non utilizza nessuna delle misure offerte dagli accordi sottoscritti, misure tendenti a ridurre l’ impatto della concorrenza, anche sleale, perpetrata dai paesi in via di sviluppo con il lavoro giovanile, l’ assenza di garanzie sociali, orari, paghe, ecc..

            Essere refrattari totalmente a quanto avviene al di fuori dei proprii confini non si può, ma l’ osmosi va governata. Nelle quantità e nelle modalità.

            Urge:

ripristinare le frontiere (necessarie anche per contrastare l’ immigrazione clandestina),

riservare la possibilità di concorrenza sul mercato italiano ai paesi di pari garanzie sociali in materia di lavoro, rispetto dell’ ambiente, ecc.

contingentare le quantità 

applicare dazi congrui.

            I recenti dazi applicati su alcuni prodotti cinesi suscitano solo ilarità.

            Il prodotto cinese costa 1/10 del prodotto europeo, l’ aggiunta di un dazio del 50% fa lievitare il prodotto al 15% del prezzo europeo e il restante 85% ?.

            C’ è poi il rapporto con gli altri paesi europei. Una faccenda che va avanti dal dopoguerra e che ci vede, da sempre, soccombenti. Una faccenda che deve finire.

            Basti pensare che la Germania e la Francia pretendono il rispetto degli accordi in campo agricolo per cui dobbiamo importare il 60% di latte e carne da loro e fioccano multe comunitarie in caso inverso.

            Loro invece rifiutano i nostri prodotti tessili e calzaturieri e si approvvigionano tranquillamente nel Sud-Est asiatico come se l’ Italia non esistesse.

           Cosa serve?         

           Un Capo del governo con “le palle”

           Serve uno che denunci i trattati in essere e che, di fronte:

alla negazione della pari dignità;

al mancato aiuto per il maggior debito pubblico che abbiamo,

al reiterato comportamento autolesionistico del continente,

proceda risolutamente per vie di fatto tutelando le nostre imprese e i nostri lavoratori con frontiere quote e dazi.

La mancate azioni sui fronti:

del risanamento economico dello stato, che passa forzatamente attraverso la riduzione del suo costo di esercizio,

della difesa del prodotto italiano,

 

non sono estranee al risultato elettorale conseguito dalla casa della libertà alle recenti elezioni politiche.

Tutto questo solo per tutelare le produzioni in funzione del consumo interno.

Con i costi che abbiamo nessuno può illudersi di riuscire a produrre per esportare.

Nessuno può illudersi di fermare la delocalizzazione.

Per rilanciare i consumi non resta che puntare sulla politica della natalità

Si dice da tanto, troppo tempo, che bisogna rilanciare i consumi.

A parte che per spenderli i soldi bisogna averli, quali consumi può avere una società di vecchi se non quella costosa dei servizi sanitari. Sono i figli che fanno spendere con soddisfazione, sono loro che fanno lavorare sentendo meno il sacrificio, sono loro che hanno bisogno per una vita. In una società che si riduce tutto si chiude a riccio, tutto avanza.

Per rilanciare l’ occupazione non resta che puntare sulle opere di tutela e difesa del territorio capaci di un ritorno economico per la collettività

Riprogrammare l’ utilizzo del territorio, ridistribuire demograficamente la popolazione. < /p>

 

Montezemolo all’assise della Confindustria, ha mosso diversi rilievi alla politica italiana troppo invasiva e troppo costosa. Concorda? Quali soluzioni drastiche le sembrano possibili?

 

Che la politica italiana sia sempre stata invasiva, intrusiva, che l’ amministrazione pubblica sia stata sempre costosissima è una verità.

Ma la Confindustria e i Sindacati non sono sempre stati invasivi in politica ?

In epoca di prima repubblica quad’ è che si dava via libera ad un governo ? Sentita la Confindustria, sentita la Triplice si andava alla fiducia.

La politica dello sperpero, per la Fiat, andava bene. Quando lo stato pagava la Cassa Integrazione, i Prepensionamenti, gli sgravi fiscali al Sud i costi ed i danni della migrazione interna, regali tipo Alfa Romeo in un paese che, è scritto nella Costituzione, non ammette i monopoli privati.

Ma questa gente che si avvale del lavoro nei paesi del Terzo Mondo per poi vendere sui ricchi mercati europei cosa vuole?.

Questa gente che fa i propri interessi quad’ è il momento, tende a fare opinione, ha cercato in passato di impadronirsi di tanti altri settori produttivi, è riuscita con l’ aiuto dei mass-media, con un potere politico connivente, attraverso la borsa, a spartire le perdite industriali, che si affanna a dire che la Fiat è di tutti gli italiani quando perde, cosa vuole?.

Questi sono proprio i primi a non volere frontiere e dazi.

Poi che la Politica, ma soprattutto l’ Amministrazione Pubblica Italiana sia un pachiderma costoso, immobile, ecc., nulla da eccepire, ma non l’ hanno scoperto loro.

 

L’eredità della prima repubblica se la sono spartita anche uomini di Berlusconi e           Prodi non appartenenti alla classica militanza di partito. La terza repubblica a quale      classe dirigente verrà consegnata visto che il “vivaio”  invecchia?

 

Il passaggio dalla prima alla seconda repubblica non è stato contrassegnato da un ricambio politico significativo, piuttosto da un riciclaggio oppure dall’ evidenza di figure tenute precedentemente in seconda fila.

Su questo fronte la Lega Nord è più che tranquilla in quanto già ora i gruppi parlamentari del Carroccio sono di gran lunga i più giovani e tanti ragazzi scalpitano per potersi impegnare nei primi stadi della vita politica e amministrativa: Comuni, Provincie, ecc..

Nella bassa modenese ne abbiamo un esempio

 

 Il Referendum non sarà solo una chiamata alle urne per la riforma della Costituzione, ma anche una sorta di tempi supplementari alle recenti elezioni politiche. Ovvero: quando la politica degenera in danno al paese. C’è qualche rimedio?

 

Il Referendum può anche essere visto come una verifica del risultato delle recenti elezioni, ma mi sembra riduttivo, almeno per questo referendum.

E’ la prima volta dopo quasi 60 anni che il popolo italiano viene chiamato a decidere in merito all’ ordinamento istituzionale del proprio stato

E’ occasione di assunzione di responsabilità, di democrazia diretta di cui c’ è assolutamente bisogno, cui la gente deve assuefarsi e affezionarsi.

          

Pensa che l’elettorato italiano abbia informazioni sufficienti per valutare gli articoli che hanno riformato la costituzione e ora materia di referendum

 

Al momento attuale penso che pochi siano informati sul contenuto totale della riforma costituzi
onale.

Come al solito peseranno le prese di posizione dei partiti politici a condizionare e veicolare il voto di un elettorato che stenta ancora a decidere in proprio. Il governo ovviamente scommette sul no e intende usare il risultato come legittimazione della sofferta vittoria elettorale

 

Pensa che l’elettorato italiano abbia informazioni sufficienti per valutare gli articoli che hanno riformato la costituzione e ora materia di referendum

 

Se vincono i sì cambia tanto, in futuro, lo stato italiano.

            Per ora non cambia nulla e Prodi andrà avanti lo stesso. Poi, come tutti i gattopardi, cercherà di presentarsi con la faccia del federalista convinto alla prossima scadenza elettorale.

Se vincono i no resta il capolavoro politico di Umberto Bossi capace di portare al voto gli Italiani su un tema istituzionale con una forza elettorale modesta.

Questo, per il momento, è già un successo che va ascritto a lui e solo a lui.

Il seme, comunque, è gettato. In politica non è dato sapere quando sarà il tempo delle messi, ma verrà. La gente ha bisogno di riconoscersi in una identità che senta sua.

 

        

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