Se… saremo noi il futuro terzo mondo

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Un ritorno al passato, l’hotel Midas, lo stesso dove Craxi nel 1976 inaugurò la nuova fase socialista. E’ qui che torna in grande stile il Psi, con un nuovo segretario, Stefano Caldoro, già ministro, e una schiera di emiliani da fare invidia al vecchio Pci. E sul nuovo corso interviene Giovanni Bertoldi, segretario regionale.

Si dice Psi e i più giovani lo collegano a Tangentopoli. Cosa c’è nel nuovo partito di quello di Craxi?

 

Abbiamo provato a mantenere ciò che c’era di buono. Perché è inutile negare che Craxi fu un innovatore, capì dove andava il mondo e su quella strada portò l’Italia che acquisì potere internazionale. Il socialismo italiano e la sua voglia di riformismo hanno fatto da viatico ai capi politici attuali quali Blair o Zapatero. E’ logico che in tanti oggi associno il Psi a Tangentopoli, ma la nostra volontà è ridare slancio ad idee che sono funzionali all’Italia.

 

Avete messo in minoranza De Michelis.

 

Dopo il 1994 il Psi iniziò una ricrescita importante bloccata però dalle titubanze di De Michelis. Stava a destra e flirtava con la sinistra e il risultato è stato che diversi simpatizzanti hanno scelto di confluire in Forza Italia. Sembravano inaffidabili e non credibili e una delle nostre fortune è stato avere Stefano Caldoro come Ministro per il programma di Governo. Con lui si iniziarono riforme importanti. De Michelis, un po’ da padre padrone, ha sempre cercato di bloccare l’evoluzione del Psi, cercando di stoppare il congresso. Noi però lo abbiamo convocato a Milano e all’unanimità sono state prese decisioni importanti. Lui non ci sta, dice che il 7-8 luglio farà il vero congresso del Psi, ma noi siamo certi che il futuro siamo noi.

 

Cosa gli rimproverate maggiormente?

 

Alle elezioni nazionali siamo riusciti a far eleggere quattro deputati, due dei quali eletti nelle liste di Forza Italia ma dichiaratamente socialisti. De Michelis ha poi portato fuori il Psi dalla Casa delle Libertà, dando ovviamente uno schiaffo morale a tutta la base che vuole stare nel centrodestra.

 

Cercherete qualche appoggio importante? Mi viene in mente Martelli.

 

Ci stiamo lavorando e non escluso che ci possano essere sviluppi. 

 

Se dovessimo scegliere un punto di forza del Psi, su cosa puntereste?

 

Il nostro slogan è “Bisogni e meriti: proteggere i più deboli, promuovere i capaci e i meritevoli”. Ecco questo deve essere il futuro dell’Italia. Vogliamo che lo Stato si occupi meglio di chi non ha le possibilità per sopravvivere, ma soprattutto bisogna dare slancio ai ragazzi che lo meritino senza continuare sulla brutta mania tutta italiana degli “amichetti” e delle spinte. C’è un dato emblematico che va cambiato: un eccellenza nostrana rende il 40% in meno rispetto ad un pari grado europeo. Perché accade? Perché non hanno la possibilità di affermarsi i più bravi. Questo è sbagliato, spazio ai giovani e a chi lo merita.

 

Tra i diversi dirigenti del Psi c’è un’importante componente emiliana. Come mai?

 

I socialisti in Emilia Romagna hanno sempre trovato spazio importanti. E’ vero che sono stati i comunisti a governare per anni, ma noi eravamo spesso loro alleati e devo dire che le grandi riforme le abbiamo spinte noi. Adesso Pds e sinistra sono rimasti senza interlocutori seri all’interno del centrosinistra e pagano questo scotto, è come se si fossero seduti annullano la spinta propulsiva che la nostra Regione ha sempre avuto. Bisogna capire che il mondo è ormai globale, nonostante quello che dicono i no-global. Se non si ridà competitività resteremo fermi al palo e saremo noi il futuro terzo mondo. Perché India, Cina, Sud America e Africa corrono. Ma tornando alla domanda iniziale: ci sono tanti socialisti in Emilia e tanti sono nella classe dirigente del Psi perché abbiamo vissuto con i comunisti e sappiamo come batterli.

 

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