Se pecora ti fai, prima o poi il lupo ti mangia

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A questo porta, molte volte, l’eccesso di buonismo e di democrazia.

Ormai, credo, che sia sotto gli occhi di tutti che l’Italia si sta spaccando in due o, per meglio dire, in tre. Secondo la più classica scuola di pensiero, chi è chiamato a governarci, e qui apro una parentesi perché ormai da diverse legislature questo problema è stato risolto dalle segreterie dei partiti che, grazie all’attuale legge elettorale (non credo che la prossima sia migliore), decidono chi deve essere eletto e chi no per lavorare per il bene del paese, lasciando all’elettore solo il compito di ratificare tale scelta apponendo la croce sul simbolo a lui preferito.  Quindi il più delle volte ci ritroviamo, invece, con persone definite i peones della politica, per non dire peggio. Partiamo dal fondo. La terza spaccatura è di chi non va più a votare, perché stufo di questi politici e della politica. Torniamo alla prima e la seconda spaccatura, che si manifesta fra chi ci amministra. Da una parte una sinistra che governa e che finge di essere divisa ma che su certi temi è compatta nel portare avanti una politica di buonismo, accoglienza e comprensione per tutti coloro, che per religione, per colore della pelle, per modo di vivere fuori dalle regole canoniche, viene nella nostra nazione. Dall’altra, l’opposizione, che possiamo definire di destra (qui invece le rotture ci sono, eccome, tant’è, che se si va avanti di questo passo Matteo Renzi lo vedremo invecchiare sulla poltrona di Palazzo Chigi), che cerca di fare capire che con le politiche umanitarie seguite da questa sinistra, si tolgono aiuti agli italiani. Però, come detto sopra, il fronte della destra è frazionato. In termini di percentuali, si può dire che la Lega è al primo posto e Forza Italia al secondo. Seguono Fratelli d’Italia e Nuovo centro destra (quest’ultimo lo mettiamo nel gruppo, anche se non si capisce di che destra si tratti). E’ chiaro, salvo che non si voglia andare avanti con gli occhi chiusi, ma attenzione, alla fine una buca la trovi (a proposito di buche… il sindaco Muzzarelli, ci va mai in tangenziale?) e ci caschi dentro, che aiutando indiscriminatamente tutti, alla fine non si accontenta nessuno. E qui l’amletico dubbio, se aiutare gli altri o gli italiani, che Matteo Salvini nel suo linguaggio, che sarà anche poco gentile, rozzo e sicuramente non adatto ai salotti radical chic, ma che rispecchia il pensiero di tanti italiani, ha risolto, in altre parole: prima gli italiani. Apriti cielo! Critiche durissime da tutti i buonisti, ma anche tanti applausi da chi vive la dura vita di tutti i giorni. Ora, non ci vuole un genio per capire che il problema sopra esposto deve trovare una soluzione condivisa dai due schieramenti politici, altrimenti non si va da nessuna parte. L’ostinarsi della sinistra a non dare un minimo credito a quel 14% (così è dato nell’ultimo sondaggio consultato) d’italiani che sono d’accordo con Matteo Salvini, non porta al bene della nazione. La frase troppo spesso sentita uscire dalla bocca della sinistra buonista e permissivista – dobbiamo avere una politica d’integrazione – credo che abbia fatto il suo tempo. Per integrarsi bisogna essere in due: chi la propone e chi la accetta. Sono passati tanti anni, ma questa frase è rimasta lettera morta. Di chi è la colpa? 

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